Una tavola rotonda con quattro imprenditori per confrontarsi sulle sfide del futuro. E presentare il ritorno della testata come faro per una nuova classe di “intraprendenti”
Il ritorno di Millionaire non è solo il ripristino di uno storico magazine nelle edicole italiane, ma l’inizio di una conversazione corale sul significato di “fare impresa” oggi. Nella cornice di Casa Sanremo, il talk condotto dal giornalista Roberto Lo Russo – esperto sulle tematiche del franchising e co-fondatore della nuova edizione della testata – ha messo a confronto esperienze diverse (dal welfare aziendale al food, dall’hospitality all’innovazione digitale) per tracciare la rotta di un’imprenditoria che sa evolversi senza perdere la propria anima.
L’obiettivo del nuovo corso della rivista – che si trasforma in un ecosistema fatto di networking, community e strumenti digitali – è proprio quello di offrire spunti concreti a chi vuole partire o scalare il proprio business. Come emerso dal dibattito, il successo non è più solo una questione di capitali, ma di visione a lungo termine e, soprattutto, di centralità delle persone.
Il fattore umano: preparare la squadra prima di giocare la partita
Il primo grande scoglio per chi decide di mettersi in proprio è spesso l’assenza di un orizzonte temporale definito. Giuseppe Ligotti, consulente HR, presidente territoriale Conflavoro Varese e coordinatore regionale Conflavoro Lombardia, ha evidenziato come l’errore più comune sia focalizzarsi esclusivamente sul presente. «Per fare impresa bisogna sapere cosa vorrò fare fra vent’anni, avere un obiettivo chiaro non immediato ma futuro, perché diversamente non riuscirò mai a sviluppare realmente il progetto nella sua interezza» ha spiegato Ligotti.

Al centro di questa visione devono esserci le persone: «Chi ha un’impresa può avere idee, mezzi finanziari e macchinari stupendi, ma se non mette al centro le persone difficilmente riuscirà a sviluppare l’idea che ha. Bisogna preparare prima la squadra e poi giocare la partita». Secondo l’esperto, la vera sfida risiede nel saper scegliere collaboratori e collaboratrici che non remino contro la visione aziendale e nel saper governare l’innovazione senza timore: «Oggi bisogna scegliere persone che sappiano usare l’AI, che la sappiano governare. Bisogna avere una giusta paura, sì, ma governata dalla gestione, non dal timore di perdere le proprie competenze».
Hospitality e food: l’esperienza che non si può comprare
Se la gestione delle risorse umane è il motore interno, la customer experience rimane il cuore pulsante dei settori hospitality e food. Paolo Renis, CEO e founder di Villa Renoir, ha ricordato come Millionaire sia stato storicamente un “generatore di sogni” per la sua generazione. Nel mercato odierno, tuttavia, il vantaggio competitivo non si studia solo su carta.

«L’esperienza che si fa sul campo è una cosa che non si può comprare, non si può studiare, ma si può solo vivere attraverso le esperienze effettive con le persone e gli eventi stessi» ha affermato Renis. Per l’imprenditore, la passione è l’unico carburante capace di sostenere i ritmi serrati del settore: «L’esperienza non ha un valore, non ha prezzo. La passione è quello che ti aiuta in tutto e per tutto a superare qualsiasi ostacolo».
Sulla stessa linea, ma con un focus più analitico sui processi, si è espresso Alessio Muzzarelli, founder di deRione con oltre 50 ristoranti all’attivo. Per Muzzarelli, la durata di un business dipende da tre pilastri: identità, processi e capacità di superare i limiti convenzionali. «Al primo posto c’è l’identità. Molti non l’hanno e i clienti non riconoscono la location come il posto giusto. Poi ci sono i processi: noi processiamo tutto». Significativo il suo approccio alla semplificazione dell’organigramma: «Abbiamo reso il lavapiatti un aiuto cuoco evoluto. Questa piccola variabile ha completamente cambiato l’organigramma della cucina, semplificando il format».

Innovazione digitale come rompighiaccio relazionale
L’intelligenza artificiale non è però solo un tema di efficienza interna, ma uno strumento per migliorare il contatto con il pubblico. Muzzarelli ha confermato come l’integrazione dell’AI nella gestione delle prenotazioni stia portando risultati sorprendenti: «Le persone cominciano ad avere maggior fiducia nell’AI perché ha più tempo. Il cliente quando prenota può fare tutte le domande che vuole e l’intelligenza artificiale ha una capacità di risposta che al pubblico sta piacendo».
Questo connubio tra tecnologia e presenza fisica è la missione di Umberto Gini, CEO di Wave Innovation Company, che utilizza il digitale per favorire il networking reale. «In Socialboot portiamo l’innovazione all’interno del mondo degli eventi per creare momenti di relazione e di networking, un po’ come farà il nuovo Millionaire» ha dichiarato Gini. L’esempio citato è quello dei totem fotografici potenziati dall’AI visti a Sanremo: «Le persone si aggregano per vivere questa esperienza insieme e avere un ricordo. È un vero e proprio rompighiaccio che riporta le persone al contatto fisico grazie allo strumento digitale».

Millionaire: raccontare la verità dietro il successo
In chiusura del panel, Roberto Lo Russo ha ribadito la filosofia che guiderà la rinascita della testata: un racconto onesto che non nasconda le difficoltà del fare impresa. «Millionaire torna per raccontare che l’impresa è difficile, che sbagliare è inevitabile e che il fallimento è crescita» ha concluso.
«Chi ha visione, disciplina e coraggio oggi non ha più scuse, perché le opportunità sono tante e noi vogliamo raccontare chi ha il coraggio di coglierle», è il messaggio di questa rivista. Con questa promessa, Millionaire si riposiziona come il faro per una nuova “classe degli intraprendenti”, pronta a navigare le complessità del mercato globale con radici salde nel valore umano.
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