Con il DNA diventiamo i primi al mondo

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Startup veronese crea test per leggere il patrimonio genetico delle persone via App e aiutare i medici nella diagnosi e prevenzione di malattie gravi.

È tra le prime aziende al mondo a offrire la lettura del patrimonio genetico. Ed è italiana, frutto dell’idea di un gruppo di professori di genetica dell’Università di Verona: un team di 20 persone, guidato da Massimo Delle Donne, originario di Piacenza, studi in California, è professore ordinario di Genetica e direttore del Centro di genomica funzionale.

Come siete partiti?

«Da una vite. Sulla pianta abbiamo iniziato la decodifica del genoma. Poi i primi esperimenti sugli esseri umani: 4 anni di beta test fino ad arrivare al 2015 alle due versioni definitive lanciate sul mercato. Fin dall’inizio la sfida è stata di partire dall’Italia, dove le persone e anche i medici, sanno poco sull’argomento. Ha finanziato la ricerca una holding e due business angel, collegati al mondo scientifico. Poi sono arrivati i primi riconoscimenti internazionali, tra cui la vittoria a due bandi europei».

A cosa servono i test?

«Sono due. Il primo si chiama GenomeInsight ed è rivolto a persone non affette da particolari patologie. Il secondo, GenomeInsight MED, pensato per soggetti malati o affetti da patologie rare. Entrambi i test offrono informazioni sulla predisposizione verso malattie cardiovascolari, tumorali, neurodegenerative (e non solo). Forniscono informazioni sulla risposta verso farmaci, individuano i portatori sani di malattie genetiche trasmissibili ai figli. E in generale servono ai medici per sviluppare terapie preventive sulla salute dei pazienti».

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Possono richiederli tutti?

«I test hanno un costo che va da 3mila a 5mila euro. L’utente contatta l’azienda e viene indirizzato da un genetista per un primo colloquio (via Web o telefono). Dopodiché il medico di fiducia riceve il kit per il campione (sufficiente un piccolo prelievo di sangue) che viene poi inviato all’azienda. Che estrae il DNA e lo analizza. I risultati sono rivelati dal medico, oppure forniti sul portale Web o tramite un’App. Ad oggi abbiamo un centinaio di richieste».

 Lei lo ha fatto?

«Sono stato uno dei primi a farlo. Ho scoperto che sono predisposto a una patologia del cuore che il mio cardiologo ha individuato con esami clinici approfonditi, proprio grazie al test. E anche una mia intolleranza verso un farmaco antidepressivo».

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Progetti per il futuro?

«Continuiamo a sperimentare. Sono stato in Tanzania dove abbiamo effettuato il primo sequenziamento del DNA, al di fuori di un laboratorio. Siamo partiti da una rana con uno strumento grande poco più di una memoria usb. Gli ostacoli da superare sono tanti. L’Italia e l’Europa sono indietro sull’alfabetizzazione genetica rispetto agli Stati Uniti, dove centinaia di migliaia di persone all’anno si sottopongono ad analisi di questo tipo. Ma il nostro Paese è la culla di menti eccezionali. Mancano oggi soggetti ricettivi e pronti a trasformare le intuizioni in grandi business».

INFO: http://www.personalgenomics.it/personalgenomics/

Giancarlo Donadio

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