Birra artigianale: come crearne una che si distingue

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C’è sempre più voglia di fare birra artigianale. Tanti i giovani che lanciano nuovi marchi sul mercato e sperano di imitare la carriera del pioniere del settore, Teo Musso, proprietario oggi di un’azienda, Le Baladin, che fattura 13 milioni di euro l’anno, tra società di distribuzione e locali (leggi qui la sua storia).

Come riuscire ad affermarsi? «Bisogna coprire spazi di mercato che non hanno ancora una birra che li rappresenti. Il settore è in pieno fermento e la concorrenza è forte» spiega Andrea Ciliberti di BadBrewer, un marchio di birra che ha da poco iniziato la sua avventura.

29 anni, specializzato in marketing e comunicazione, con un passato alla Coca Cola, Andrea è impiegato in una società (Target 2000) che si occupa della distribuzione di birra, sia marchi italiani che stranieri:

Grazie al mio lavoro, ho una visione ampia del settore e ho studiato a lungo prima di decidere di lanciarmi con una mia idea. Ho notato che, nonostante si parlasse molto di street food, mancava una birra che fosse legata alla cultura della strada, alla street culture, che ha molti appassionati. Una birra artigianale da un prezzo adeguato che si accompagnasse bene con piadina, pizza, e cibi da strada» .

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Per creare la sua birra Andrea e il team di lavoro, contattano celebri mastri birrai (come Andrea Paulser, ndr), partono da una produzione minima appoggiandosi a stabilimenti italiani ed europei, una decina di bancali, e iniziano una prima distribuzione in alcuni locali di Rimini e Riccione per testare il prodotto:

Le birre nascono in un contradditorio coi mastri birrai. Vuol dire che noi proponiamo uno stile, delle bozze di ricetta che ci piacerebbe utilizzare, alcuni ingredienti . Poi ci confrontiamo con le loro idee e nasce il prodotto».

Sono partiti da 1000 litri di birra, che significa 3300 bottiglie da 33 cl per tipo di birra (circa tre bancali). Tradotto in costi: 4/4.500 euro di costo di birra (imballi comprese), tasse e accisa escluse.

Appena inizi devi pensare in piccolo, produrre quantitativi bassi, limitare i costi. I feedback sono essenziali: andare a presentare il prodotto direttamente al consumatore finale, capire cosa ne pensa, osservare le sue reazioni, per poi correggere in corsa se sono stati fatti degli errori».

Staff, senza di me

E si sono mossi per promuoverla in modo “alternativo”, appoggiandosi a un’agenzia (Green Graffiti, ndr) che realizza campagne pubblicitarie ecosostenibili e a impatto zero, sulle strade e lungo i muri cittadini:

Se vuoi distinguerti devi farlo in ogni aspetto. La promozione “su strada” ci sembrava la più idonea per una birra che nasce per la strada. Poi c’è l’aspetto ecosostenibile che è nella nostra filosofia e aiuta nella divulgazione del messaggio su stampa e social».

Oggi la Bad Brewer si può acquistare online e in locali della riviera romagnola.

Quali consigli dai a chi come te vuole affermare un marchio di birra sul mercato?

1. Innanzitutto, essere buoni bevitori. Bere birra per capire quali sono i prodotti che ci sono sul mercato. Ci sono sempre nicchie non coperte. Bisogna essere bravi a individuarle e investire su quelle. 2. Produrre sempre puntando alla qualità (se non lo fai in un settore tanto agguerrito, muori in partenza). Se non riesci a coinvolgere mastri birrai, puoi sempre seguire corsi, informarti. Ci sono opportunità sia in Italia che all’estero (es. corsi organizzati dall’Associazione degustatori birra, ndr, UnionBirrai…). 3. Testare il prodotto, i feedback devi raccoglierli nei locali, fare serate di degustazione, affrontare il cliente vis-à-vis, così da conoscere le sue reali impressioni sul prodotto».

INFO: http://www.badbrewer.com/

Giancarlo Donadio

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