Tre italiani aprono il bar dell’avocado a New York

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Foto di Filippo Brachetti - Da sinistra: Alberto Gramigni, Francesco Brachetti, Alessandro Biggi.

Under 30 conquistano la Grande Mela con l’Avocaderia. Il locale ha attirato l’attenzione dei media internazionali ancora prima dell’apertura, lo scorso 10 aprile.

Preparano toast, insalate, dolci. Tutto a base di avocado. Francesco Brachetti, Alberto Gramigni e Alessandro Biggi hanno aperto un bar dedicato al frutto verde a Brooklyn, New York. Si chiama Avocaderia.

Come nasce l’idea

L’idea iniziale è di Francesco, 29 anni, di Prato, laurea in Economia e Finanza alla Bocconi di Milano e double degree in International Management tra Barcellona e Rotterdam. «Fino allo scorso anno lavoravo per una società di e-commerce in Messico. Lì ho iniziato ad apprezzare l’avocado, che è alla base dell’alimentazione messicana. Non solo il gusto, ma anche le proprietà nutritive. È ricco di vitamine e grassi insaturi. Ne ho parlato con Alessandro Biggi, un amico conosciuto all’università». In quel periodo Alessandro, 29 anni, di Modena, lavora a Seattle. È già uno startupper di successo: ha creato 20lines, il social network della scrittura creativa poi acquisito da HarperCollins. Ed è il Ceo di Zooppa, una piattaforma creativa per la produzione di video pubblicitari, nata a Venezia da un team di italiani e cresciuta negli States.

«Nelle sue pause pranzo a Seattle, Alessandro non riusciva a trovare un posto che offrisse un’alternativa sana alla dieta americana. In quel periodo cresceva il trend di importazioni dell’avocado dal Sud America. Ed ecco l’idea. Un “bar avocado”».

Francesco coinvolge nel progetto il cugino Alberto Gramigni, 30 anni, chef. È lui a occuparsi dello sviluppo del menù. Alessandro si dedica al marketing. Francesco alla scelta di location e fornitori. L’avocado arriva proprio dal Messico, è biologico, coltivato ​​nello stato di Michoacán da un consorzio di agricoltori locali «che rispetta l’ambiente e i diritti dei lavoratori».

Perché New York?

«È la città che offre più opportunità. C’è tantissima concorrenza. L’80% dei locali nel settore food chiude nel giro di un anno. Ma, se resti in piedi, hai la prova tangibile che la tua idea e buona e può essere replicata. È un test duro ma ti garantisce un’attenzione che non avresti in altre città degli States o in Italia». Avocaderia ha avuto successo sui media internazionali ancora prima dell’apertura. «Un articolo sul New York Times ci ha dato una visibilità incredibile. Il riscontro mediatico è stato superiore alle aspettative. Ci hanno contattato giornali di tutto il mondo, anche dal Giappone o dalla Nuova Zelanda. Abbiamo partecipato a show tv. Quello che piace è l’idea nuova. Avocaderia è il primo ristorante dedicato all’avocado».

Per la promozione il team si è affidato anche ai social. «Già nel 2016 abbiamo aperto un account Instagram per un test preliminare sulla validità dell’idea e il coinvolgimento dei clienti».

Le difficoltà

Avviare il locale non è stato facile però. «È stato un processo lungo. Non avevamo esperienze precedenti nel settore. Non conoscevamo la normativa. Abbiamo impiegato quasi un anno». Aprire nella Grande Mela è anche costoso. «Cambia molto da una zona all’altra. A Manhattan hai bisogno di 250mila dollari. A Brooklyn puoi farcela con 120-150mila. Sono alte le spese per la cosituzione della società, il commercialista, la contabilità, ma rispetto all’Italia qui c’è una minore pressione fiscale. Abbiamo investito nostre risorse, capitali family and friends. Abbiamo alcuni soci minori, soprattutto ex compagni di università che hanno creduto in Avocaderia fin dall’inizio del progetto».

1500 clienti in 7 giorni

Il locale (solo take-away) ha aperto il 10 aprile a Sunset Park, all’interno del complesso Industry City. «All’interno ci sono soprattutto aziende e uffici. I proprietari del complesso sono contenti della nostra capacità di attrarre persone anche nel weekend. La settimana scorsa abbiamo avuto più di 1500 clienti. Il venerdì c’era la fila e abbiamo dovuto chiudere in anticipo perché avevamo finito tutto».

Il progetto: una catena di ristoranti

Adesso il team pensa in grande. «Il nostro obiettivo è scalare. Apriremo altri punti vendita, prima a Manhattan, entro la fine dell’anno, e poi in California. Fin da subito, abbiamo ragionato in un’ottica di business. Non pensiamo a un ristorante ma a un’impresa, una catena di bar avocado. Per farcela punteremo molto sul brand».

Info: www.avocaderia.com

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2 Commenti

  1. “Puntiamo sul brand non su un solo ristorante”. Se tutti gli imprenditori italiani ragionassero così, e se lo insegnassero nei corsi universitari sarebbero molti meno i ragazzi a parlare di crisi e molti più gli imprenditori di successo!

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