Autolavaggio green

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A fiutare il business sono stati gli americani anni fa, ma ora i tempi sono maturi anche da noi.

Si diffondono gli autolavaggi senza acqua.

Si tratta di un concept nuovo che sfrutta la potenza di prodotti biodegradabili al 100% da nebulizzare sulla carrozzeria e rimuovere con un panno. Un lavoro che richiede un investimento minimo e che si può fare anche a domicilio e senza postazione fissa.

Gli autolavaggi senz’acqua sono meno di 50 nel Nord Italia.

«Dappertutto c’è spazio per aprirne di nuovi: nei pressi di centri commerciali, parcheggi, distributori di benzina, ma anche su terreni o all’interno di garage in zone trafficate» consiglia Nicolae Silvestru, titolare della Sprecno, che produce detergenti a secco per auto, e gestore fino a poco tempo fa di un autolavaggio a Rimini (www.lava-auto-senza-acqua.it).

Il servizio piace al privato che lo trova comodo, alle autoconcessionarie che devono avere le vetture in esposizione sempre in ordine, a carrozzerie e officine che vogliono riconsegnare ai clienti auto come nuove o per lavare sul posto il parco macchine di artigiani, aziende o pubbliche amministrazioni (con gara d’appalto).

Si possono anche programmare soste giornaliere o settimanali in prossimità di stazioni, aeroporti, stabilimenti balneari, campi da golf e offrire un servizio “a chiamata” alla clientela di grandi alberghi. C’è di più: con gli stessi prodotti si possono pulire furgoni, camper, moto, barche e avere un bacino d’utenza ancora più ampio.

A differenza degli autolavaggi tradizionali, l’apertura di uno ecologico non richiede l’autorizzazione comunale per lo scarico dei reflui, dato che non si usano detergenti chimici che finiscono nelle fogne pubbliche. In assenza di motori elettrici, non c’è nemmeno bisogno della valutazione di impatto acustico.

Basta comunicare al Comune l’avvio dell’attività e iscriversi all’Albo delle imprese artigiane, dopo aver costituito l’impresa inviando on line la nuova ComUnica alla Camera di commercio, che ha ora il compito di trasmettere i dati a Inps, Inail e Agenzia delle entrate.

Autolavaggio con postazione fissa

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  • Bastano da 20 a 50 mq
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  • Postazione. Chi lavora da solo ha bisogno di una postazione di 15-20 mq mentre, per poter fare due-tre macchine alla volta, servono almeno 50 mq. Se lo spazio non è coperto, è utile acquistare un gazebo o un tunnel estensibile (1.000-1.500 euro) per quando c’è troppo sole o in caso di pioggia.
  • Strumenti per l’uso. L’allestimento base prevede un aspirapolvere anche non professionale, un pulitore a vapore per il prelavaggio delle superfici esterne e la sanificazione dell’abitacolo, una scaletta per i tetti delle auto, spazzole, pennelli, spruzzini, guanti da lavoro, oltre a detergenti e panni.
  • Costo. 2.000-3.000 euro, di cui 300-400 per la prima fornitura dei prodotti. «Chi vuole offrire più servizi per guadagnare di più, ha bisogno di una macchina lavainterni e moquette (800-1.000 euro), un sollevatore a forbice per la pulizia sottostante le vetture (5.000 euro) e qualche pistola ad aria compressa per pulire i cerchi e i punti più difficili da raggiungere (150 euro cad.). Così come per fare il ricondizionamento di sedili in pelle o tessuto c’è bisogno dei rispettivi kit (2.000 euro l’uno). «Chi acquista attrezzature professionali spende circa 15mila-20mila euro» afferma Antonio Aldorarsi, titolare di Autobrilla, che propone l’avvio di autolavaggi senz’acqua chiavi in mano-no franchising (www.autobrilla.com).
  • La burocrazia. Se si vuole realizzare una postazione fissa su spazi comunali, bisogna richiedere al Comune l’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico e pagare una tassa in base ai mq che in genere non supera 10-15 euro al giorno. Per lavorare all’interno di uno spazio privato serve invece l’autorizzazione del proprietario.
  • I costi. Le spese si limitano all’affitto (consigliato non andare oltre 500 euro mensili), le utenze e il costo dei prodotti: due-tre euro a lavaggio tra interno ed esterno in base alla dimensione dell’auto e al grado di sporcizia.
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Facciamo due conti

Al Nord, per il lavaggio esterno di una berlina, si possono chiedere 25-30 euro, 40 euro con l’aspirazione interna, mentre per monovolume e Suv si va da 40 a 60-70 euro. L’igienizzazione (80-90 euro un’auto di media grandezza) e la lucidatura completa, trattamenti capote cabrio, ricondizionamento sedili, costano anche più di 100 euro.
Chi pulisce dalle 7 alle 10 vetture al giorno, ha ricavi compresi tra 200 e 400 euro.
I nostri clienti fatturano in media 29mila euro l’anno, ma le attività più grosse, in cui lavorano in tre che puliscono una ventina di macchine al giorno, producono risultati maggiori”
sostiene Giuseppe Grosso, proprietario del Gruppo Ngc che, oltre alla fornitura dei prodotti, offre consulenza di immagine e organizzazione aziendale (www.gruppongc.com).

Facendo due conti, in poco tempo si rientra dall’investimento riuscendo a portare a casa uno stipendio di 1.500-2.000 euro al mese o più, a seconda della propria intraprendenza nel proporre i servizi.

In franchising

Per chi vuole entrare nel settore con il franchising, non sono in genere previste fee d’ingresso. Anche le royalty sono nulle, ma nella maggior parte dei casi c’è l’obbligo di acquisto dei prodotti. Con poche migliaia di euro si riceve tutta l’attrezzatura necessaria per la postazione fissa e con 25mila-30mila euro è possibile avere l’automezzo “griffato” per il servizio a domicilio. E c’è anche chi ha già dei centri commerciali contrattualizzati pronti per l’avvio dell’attività. Tra i vari marchi segnaliamo www.limpo.it www.ecolinewash.com, www.nettycars.it, www.silava.it

Autolavaggio a domicilio

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  • Postazione. Non c’è postazione fissa, il servizio si offre a domicilio del cliente.
  • Strumenti per l’uso. Oltre ai prodotti e un minimo di attrezzatura è indispensabile l’automezzo. L’ideale è un van o un furgonato, ma va bene anche un’auto berlina. Ottime occasioni si trovano sul mercato dell’usato a cifre intorno a 5.000 euro, ma si può anche valutare di prendere il mezzo a noleggio. Per renderlo identificabile, sulla carrozzeria conviene applicare una serigrafia vivace e personalizzata. C’è anche chi compra un piccolo generatore di corrente (1.000-1.500 euro) per non consumare l’elettricità dei clienti.
  • La burocrazia. Per chi offre solo servizio a domicilio in modalità occasionale e non supera 6.400 euro di fatturato annuo, basta l’apertura di Partita Iva (è gratis) con il codice 50205 – Altre attività di manutenzione e soccorso stradale – per emettere fattura ai clienti. Altrimenti, anche per il servizio a domicilio, è obbligatoria l’iscrizione presso la Camera di commercio e l’Albo artigiani.
  • I costi. Importante trovare il fornitore dei prodotti: alcune ditte li producono in proprio, altre li importano dagli Usa. Pur non essendo franchising, spesso chi vende i prodotti è anche in grado di fornire l’allestimento necessario e la formazione per imparare il mestiere. I costi per i prodotti, carburante, assicurazione e bollo dell’automezzo, non incidono oltre il 30-35%.
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Facciamo due conti

Rispetto al lavaggio in sede, c’è chi lascia i prezzi invariati  e chi invece applica un sovrapprezzo di 5-10 euro. Qualcuno propone alla clientela business tariffe forfettarie di 20-25 euro l’ora, con sconti per i più affezionati. Una volta preso il giro, considerata una media di sei-sette lavaggi giornalieri, in un mese si riescono a incassare anche più di 3.000 euro e a guadagnarne oltre 2.000.

La storia

Si fa tutto a mano, ma ne vale la pena”

31 anni, ex installatore di climatizzatori, si imbatte per caso su Internet nel business degli autolavaggi ecologici. Da sempre appassionato di auto e sensibile ai temi dell’ambiente, decide di investire meno di 5mila euro e in circa un mese parte. Fabrizio Fughetta, titolare di Beautiful car di Sarre (Ao), offre lavaggi senz’acqua a domicilio.

Come vanno gli affari?

Già dopo pochi mesi, tutte le mie giornate sono piene, anche grazie al lavoro che mi danno una decina di concessionarie e officine della zona. Ora il prossimo obiettivo è espandere il servizio con più unità mobili e assunzione di personale. Inoltre, sono in trattativa per una postazione fissa presso il più grande supermercato della Valle d’Aosta.

Qual è il modo migliore per farsi conoscere?

All’inizio è opportuno offrire prove gratuite. Sono molto utili anche volantini, striscioni colorati, locandine e display da posizionare in tutti i punti di grande visibilità nelle vicinanze. Per conquistare il comparto automotive, conviene inviare per posta o via e-mail un dépliant di presentazione cui far seguire la visita diretta con prova omaggio. Offrendo servizi di ottima qualità e con abbonamenti e tessere a premio si fidelizzano molti clienti.

La difficoltà più grossa?

Si arriva a fine giornata piuttosto stanchi ma ne vale la pena» conclude Fabrizio, che già al primo anno di lavoro prevede di guadagnare non meno di 25.000 euro.

brice1980@hotmail.it

Monica Gadda

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