Com’è chic l’ostello

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Dall’Europa all’Italia, gli ostelli si rifanno il look. Puntano su design, comfort, Internet. Ma restano intatti lo spirito cameratesco e il tutto esaurito

Spendere poco per soggiornare alla grande. A dispetto della crisi, in tutta Europa gli ostelli si rinnovano. Da Berlino a Copenhagen. Da Amsterdam a Milano. Quelle che una volta erano camerate sporche con lenzuola ruvide e senza riscaldamento, oggi sono centri pieni di giovani e comfort. Inventati in Germania nel 1909 dal maestro Richard Schirmann, che per riparare i suoi studenti in un giorno di pioggia li fece dormire in una scuola chiusa, si sono trasformati in hotel con servizi hi-tech e arredi di design. Molti sono eco-ostelli, con pannelli solari, attenti all’ambiente e al risparmio energetico. «Tutto si è rinnovato, ma i prezzi degli ostelli di nuova generazione continuano a essere decisamente più bassi degli alberghi tradizionali: da 12-15 euro a persona a 28-30 (colazione compresa) in camera doppia in alta stagione. Ma il vero valore aggiunto resta l’atmosfera allegra e di forte aggregazione che si respira in queste strutture» spiega Francesco D’Acunto, socio con Domenico Barone dell’ostello Ave Gratia Plena di Salerno, ricavato in un ex riformatorio femminile del 1600 (tel. 089 234776, www.ostellodisalerno.it).

Clienti in aumento

Non più solo giovani con pochi soldi in tasca e scolaresche in gita, ma anche famiglie, manager e professionisti in viaggi di lavoro e gruppi sportivi o religiosi. Negli ostelli delle grandi città e nelle città d’arte a farla da padrone sono ancora gli stranieri europei (in Germania, Francia e nel Nord Europa questa forma di ospitalità è molto diffusa). Molti turisti provengono anche da Cina, Sud America, Australia. Nel nostro Paese gli ostelli sono circa un migliaio, concentrati perlopiù in Lombardia, Veneto, Toscana e nelle zone di Roma e Napoli. «Sono ancora parecchie le zone scoperte, soprattutto al Sud che oltretutto vanta una forte vocazione turistica, nelle località di mare e in montagna, dove gli ostelli sono davvero pochi» consiglia Anita Baldi, segretario nazionale dell’Aig-Associazione italiana alberghi per la gioventù (tel. 06 4871152, www.aighostels.com).

Il momento è favorevole

è un buon momento per l’apertura degli ostelli: nella maggior parte dei casi le istituzioni spingono il turismo giovanile e sociale e sono spesso di-sposte a concedere gratuitamente o a canone agevolato immobili pubblici, ex colonie, vecchi cascinali da ristrutturare che ben si prestano alla realizzazione di queste strutture. A volte partecipano agli investimenti iniziali e nei casi più fortunati li sostengono per intero. Gli ostelli moderni hanno in genere tra 50 e 150 posti e la maggior parte di camere da due o quattro posti letto, spesso con bagno privato, più qualche camerata per i gruppi o in condivisione per chi ha bisogno di un solo letto. Ma a Milano e Roma, sullo stile delle grandi capitali d’Europa, ci sono anche ostelli da 200-300 posti, su 3.000-4.000 mq, che fanno 60mila-70mila presenze l’anno. Alcune strutture hanno il ristorante (le più grandi a volte lo danno in gestione) mentre c’è praticamente sempre uno snack bar o almeno qualche distributore automatico di food&beverage. La massima pulizia è la prima regola da rispettare per piacere alla clientela, ma non possono neppure mancare alcuni servizi, gratuiti o a pagamento, come la connessione Wi-Fi, Internet point, lavanderia self-service, deposito bagagli, noleggio asciugamani, sala giochi, telefonia internazionale, biblioteca… e c’è chi fa noleggio bici, organizzazione di escursioni e/o di corsi di cucina, informatica, lingue… Spesso gli ostelli organizzano feste ed eventi al proprio interno o in collaborazione con l’amministrazione pubblica per farsi pubblicità. Il grosso della promozione è però affidato a Internet, investendo parecchio nel proprio sito, con l’iscrizione ai portali di turismo internazionali (alcuni sono specifici per ostelli come www.hostelsclub.com e www.hostelbookers.com) e l’adesione all’Aig che fa pubblicità on line, alle fiere e attraverso le pubbliche amministrazioni. Tanto lavoro si fa comunque grazie al passaparola, oggi anche in versione virtuale, del rating che i clienti lasciano sui portali del settore. Come in tutte le attività turistiche, ci sono picchi di lavoro e periodi di magra. Nelle strutture ben avviate capita spesso di fare il tutto esaurito e il tasso medio di occupazione delle camere si aggira sul 70-80%. «È fondamentale strizzare l’occhio al turismo green» dichiara Lucia Chessa, coordinatrice degli ostelli Aig della Lombardia e responsabile dell’Ostello Piero Rotta di Milano, dove si è appena conclusa un’imponente opera di ristrutturazione in collaborazione con il Politecnico, proprio nella direzione della sostenibilità ambientale (tel. 02 39267095, www.hostelmilan.org). Inoltre, conviene anche dal punto economico perché tra pannelli solari, isolamento termico, lampade a basso consumo ecc. si risparmia fino al 40% su corrente e riscaldamento». Attenzione, però: aprire un ostello non è semplice. Per adempiere alla burocrazia ci vuole qualche mese e bisogna stare molto attenti alle norme. Anche fare i conti in tasca a un ostello è difficile: gli investimenti di avvio variano, anche moltissimo, in base alla grandezza della struttura, i lavori di ristrutturazione necessari, gli impianti, e l’arredo (vedi box pag xx).

come iniziare step by step

> Scegli la location

In città grandi, medie o piccole… fare un’indagine locale per verificare flussi turistici (anche per lavoro) e che il mercato non sia già saturo. Preferire posizioni raggiungibili coi mezzi pubblici, vicino alle università o nei centri storici. Non sovradimensionare la struttura.

> Fai un piano

Scrivere un business plan per tre-quattro anni è utile per calcolare la redditività attesa e l’investimento da effettuare e per trovare le fonti di copertura.

> Presentati al Comune

Gli ostelli rientrano tra le attività extra-alberghiere e sono disciplinati da leggi regionali che stabiliscono gli standard in materia di edilizia, sanità, sicurezza, prevenzione incendi, somministrazione alimenti. Bisogna innanzitutto presentare al Comune una Dichiarazione di inizio attività (Dia) in cui si attesta il rispetto di quanto previsto a livello locale.

> Scegli la forma giuridica

Non di rado gli ostelli si costituiscono come associazioni senza fine di lucro, con obbligo dunque di reinvestire gli utili prodotti all’interno dell’attività, dato che il nostro ordinamento vi prevede non pochi benefici fiscali e burocratici. Ma ci sono anche regioni come il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia che lo hanno reso obbligatorio nei loro territori. Inoltre, la legge prevede che solo le attività in forma associativa si possano chiamare ostelli e dunque in tutti gli altri casi di forme societarie o di imprese familiari bisogna chiamarsi hostel o albergo per la gioventù.

> Finanziamenti sì e no

In genere gli aiuti pubblici sono da ricercare tra leggi regionali o fondi Ue che agevolino l’avvio di strutture turistiche o extra-albreghiere. La Lombardia ha emesso appositi bandi per gli ostelli.

> L’associazione che ti aiuta

L’Associazione italiana alberghi per la gioventù (Aig), membro dell’International Youth Hostel Federation, raggruppa oltre 90 associazioni in 80 Paesi, con più di 4mila strutture nel mondo, quattro milioni di soci e 31 milioni di pernottamenti l’anno (www.hihostels.com). L’Aig opera anche come centrale di prenotazione, in cambio di royalty da definire caso per caso, mai oltre comunque il 5% del fatturato. L’Aig ha anche ostelli di proprietà che dà in gestione con richiesta di un fitto d’azienda solitamente intorno al 15% del fatturato (tel. 06 4871152, www.aighostels.com).

facciamo due conti

Proviamo ad azzardare una previsione di investimenti e guadagni di un ostello “tipo” gestito da tre soci con 15 camere da 80 posti letto e con un bar.

investimenti (escluse opere murarie, anche per la rimozione delle barriere architettoniche)progettazione, direzione lavori, certificazioni qualità       40.000 euro

impianti (elettrico, idrico, condiz.,telefono, antincendio, ascensori)       200.000

arredo camere: 5.000 €  cad x 15              75.000

arredo hall, sala tv, biblioteca    15.000

attrezzature e arredo bar            30.000

attrezzatura informatica (pc, software gestionale, stampanti…)               5.000

TOTALE investimenti     365.000

SPESE DI GESTIONE

personale, tre addetti tra pulizie, reception e bar (oltre ai tre soci)         60.000

affitto (1.500 mq): 3.000 euro/mese x 12             36.000

utenze 30.000

manutenzione e riparazioni       15.000

pubblicità            5.000

assicurazioni      5.000

materie prime colazione: 1,5 euro x 20.300 presenze    30.450

Lavaggio biancheria (appalto esterno)

3 euro x 20.300 presenze            60.900

Spese generali (burocrazia, commercialista ecc.)             20.000

TOTALE spese gestione                262.350

RICAVI

Ipotizzando che l’ostello resti aperto tutto l’anno, i posti letto complessivi sono circa 29mila (80 x 365 giorni). Con un 70% di occupazione media, le presenze annue sono 20.300 che, moltiplicate per una tariffa media di 18 euro a persona, danno ricavi per 365.400 euro.

GUADAGNI (LORDI)

Ricavi-costi: 365.400-262.350 = 103.050 euro (30% circa dei ricavi).

A ciò vanno aggiunti i guadagni del bar, sugli extra delle colazioni, il noleggio degli asciugamani ed eventuali altri servizi a pagamento.

Il rientro dagli investimenti, anche in base al capitale speso, avviene di solito tra 5 e 10 anni.

Testimonianza

«Ci sbattiamo notte e giorno per cercare clienti»

Protagonisti tre giovani, tutti laureati, grandi viaggiatori che amano stare in mezzo alla gente. La città è Catania, fino a 10 anni fa senza un ostello. È nato cosi l’Agorà Hostel, 9 camere per 50 posti letto e una media di 12mila presenze l’anno. Abbiamo intervistato Daniele Lia (nella foto sopra), uno dei tre soci.

Qual è il segreto del vostro successo?

«La posizione è strategica: siamo vicino a Taormina e all’Etna, ma molto lo si deve anche alla nostra intraprendenza. Ci sbattiamo notte e giorno per cercare nuovi clienti, con una forte partecipazione su Facebook e sugli altri social network. Organizziamo inoltre periodicamente spettacoli di grande richiamo».

La mossa vincente?

«Aver aperto il ristorante e il bar al pubblico, non solo agli ospiti dell’ostello. Ciò ha richiesto un lungo iter per ottenere le licenze, ma ne è valsa la pena perché siamo diventati protagonisti della movida catanese e i guadagni sulla somministrazione sono molto buoni».

Un consiglio per chi vuole intraprendere?

«Bisogna conoscere bene il mondo degli ostelli, sapere l’inglese e quel minimo di contabilità per controllare i conti e saperci fare coi clienti».

INFO: tel. 095 7233010, www.agorahostel.com

Monica Gadda, Millionaire 1/2011

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