Come ti motivo il dipendente

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Qual è il modo migliore per comportarsi con i propri dipendenti? Come si diventa leader di un gruppo di lavoro? A rispondere a queste come ad altre domande, Francesco Schettino, responsabile del Customer Service Clienti & Partner dell’azienda di software PA Digitale.

Ciao Francesco. Iniziamo con una domanda da un milione di dollari…

Qual è il modo più semplice per motivare i dipendenti?

Di sicuro bisogna essere bravi a rendere i dipendenti partecipi della mission aziendale. Ti faccio un esempio pratico. Nel nostro caso la mission è creare software per la pubblica amministrazione. Pertanto, il valore che cerchiamo di trasmettere è che migliorare la pubblica amministrazione significa rendere più serena la vita dei cittadini. Far passare questo messaggio e saperlo trasmettere al meglio significa rendere i dipendenti protagonisti diretti del cambiamento che come azienda ci siamo impegnati ad apportare. “

Atteggiamento familiare vs atteggiamento iper – professionale. Quali i vantaggi e gli svantaggi dell’uno, quali dell’altro? Come è possibile  trovare un equilibrio tra  questi due modi di rapportarsi ai dipendenti?

Ogni azienda ha la necessità di fare business, quindi uno stile “troppo familiare” potrebbe creare delle difficoltà nella gestione dei conflitti, ad esempio. Un clima troppo professionale può creare invece distanze che non porterebbero ad un percorso congiunto e collaborativo per il conseguimento degli obiettivi comuni. Ritengo che la soluzione migliore sia quella di identificare con precisione ruoli e compiti, spronando le risorse alla massima collaborazione e condivisione di intenti.”

 Ostentare ottimismo.  Quanto è utile soprattutto nei momenti di difficoltà? Meglio fingere ottimismo o raccontare la verità ai propri dipendenti?

Non bisogna ostentare ottimismo né tanto meno bisogna suscitare falsi timori. Condividere un percorso significa anche esporre con chiarezza le eventuali difficoltà che possono presentarsi. La strada del miglioramento passa per l’analisi delle criticità, non per questo, bisogna demoralizzare le risorse.”

Come si diventa leader di un gruppo di lavoro? Dai qualche consiglio ai nostri lettori…

Tanto impegno, dedizione, formazione ed umiltà, capire che un leader deve avere come primo obietto il benessere dei proprio collaboratori, dei propri “compagni di viaggio”. Da noi non esistono i “capi” esistono figure professionali con responsabilità diverse.

Come bisogna comportarsi quando si fanno scelte sbagliate?

È ovvio che non bisogna commettere errori e prendere decisioni errate, ma è ancora più importante recuperare bene quando si commettono. Se un gruppo è affiatato la risoluzione di ogni problema non è un sfida individuale ma collettiva.”

Se dovessi fare un’unica domanda per scegliere un candidato, per quale domanda opteresti?

Quali sono i motivi per i quali dovremmo scegliere te?”

Qual è la strategia migliore da adottare in un colloquio?

Noi prediligiamo due forme di colloqui, quelli di gruppo e quelli individuali su uno stile informale. In generale ad una risorsa puoi insegnare quello che non sa ma non cambiare quello che è. Quindi durante i colloqui cerchiamo di capire chi è pronto per entrare nel gruppo. Questo per noi è l’elemento principale di valutazione.

Se dovessi cambiare una legge dell’attuale mondo del lavoro, per migliorare sia la vita dei dipendenti che dei lavoratori, quale legge cambieresti o cosa miglioreresti?

 [blockquote align=”center” variation=”orange”]La mia esperienza di consulente del lavoro e di manager mi porta ad evidenziare tre aspetti che oggi, secondo il mio pensiero, rallentano il mercato del lavoro: Il costo del lavoro a carico dell’imprenditore è troppo oneroso. Bisogna abbattere la tassazione sulle ore di straordinario e sui premi di produttività.

Ritengo che siano inutili tanti contratti di lavoro flessibile. Come sono inutili tante discussioni sulle modalità di licenziamento (che non troveranno mai una condivisione sociale).

Potrebbe essere efficace, invece, prolungare il periodo di prova di un collaboratore da 6 mesi ad un anno, in base alla tipologia di lavoro. Per poi applicare un contratto a tempo indeterminato. In questo modo le aziende avrebbero l’opportunità di valutare concretamente e sul campo la risorsa inserita nella squadra. Con la possibilità di concludere il rapporto nel periodo di prova.”[/blockquote]

 I consigli in pillole di Francesco Schettino

[styled_list style=”check_list” variation=”orange”]

  • Motivare i dipendenti rendendoli partecipi della mission aziendale. Concretamente
  • Analizzare le criticità coinvolgendo i dipendenti. Senza rischiare di demoralizzarli.
  • Considerare ogni problema aziendale come una sfida collettiva e non individuale.
[/styled_list]

 Giancarlo Donadio

 

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