Boom dei tatuaggi. E io li faccio vegani

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In Italia si spendono ogni anno 100 milioni di euro in tatuaggi. 7 milioni di italiani hanno almeno un disegno sulla pelle. La richiesta aumenta. E c’è chi ne fa un business. Come Cecilia Granata, 35 anni, tatuatrice vegana e illustratrice in California.

Tatuaggio vegano: cos’è?

«È un tatuaggio normale, con un’attenzione prestata all’uso di colori e indicazioni per la cura del tatuaggio cruelty-free, quindi con lozioni e inchiostri che non contengano prodotti animali né testati su animali. Per tatuaggio vegano si intende però anche un tattoo con un esplicito messaggio animalista. In Italia sono sempre più richiesti. Non c’è alcuna differenza di prezzo o durata con un tatuaggio “normale”».

Si può vivere, facendo il tatuatore vegano?

«È un lavoro abbastanza redditizio. Lo stipendio di un tatuatore negli Stati Uniti dipende dall’area geografica e dal costo della vita. In città care come San Francisco e New York, si aggira da un minimo di 180 dollari all’ora, fino ad arrivare a 700. La tariffa è oraria. Il costo comprende il disegno preparatorio e l’applicazione dello “stencil”, poi ricalcato con l’inchiostro. Le mance (20%) finiscono in tasca al tatuatore. Il prezzo finale va diviso con lo studio, che chiede il 30-40%. Da quello che rimane bisogna sottrarre il costo dei materiali e le tasse (20-30%). Una seduta media dura 3-4 ore».

Come vanno i tatuaggi negli Usa?

«Molto e sempre di più, come in Italia. Quella del tatuaggio è una comunità internazionale fluida, curiosa e mobile, i tatuatori sono in continuo spostamento tra un Paese e l’altro. Questo vale per tutto il mondo, soprattutto in un’epoca documentata e condivisa su Instagram e altri social».

INFO: www.ceciliagranata.com

Tratto dall’articolo di Silvia Messa “Un successo indelebile (o quasi)” pubblicato su Millionaire di settembre 2018. Per acquistare l’arretrato, scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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