Da insegnante universitaria a founder globale: la scommessa di Melanie Perkins che ha reso semplice il design. E ha costruito un impero.
Quando Melanie Perkins insegnava grafica all’università in Australia, notò qualcosa che a molti sembrava normale: studenti brillanti bloccati davanti a software complessi, costosi, poco intuitivi. Creare una presentazione, un volantino o un progetto visivo richiedeva ore di formazione tecnica.
La domanda che si fece fu disarmante nella sua semplicità: perché deve essere così difficile?
Da lì nasce Canva. Non da un laboratorio ipertecnologico o da un’idea futuristica, ma da un problema concreto, vissuto ogni giorno. L’intuizione di Perkins è stata ribaltare il paradigma dominante: non più persone che devono adattarsi agli strumenti, ma strumenti che si adattano alle persone.
All’inizio, però, nessuno sembrava crederci. Giovane, donna, australiana, senza un pedigree da Silicon Valley, Perkins si è sentita dire “no” decine di volte. Gli investitori non erano convinti che il design potesse essere davvero democratizzato, né che un prodotto “semplice” potesse competere con colossi affermati. Eppure lei ha continuato. Con ostinazione, ma anche con metodo.
Fondamentale è stato il lavoro di squadra. Canva non è mai stata una storia solitaria: co-founder, mentor, primi collaboratori hanno contribuito a trasformare un’idea in una visione globale. Prima ancora dei capitali, Perkins ha costruito relazioni, fiducia, cultura. Ha attirato persone che credevano in un obiettivo chiaro: rendere il design accessibile a chiunque, ovunque.

Oggi Canva vanta centinaia di milioni di utenti mensili attivi in tutto il mondo – oltre 220 milioni secondo i dati ufficiali più recenti – e una valutazione che si è attestata nell’ordine di oltre 40 miliardi di dollari grazie ai round di investimento e alle transazioni di mercato.
Una crescita impressionante se si guarda al percorso: dai primi 10 milioni di utenti del 2016 a una piattaforma globale utilizzata dall’85% delle aziende, da studenti, creator e PMI. La semplicità, da possibile limite, si è trasformata in un vantaggio competitivo enorme, capace di aprire mercati prima inaccessibili.
Ma la storia di Melanie Perkins non è solo una favola tech. È anche una riflessione sulla leadership. Canva investe su inclusività, accessibilità e impatto culturale. L’idea di fondo è chiara: la creatività non è un talento per pochi, ma una competenza diffusa, da liberare. E la tecnologia, se ben progettata, può diventare uno strumento di empowerment, non di esclusione.
Per chi sogna di costruire un’impresa, la sua traiettoria offre una lezione potente: le grandi idee non nascono sempre nei luoghi “giusti” o nei contesti più blasonati. A volte nascono da una domanda semplice, posta nel momento giusto, e portata avanti con perseveranza. In un mondo che spesso celebra la complessità come segno di genialità, Melanie Perkins ha fatto l’opposto.

Spunti di business dalla storia di Melanie Perkins
Parti da un problema reale
Canva nasce da una frustrazione vissuta in prima persona. Le idee più solide non inseguono i trend: risolvono problemi concreti.
La semplicità è una strategia, non una scorciatoia
Rendere accessibili strumenti potenti richiede visione, scelte nette e progettazione rigorosa.
Accetta i “no” come parte del percorso
I rifiuti non hanno fermato Perkins. La differenza non sta nell’evitarli, ma nel continuare a costruire.
Il successo è un gioco di squadra
Relazioni, co-founder e mentor contano quanto l’idea iniziale. Nessuna impresa cresce davvero da sola.
Pensa globale fin dall’inizio
Democratizzare l’accesso, parlare un linguaggio universale, progettare per rendere il business scalabile: Canva non è mai stata solo locale.
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