Cioccolataio sarà lei

0
7144

Il vostro sogno è una tavoletta di cioccolato? Se non vi sazia quello favoloso di Willy Wonka, al cinema con la sua fabbrica e la faccia di Johnny Depp, allora potete cercare in Italia, ovunque. Sì, perché da alcuni anni, giusto dopo il successo di Chocolat, il film uscito nel 2000, vero cult per gli estimatori di cioccolatini e praline, si apre una cioccolateria al giorno. Parliamo di negozi specializzati dove il cioccolato non si produce, ma si seleziona, si fa conoscere e si vende a prezzi che permettono, nel giro di un paio d’anni, un buon andamento dell’attività e il recupero dell’investimento iniziale. Fatta salva la capacità imprenditoriale, non servono licenze particolari (basta il permesso comunale) o strutture e attrezzature sofisticate, per cominciare. E basta una negozio di 40 mq per attirare estimatori del cibo degli Dei, come chiamavano il cacao gli indios americani.

I costi di allestimento? «Circa 1.200 euro/mq, attrezzature escluse (macchine da caffè o cioccolatiere, per chi ha la licenza di somministrazione). La tendenza è creare locali con una climatizzazione ideale per il cioccolato (20 °C), ma alcuni preferiscono inserire un banco refrigerato, per praline fresche: 7.500 euro al metro lineare. Ogni allestimento, però, va progettato a sé e richiede un preventivo» spiega Franco Costa, di Costa group, azienda di La Spezia che si occupa di progettazione e produzione di arredi per locali innovativi.

Oggi, in Italia, il cioccolato è una moda. Una manifestazione come Eurochocolate, che si è tenuta anche quest’ottobre a Perugia, ha attirato in Umbria oltre un milione di persone, che si sono godute degustazioni, laboratori, gare tra pasticcieri e piaceri eccentrici come i trattamenti cosmetici al cioccolato, nella Chocofarm by Venchi (noto cioccolatiere).

Ma quali sono gli ingredienti di un negozio di successo? «Qualità e immagine prima di tutto» risponde Marina Cutellé, titolare di Chococult, grande cioccolateria milanese. E’ il suo secondo locale. Il primo era piccolo e non prevedeva la somministrazione di bevande o la gelateria, come l’attuale, aperto nel marzo 2005.

«Qualità significa proposte sempre nuove e originali, oltre alla ricerca dei produttori: in un buon negozio non possono mancare Amedei, Chocolat, Gobina, Peyrano, Valrhona. Ma la clientela preferisce le confezioni con il nostro nome. Abbiamo artigiani da cui ci forniamo, mentre il packaging è nostro, studiato appositamente da un architetto. L’immagine è fondamentale, sia nelle confezioni, sia nel locale. Oggi va il minimalismo e l’ecologia, negli arredi e nei materiali. Terzo elemento per il successo è la competenza di chi vende. Io sono partita dal cioccolato del supermercato. Poi, gustando e leggendo, mi sono fatta una preparazione e sono in grado di consigliare chi compera. E sono sempre aperta ai contatti con produttori e nuovi fornitori. Altro consiglio: ampliare l’offerta per superare la stagionalità del prodotto e offrire altro. Per esempio, gelato al cioccolato fondente allo zenzero, tè al cioccolato (otto euro l’etto), vini, rum, sherry… E ho scovato o fatto produrre complementi che piacciono: magneti a forma di cioccolato, tavolette in ceramica per l’assaggio, magliette personalizzate (25 euro). Da ultimo: la location. Un negozio di successo dev’essere in centro, in un luogo prestigioso. Solo con un buon posizionamento si può tenere un livello di prezzo che permetta un ricarico adeguato, anche su un prodotto che il fornitore ti vende a un prezzo già alto. Se al super trovi una tavoletta da 100 g a 1,60 euro, da me si parte dai cinque. La pralineria si vende a nove euro l’etto».

I margini sono buoni, quindi, dal 50 al 100% e oltre, anche se chi rivende spesso medita di produrre in proprio o far produrre, per migliorare la redditività. Sono le conclusioni cui è giunta anche Giuliana Torre, che pochi mesi fa ha investito 150 mila euro per aprire Cioccolato Puro, punto vendita da 30 mq in piazza del Carmine, a Brera, Milano. «All’inizio, rivendevo e basta. Dopo alcuni mesi di attività, ho capito che per non caricare troppo il prezzo al cliente bisogna produrre o associarsi a qualche artigiano. Questa è la via che sto seguendo». In effetti, tra gli addetti, gira la battuta: «Chi è ricco, non si mette a fare cioccolato. Chi non lo è, può diventarlo, se lo fa».

Ma per vendere a prezzi adeguati, il negozio deve essere in una buon collocazione e attuare qualche strategia. «Moltiplicare le occasioni di utilizzo. Il cioccolato non si deve vendere solo a Natale o Pasqua e la sera, quando la gente lo compra per regalarlo. Bisogna diversificare l’offerta a seconda delle ore della giornata, creare il momento colazione e merenda, con offerte e confezioni specifiche. Eventi, corsi in negozio possono attirare gente e creare stimoli all’acquisto» spiega Lorenzo Sciadini, docente di marketing e comunicazione, fondatore di ChocolateValley, un team di esperti di marketing e management del cioccolato (www.lorenzosciadini.info).

L’idea in più? «Creare un Interflora del cioccolato, per consegne a domicilio. Poi, sopperire ai problemi della stagionalità con prodotti particolari».

Silvia Messa, Millionaire 12/2005

Print Friendly, PDF & Email