Come aprire un equobar e farlo rendere

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“Superare la diffidenza, coinvolgere un pubblico poco sensibile verso il biologico, tentare di rendere esclusiva la propria offerta commerciale”.

Questi gli ostacoli e le sfide maggiori che Giovanni Russo, imprenditore campano, ha dovuto affrontare per aprire un Equobar. Un progetto di bar sostenibile che vuole coniugare le esigenze commerciali ai bisogni della collettività.

Per conoscere meglio Giovanni e la sua iniziativa siamo andati a fargli qualche domanda

Giovanni, cos’è un equobar?

[blockquote align=”center” variation=”green”]Non posso avere la pretesa di dare una definizione generale di Equobar, posso raccontare cos’è il mio Equobar. Faccio questa premessa perché ho una certa difficoltà quando si parla di “esclusiva”, marchi registrati e cose simili. Ma potrei spiegarlo rendendovi partecipe delle nostre “anomalie”

La prima di queste è che l’Equobar nasce dalla necessità di sostenere i progetti nel social e di un’associazione di volontariato che si chiama “Sott’e’ncoppa.

L’altra anomalia risiede in alcune scelte coraggiose dal punto di vista della comunicazione e da quello economico. Come la nostra decisione, ad esempio, di non vendere l’acqua. Ancor prima che questo tema arrivasse alla ribalta con il referendum, noi abbiamo, infatti, sempre comunicato il concetto che senza acqua non si può vivere e che quindi non ne facciamo un uso commerciale e di lucro.

Ed infine, in modo sintetico, l’ultima, che poi è la peculiarità dell’Equobar, ovvero quella di privilegiare prodotti del Commercio Equo e Solidale , biologici, a kilometro zero, e di qualità. All’Equobar, in altre parole, non si trovano assolutamente marche delle multinazionali ed ogni prodotto racconta una sua specifica “storia”.[/blockquote]

Quanto può costare aprirne uno?

Non saprei su due piedi dire quanto costa aprirne uno, posso dire che noi spendemmo quasi centomila euro.

Dove ha trovato i soldi per finanziare la tua idea?

I soldi che ci hanno permesso di iniziare questa avventura sono venuti da donazioni di tre persone che hanno sostenuto l’idea economicamente e contribuito al lavoro necessario per portarla avanti. Fondi privati insomma.

Quali sono stati i risultati negli anni di gestione?

I risultati economici danno fiducia, come tutte le imprese avvertiamo la difficoltà del momento. Tuttavia, considerando che quando abbiamo aperto eravamo un qualcosa di nuovo e sconosciuto (che rappresenta anche un punto di debolezza perché spesso nelle persone si genera diffidenza) oggi possiamo registrare una crescita piccola ma costante nel numero di clienti.

Quale la difficoltà più grande che ha dovuto superare nella fase di costruzione del progetto e in seguito?

La difficoltà più grande è stata senza ombra di dubbio quella dell’offerta dei prodotti. La nicchia di sensibilità a cui ci siamo rivolti inizialmente non era affatto sufficiente a reggere la struttura di un bar-ristornate. Aprirsi e coinvolgere un pubblico diffidente verso il biologico e che molto spesso non sa cosa sia il Commercio Equo e Solidale è stato il passaggio più delicato.

Dia qualche consiglio ai nostri lettori che intendono aprire un’attività come la sua?

Cosa devono fare e cosa devono assolutamente non fare?

[blockquote align=”center” variation=”green”]L’elemento vincente è scegliere con attenzione l’offerta commerciale e renderla esclusiva . Far sì che ogni prodotto sia scelto in base dei criteri precisi e chiari, e che vengano raccontati e spiegati per bene al cliente.

La cosa da non fare è andare di fretta. Programmare un ammortamento dei costi senza immaginarsi curve di crescita vertiginose. Ed avere la consapevolezza che un equobar non ha i margini di guadagno di una struttura “tradizionale”.[/blockquote]

Con quali mezzi pubblicizza la sua attività? Ci dia qualche consiglio su come realizzare una campagna pubblicitaria e/o un evento di successo?

In realtà sulla promozione sin dall’inizio siamo stati piuttosto deboli per ragioni di carattere economico. Abbiamo fatto un uso massivo dei social network , puntando sul “passaparola”. Abbiamo lavorato e parlato con ogni singolo cliente affinché fosse il nostro principale veicolo di pubblicità.

Quali sono gli altri progetti equo solidali che ha realizzato o che è in procinto di realizzare?

[blockquote align=”center” variation=”green”]Come specificavo all’inizio dell’intervista l’Equobar è un luogo anomalo. La nostra struttura ospita un punto vendita del Commercio Equo e Solidale, unitamente a e presidi Slow Food ma anche uno sportello antiviolenza per le donne (clicca qui). Un modo per offrire gratuitamente consulenza legale, psicologica e di orientamento al lavoro.

E soprattutto, in questi primi tre anni e mezzo di attività, abbiamo fatto da incubatore di impresa ad una cooperativa di catering equo-bio (clicca qui) che, dopo un percorso di formazione rivolto a 30 donne provenienti da percorsi di disagio sociale, ne hai coinvolte 6 in modo stabile. Insomma anche queste sono piccole soddisfazioni che coniugano perfettamente “impresa e sociale”[/blockquote]

Lei è un imprenditore giovane e ha un comportamento molto informale verso i suoi dipendenti… Come si gestisce con successo un gruppo di lavoro? Cosa bisogna fare e cosa, al contrario, non bisogna fare?

[blockquote align=”center” variation=”green”]La verità è che io non sono un imprenditore nel senso classico del termine, nessuno di noi lo è, forse lo stiamo diventando. Per questo chi ci conosce ha sempre avvertito un clima familiare ed informale che ormai è diventato quasi un elemento distintivo. L’informalità nei rapporti di lavoro, sebbene comporta numerosi problemi gestionali , per me era e resta una ragione di vita.

Pochi punti fermi, come il rispetto delle persone e della tutela del lavoro, per il resto nessun centralismo decisionale ma un confronto costante e decisioni prese nel modo più collettivo possibile. Per quanto faticosa come modalità di lavoro questa porta anche maggiori soddisfazioni e gratificazioni sul medio / lungo periodo che fanno bene sia al “business” ma soprattutto a se stessi.[/blockquote]

I consigli di Giovanni in pillole

  • Scegliere con attenzione la propria offerta commerciale e renderla esclusiva. (A tal proposito può esserti utile leggere qui  il nostro articolo sull’argomento).
  • Raccontare con chiarezza e con dettagli al cliente la storia di ogni prodotto bio che si propone.
  • Vincere la diffidenza del pubblico verso il biologico  coinvolgendo il consumatore nelle proprie iniziative (A tal proposito può esserti utile leggere qui il nostro articolo sull’argomento).
  • Fare di ogni cliente il principale veicolo di pubblicità, puntando sul passaparola e sui social.
  • Nessun centralismo decisionale e un confronto costante con il proprio gruppo di lavoro.
 Giancarlo Donadio

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