Come ti apro un forno collettivo

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«Nei forni di paese di una volta la gente portava il proprio pane e lo cuoceva. Abbiamo voluto riproporre quell’idea per creare nuove comunità di amanti del buon pane» racconta Alessandro Longhin, 36 anni. Ha avviato il primo Forno Colletivo con Davide Martelli, 40 anni, con cui ha già aperto dal 2015 due The Botanical group, locali e microdistillerie di gin, e Champagne Socialist, wine bar di vini “naturali e onesti”. «Grazie a quest’ultimo locale, abbiamo scoperto di amare molto il pane di qualità. E abbiamo creato un posto dove sfornarlo, con farine bio selezionate, da antichi grani, lievito madre e metodi di panificazione particolari e offrirlo con piccola cucina e vini naturali».

L’head baker è Carol Choi, newyorkese trapiantata in Italia, con esperienze al Per Se, al Noma e al Mirabelle di Christian Puglisi, di cui ha curato l’apertura. I pani sono in formati medio-grandi, in vendita a 5-6, per 800 g. «Da fine ottobre è possibile cuocere nel nostro forno il pane impastato a casa propria. Potrà farlo chi si iscriverà e pagherà un costo simbolico, ogni volta. Avrà anche la possibilità di partecipare a incontri con panificatori famosi e avere sconti sull’acquisto delle farine».

Sugli investimenti, i soci non si sbilanciano: più di un panificio normale. Al laboratorio artigianale si somma l’autorizzazione per la ristorazione e la somministrazione di bevande. «Siamo aperti dal 30 agosto. La proposta piace molto. E il progetto crescerà. Oltre a creare una community di panificatori evoluti, ci espanderemo con un laboratorio esterno, in grado di produrre pane per i ristoratori. Per ora non ci saranno altri forni collettivi, ma a breve apriremo un altro The Botanical Club».

INFO: www.socialist.wine

Tratto da Millionaire di ottobre 2018.

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