Cerchi finanziamenti? Avvia un’impresa sociale!

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Come e perché avviare un’impresa sociale? Lo spiega Luisa Belloni, responsabile area finanza di Europrogettare, società di consulenza specializzata in finanziamenti pubblici, fund raising e supporto fiscale (www.europrogettare.eu).

Cos’è un impresa sociale?

Secondo il d.lgs. 155/2006 si tratta di una vera e propria attività economica. Attenzione, però: perché il guadagno non è inteso in senso speculativo. Quindi l’impresa sociale permette ai lavoratori di vivere in modo dignitoso e non specula sul prezzo di offerta dei servizi. Ci sono poi altre limitazioni sugli utili.

Quali i settori in cui un’impresa sociale può operare?

L’assistenza (sociale e sanitaria), la formazione, la tutela ambientale e il turismo sociale. In sostanza si tratta di prodotti e servizi che consentono alla società di vivere meglio. Per esempio, offrendo servizi che le pubbliche amministrazioni non possono più organizzare

Cosa si intende per turismo sociale?

Quello che offre un servizio per la comunità. Per esempio: in aggiunta al semplice affitto di una stanza a categorie con svantaggi come disabili e anziani, anche il servizio di accompagnamento. Oppure la tutela nei confronti di ospiti minorenni.

Quali le agevolazioni per le imprese sociali?

Innanzitutto fiscali, ma anche finanziarie. Sono messi a disposizione mezzi di finanziamento pubblico: da parte di enti locali, regionali, nazionali ed europei.

Di cosa si tratta?

Si tratta di bandi di concorso prodotti e gestiti secondo le linee guida stabilite dalla Comunità europea. Attenzione: in aggiunta alle iniziative riservate solo alle imprese sociali ci sono poi strumenti trasversali che possono essere utilizzati anche da loro. La Lombardia ha attivato Start Up e Re Start, programma dedicato al supporto di nuove iniziative con forte connotazione innovativa e al rilancio di quelle già esistenti. Altro esempio è il Decreto del 4/12/2014 (http://goo.gl/4Yhlzf) emanato dal Ministero dello Sviluppo economico per facilitare la nascita di cooperative. Ci sono poi bandi europei ad hoc.

Di che tipo sono i finanziamenti?

Sono a fondo agevolato oppure perduto. Quest’ultimo non richiede la restituzione dell’agevolazione. Vero però che per riceverlo è necessario dapprima sostenere la spesa e presentare poi richiesta di erogazione. Inoltre la spesa sostenuta non sarà mai finanziata al 100%: in genere non si supera il 50%. Di solito Camere di commercio e regioni si limitano a cifre massime di 25mila euro, dove invece la Comunità europea arriva fino a 200mila e più.

Come sono i finanziamenti a fondo agevolato?

Il tasso di interesse applicato sulla restituzione è in genere molto vantaggioso, spesso vicino al tasso zero. È il caso del Decreto emanato dal Ministerodell’Economia e delle finanze il 17 ottobre 2014, N. 176, dedicato al microcredito delle attività non bancabili (cioè che non sono in grado di presentare delle garanzie alle banche): in questo caso è possibile ricevere fino a 25mila euro, incrementabili fino a 35mila. Inoltre i finanziamenti a tasso agevolato possono prevedere anche una copertura al 100% delle spese sostenute. Le cifre in gioco? Pensiamo alle Regioni: mettono a disposizione aiuti da 15mila euro a oltre 100mila.

Come restituire il denaro ricevuto da un finanziamento agevolato?

In genere la durata è compresa tra 5 e 7 anni e si prevedono due rate: una a fine giugno e una a fine anno.

In quanto tempo si riceve il denaro?

Questa è la nota dolente. Una volta assegnato lo stanziamento, possono passare 1-2 anni in aggiunta a 60- 90 giorni. Questo perché la cifra va dapprima inserita a bilancio da parte dell’ente che distribuisce il denaro, e poi passano 60 giorni teorici, ma spesso 90, per la concreta elargizione.

Come si ricevono i soldi?

Nel caso del finanziamento deve essere dapprima firmato un contratto con l’ente che lo eroga, per il contributo a fondo perso, viene generalmente richiesta conferma dell’accettazione dell’importo da parte dell’ente.

Quali limitazioni?

Gli utili non possono essere redistribuiti, ma vanno invece reinvestiti (in nuovi progetti, implementazioni…). Nemmeno in caso di scioglimento gli utili possono essere redistribuiti ai componenti dell’impresa: andranno invece versati ad altre imprese sociali. Infine i lavoratori devono costituire il 50% dell’organo direttivo.

Quali le forme giuridiche consentite?

Esclusa l’impresa individuale, la Spa e le attività di pubblica amministrazione. Ammesse invece le società in nome collettivo, le società di capitale, i consorzi e le cooperative sociali: in quest’ultima definizione sono incluse anche le associazioni, le fondazioni e i comitati con Partita Iva.

Uno su mille ce la fa?

Per quelli a fondo perduto sì. Questo perché i partecipanti sono valutati secondo una griglia di valutazione articolata su più criteri (partenariati, compagine societaria, innovazione…): un meccanismo che consente di creare una “zona grigia” che sfugge al controllo dei candidati, ignari delle caratteristiche degli altri concorrenti. Diverso il discorso per gli aiuti a finanziamento agevolato: la corsa ha meno ostacoli e i richiedenti non corrono tutti insieme.

Quali i limiti di queste iniziative??

Il livello di burocrazia è elevatissimo: eccessiva la documentazione richiesta.

Ma allora conviene provarci?

Sempre. Si innescano molto spesso ricadute virtuose come partenariati, sinergie, contatti…

Quali gli incubatori per le imprese sociali?

«In Italia esistono incubatori che aiutano le imprese sociali: ricorrere a loro non esclude il sostegno daparte di un finanziamento pubblico» sottolinea Belloni. Ecco alcuni indirizzi utili.

Impact Hub Milano, nato nel 2010, è il primo incubatore certifi cato con focus sulle imprese sociali in Italia. Dal 2013 gestisce lo spazio FabriQ, incubatore di imprese sociali del Comune di Milano, assieme alla Fondazione Giacomo Brodolini. Fa parte di una rete mondiale di 65 incubatori.

www.i3p.it: l’innovazione è il focus dell’incubatore del Politecnico di Torino, che favorisce le idee con alta potenzialità di crescita. Spazi attrezzati, consulenza e un network di professionisti, manager e imprenditori supportano le realtà in incubazione.

www.i-fab.it: l’incubatore della friulana Cooperativa Itaca si chiama Fab: obiettivo è lo sviluppo di progetti a potenziale sociale.

www.oltreventure.com: il fondo di investimento meneghino Oltre Venture, creato dall’imprenditore Luciano Balbo, si occupa di “impact investing”, cioè supporto alle realtà che promuovono innovazioni sociali.

http://makeacube.com: in aggiunta a imprese con finalità sociale, il milanese Make a cube3 si rivolge a iniziative dedicate a low profit e low dividend, equità…

www.socialseed.eu: l’acceleratore bolognese Social Seed privilegia l’innovazione civica e sociale. Co-progettazione e supporto tra i servizi offerti.

Questo è un estratto dell’articolo pubblicato su Millionaire di luglio/agosto 2015

Redazione

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1 COMMENTO

  1. Ottimo articolo. Ma cosa significa non speculare sul prezzo d’offerta dei servizi? L’azienda ha comunque scopo di lucro.

    Comunque concordo sulle percentuali per l’ottenimento dei contributi a fondo perduto.

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