Da una pagina Facebook a un business nella musica

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Iniziano con una pagina Facebook, per divertirsi, e oggi hanno un business che punta a rivoluzionare il mondo della musica. Laureato alla Bocconi di Milano in Economia aziendale, Guglielmo Panzera 21 anni, è tra gli ideatori dell’iniziativa: «Tutto è iniziato con un amico, oggi socio in affari, Alfredo Tomasi, quando eravamo all’ultimo anno di liceo. Volevamo dare una rappresentazione, in chiave ironica, del giovane medio, che ama la discoteca, non ha voglia di studiare, ma di bere aperitivi e divertirsi. Volevamo che si rispecchiasse e divertisse in quello che producevamo» spiega Guglielmo a Millionaire.

Partono con i primi post che hanno successo sui social, poi l’ingresso di due cantanti nel progetto (Roberta Branchini e Federica Napoli) e l’idea di mettere i testi in musica (se ne occupa Eddy Veerus, un altro membro del team): «Volevamo creare dei video e delle canzoni per riprodurre in modo fedele la vita dei nostri fan, il loro rapporto con la musica, con i locali, con l’alcool. Sempre allo scopo di farli divertire».

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Nascono così i primi singoli (“Entro in Pass”, “Si Sboccia”) che diventano successi virali, milioni di visualizzazioni su YouTube e l’idea di farci un business. A questi seguiranno altri quattro video: «All’inizio entrambi abbiamo aperto una partita Iva, ma la situazione iniziava a carburare. Allora ci siamo presi un rischio e abbiamo aperto una srl».

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L’azienda si chiama E Ventures, produce video, organizza concerti per il gruppo (una settantina in media all’anno), gestisce i social dell’azienda e ha una linea di merchandising (magliette, cappellini e accessori vari). E soprattutto, collabora con Red Bull, Pernod Richard e Warner, con cui ha firmato un contratto per l’uscita dell’ultimo singolo: «L’obiettivo è di scovare talenti nell’ambito artistico che non trovano sbocchi oggi nelle grandi case di produzioni e offrirgli una chance di crescere e avere visibilità».

Quali sono le chiavi per avere successo sui social?

1. Far divertire il pubblico.«I giovani cercano su YouTube e social, in genere, notizie capaci di divertirli, di entusiasmarli. È la base da cui partono le condivisione e la viralità. Direi che prima di tutto bisogna ideare un prodotto che diverta. Noi ci riusciamo parlando di argomenti familiari e trattandoli con ironia, senza creare distacco tra noi e loro».

2. Coinvolgere gli utenti. «Lo si fa quando si capisce ci si interroga su cosa vogliono i giovani quando si collegano sul Web. E soprattutto, come il Web riesce a intercettare quei bisogni dai quali la tv è lontana. Noi lo abbiamo fatto creando situazioni in cui possono facilmente riconoscersi: scuola, locali, alcool, mondo del lavoro»

3. Parlare il loro linguaggio. «Bisogna conoscere bene il mondo dei giovani per introiettare il loro linguaggio e riproporlo. E quello che manca oggi a molti brand che hanno perso il contatto con il pubblico dei giovanissimi, perché incapaci di parlare e intendere la vita come loro. L’uso dello slang e i riferimenti a situazioni e posti tipici nei nostri video (la cosiddetta tv veritè) è alla base del nostro successo».

INFO: http://www.ilpagante.it/#/about

Giancarlo Donadio

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