Come ti batto la crisi del porno

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Calano del 70% le vendite in Italia dei dvd a luci rosse, perde terreno il noleggio. Colpa di Internet e del porno gratis. Ma il business non si ferma

La pornografia non è mai caduta così in basso. Non tanto a livello di contenuti (quelli sono più o meno sempre alla stessa altezza, in tutti i sensi) quanto a livello di cifre. Il settore hard non solo non è più nell’età dell’oro degli anni 80 del secolo scorso, ma ormai sta arrancando. Si parla di un calo del 70% in 18 mesi nell’ambito della vendita italiana di dvd a luci rosse, e di un -40% anche per il noleggio, tanto per citare i business che fino a poco tempo fa rendevano di più. Le case di produzione italiane, da circa 50 si sono ridotte a meno di 10. E in più c’è la pornotax, un’aliquota aggiuntiva del 25% sui ricavi derivanti dalle scene di sesso “non simulato”. Anche il porno vive la crisi epocale che investe da qualche tempo il mondo dell’editoria e quello della musica. Con la differenza che un essere umano può per assurdo fare a meno di leggere giornali e di ascoltare canzoni, ma difficilmente può rinunciare al sesso. Quindi il futuro non sembra nero. Semplicemente nessuno sa al momento come sarà, questo futuro. Né quando arriverà. Però ci stanno provando in molti. Due, su tutti, i conclamati motivi del disastro dell’hard: la morte del dvd a vantaggio della Rete e la crisi economica globale. In altri termini, ci sono meno soldi da spendere e la gente non ha più voglia di investirli in pornografia, visto che ne trova in abbondanza gratis on line. Quindi perché pagare per una cosa che si ha già gratis? Molti cercano on line il corpo della vicina di casa tra i mille disponibili, più che sborsare quattrini per vedere l’attrice rifattissima o l’attore iperdotato. È il trionfo della normalità. In questo contesto, chi vive di porno le tenta tutte, pur di non naufragare.

I grandi produttori di video hard, come la californiana Vivid Entertainment, provano a contrastare il dominio della pornografia gratuita proponendo video di qualità, ad alta definizione, in streaming sul Web con miniabbonamenti: 3,95 dollari per tre giorni, 20,95 per un mese. Ci provano in molti anche in Italia, come 69stream (6 euro per il noleggio on line) o pornoondemand (3 euro 10 minuti, 10 euro 100 minuti). Ma i soldi non girano.

C’è chi prova con i videogame

Sempre negli Usa, ormai meno del 30% del fatturato Vivid arriva dai dvd (era l’80% prima della crisi), così ora si prova con il mondo dei videogame. Da un lato si punta a rendere disponibili servizi di streaming video per le community virtuali di giocatori di Playstation, come accade da tempo in Giappone con altri marchi, per esempio Dmm.tv. In secondo luogo l’azienda di Bill Asher sta ultimando un videogioco che permetterà di far interagire a distanza il proprio corpo con quello delle attrici, attraverso webcam e sensori di movimento. Nonostante tutto questo, il volume d’affari dell’impero americano è stazionario, mentre la crescita dei siti di pornografia gratuita è a tre zeri (quasi quattro) su base annua. E non è neppure vero che la prospettiva di spendere faccia scappare le persone: la video community hard Livejasmin – dove uomini, donne, coppie, possono esibirsi in webcam – costa un euro al minuto, eppure è il 37° sito più visto al mondo, cattura il 3% degli internauti totali e pure in Italia è al 26° posto.

Rivoluzione in 3D

Sempre in Francia, Tom Sridix, regista pubblicitario convertito al porno, ha già realizzato il primo film con amplessi tridimensionali, Shortcuts 3D. Un’opera da mezzo milione di euro. Rimarrà storica ma bisogna vedere se riuscirà ad ammortizzarla. In ogni caso, all’ultimo Adult Entertainment Expo di Las Vegas la società Bad Girls in 3D ha proposto un kit completo a 3.999 dollari: tv in 3D, occhialini, abbonamento mensile per i film hard tridimensionali proposti dalla casa. E addirittura Tinto Brass, salute permettendo, ha annunciato una versione hi-tech del suo Chi ha ucciso Caligola, già sopranominato “Chiavatar”. A vantaggio di chi trova scomodo vedere un porno con gli occhialini, la Sharp ha prodotto uno schermo 3D che non li richiede. Unico problema: misura tre pollici e va tenuto a 30 cm dal viso… Novità a parte, la crisi resta in primo piano. Il celebre Larry Flynt,fondatore del periodico Hustler, insieme al produttore della serie osè Girls gone Wild, ha chiesto al congresso americano cinque miliardi di dollari di aiuti statali, per sostenere il settore hard. Niente da fare, però è un sintomo.

Tirano gli eventi live

Reggono il confronto col nuovo mercato, ma anche in questo caso non con le cifre di 10 anni fa, solamente gli eventi live. «Oggi un evento porta 3mila-8mila persone, costa 150-250mila euro e rende, tolte tutte le spese, 50mila euro: niente a confronto di numeri di 10 anni fa» spiega Giuseppe Sbarra, entrato nel business dei sexy shop 32 anni fa, e organizzatore di eventi sexy annuali a Torino, Brescia, Rimini e Bologna. «A causa del Web sono in crisi anche i negozi: non vedo più una sola persona sotto i 40 anni comprare un dvd e anche i clienti più fedeli, che prima andavano a cinque dvd al mese, oggi ne acquistano uno, se va bene. E a chi gestisce i locali non va tanto meglio: spesso le sexy star per gli spettacoli vengono sostituite con ragazze dell’Est Europa perché le classiche 70-80 persone che si potevano trovare in un club privè si sono ridotte a 10». Si diffondono intanto gli “sperma party”, organizzati da Matt Hardcore, pseudonimo del fumettista Matteo Resinati. Come funziona? C’è una sola ragazza consenziente e tanti uomini che si accoppiano con lei gratuitamente dopo aver presentato regolare test di sieronegatività. Matt riprende tutto e poi vende accessi a pagamento al sito (22 euro al mese) o i dvd. Business analogo quello di Carlo Bonbaffo, che organizza gangbang sul modello delle fiestas calientes iberiche: paghi l’ingresso al privè ( tra 50 e 100 euro) e poi ti diverti con le ragazze messe a disposizione dall’organizzazione. La più in voga è Barbara Devil. Il suo motto? “Vado dove gli altri si fermano…”.

Un film tutti insieme

In Francia ha successo l’idea di Marc Dorcel che, dopo aver aperto un sito con quattro canali hard in streaming e un mega sexy-shop on line, ha pensato bene di farsi finanziare anche i film dagli internauti. Su mydorcel.com è possibile comprare una quota della sua nuova produzione, Mademoiselle de Paris (foto sopra), investendo da 20 a 10mila euro. Chi spende poco avrà l’anteprima del film e potrà andare nel backstage, chi scuce di più si merita anche una foto con la protagonista, la firma della produzione di una scena e una cena col regista. Dorcel mantiene il 49% dell’investimento, il resto è cosa pubblica, come una società per azioni. Mentre andiamo in stampa hanno già aderito 687 persone, per un ammontare di circa 85mila euro, in 78 ore.

La classifica dei siti più sexy

1)       Youporn.com: pornoclip gratuiti, in Italia 18° posto tra i siti più cliccati, più di Mediaset o della Gazzetta dello sport (61° mondiale).

2)       Livejasmin.com: video community a pagamento, 26° in Italia, (37° tra i più visti nella classifica internazionale).

3)       Pornhub.com: pornoclip gratuiti, 39° in Italia (53° mondiale).

4)       XVideo: video gratuiti, 56° in Italia (56° mondiale).

5)       Redtube.com: pornoclip gratuiti, 66° in Italia (101° mondiale).

E poi: Pornotube, Tube8, Eonsex, Megarotic e Shufuni, analoghi ai precedenti. Non mancano le enciclopedie del sesso come Boobpedia e WikiAfterDark, sistemi originali di partecipazione e condivisione di immagini e contenuti come Playfulbent e Zivity, motori di ricerca a tema come Savemyporn, WebGoggles o Sexbyrss.

Alessandro Calderoni, Millionaire 6/2010

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