Da Foligno produciamo t-shirt e conquistiamo il Giappone

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Due ragazzi di Foligno producono t-shirt e le vendono anche in Giappone. Spendthrift è il brand creato da Federico Cancelli 31 anni e Marco Cuccagna, 33 anni. Perito elettronico laureando in Giurisprudenza, Federico, e geometra, Marco, lavorano entrambi nel settore dell’edilizia. Poi a Montecarlo a una festa nasce l’idea per mettersi in proprio: «Abbiamo pensato alle t-shirt perché tutti ne hanno nell’armadio almeno due o tre. Ma non sapevamo nulla del settore e non sapevamo come iniziare» spiega Federico a Millionaire.

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Con Marco realizza le prime grafiche e partecipa a eventi del settore (come il Pitti di Firenze e il White a Milano) per trovare ispirazione e capire come si muove il business della moda: «Sono state esperienze che ci hanno permesso di conoscere le agenzie di rappresentanza dei brand, prendere contatti per una distribuzione futura».

Stampano le prime t-shirt e le presentano a punti vendita umbri. Puntano su belle grafiche (di volti e simboli del momento e tessuti di qualità): «La prima produzione l’abbiamo ripagata con le vendite. Abbiamo stampato 500 pezzi e non grandi quantitativi per capire come avrebbe risposto il mercato. Ci presentavamo due mesi prima della data delle consegna e concludevamo le trattative. Siamo partiti con la distribuzione in 4 negozi, adesso ne abbiamo 70 in tutta Italia, più un nostro punto vendita».

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Due i principali ostacoli? Trovare soldi per forniture e commerciali più idonei: «Per partire ci vogliono 10-11 mila euro. I soldi li abbiamo trovati con le vendite, abbiamo fatto piccoli passi, ma se vuoi iniziare subito con grandi numeri devi investire molto. Dopo la produzione devi scegliere i giusti commerciali. Magari fai una bella t-shirt, ma ti rivolgi a chi non tratta quel prodotto e la tua idea viene respinta. Per incontrare quelli giusti bisogna studiare e poi ci vuole anche fortuna».

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Per la promozione partecipano al White di Milano e utilizzano i social. Proprio sul Web arriva la proposta di un’azienda giapponese che decide di acquistare i loro prodotti: «Abbiamo curato bene il profilo Facebook e Instagram ed è aumentata la nostra visibilità. L’azienda distribuisce il prodotto in alcuni punti vendita giapponesi che trattano marchi italiani e stiamo trattando un accordo per allargare la vendita ad altri nazioni asiatiche. Intanto stiamo progettando il nostro franchising. Insomma, c’è spazio per agire. Spendtrift significa appunto spendaccioni ed è la nostra provocazione: fare per vincere la crisi».

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Federico e Marco ci offrono 4 consigli per imitare la loro storia

1) Parti a piccoli passi. «Fai un semi programmato, qualche grafica e un 500 pezzi e gioca d’anticipo. Presentala ai negozi a cui pensi potrebbero interessare due mesi prima della consegna. A febbraio per la produzione estiva. Ad agosto per quella invernale»

2) Vai a fiere, informati. «Se sei allo scuro del mercato, come lo eravamo noi all’inizio, informati alle fiere e sul Web, sui trend, i materiali e le agenzie di rappresentanza che dovrai contattare per proporre il tuo brand. Sceglile con cura, capisci chi potrebbe essere interessata al tuo prodotto. Non sparare nel mucchio».

3) Programma. «Saper programmare è fondamentale. Capire il timing per far uscire il prodotto. Impara a farlo per non essere preso alla sprovvista»

4) Usa i social. «Cura bene il tuo profilo Facebook e Instagram. Mostra le fasi di progettazione, come nasce il prodotto finale, racconta di te»

INFO: http://nabotmf.wix.com/spendthriftbrand

Giancarlo Donadio

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3 Commenti

  1. Il successo è dovuto alla loro scelta di puntare fondamentalmente sulla pubblicizzazione del brand perchè di innovazione ce ne sta poca vista l’alto numero di concorrenti nello stesso settore…
    Comunque si possono fare solo i complimenti ai ragazzi per aver portato avanti tutto questo…

  2. Cari miei, se queste sono storie di successo o dalle quali possiamo trarre spunto siamo alla frutta.
    Nel prodotto non c’è innovazione ne caratteri distintivi, tantomeno nel modello di business, che più banale non si può. Ergo, non esiste sostenibilità per questo brand a meno di genialità future, ma ne dubito fortemente.
    Ovviamente con gli agganci giusti è possibile propinare qualsiasi cosa ad un pubblico più o meno vasto ma per piacere non fuorviamo i giovani mostrando queste come storie di successo. In Italia il livello non è così basso.

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