E io invento il social network dei dialetti

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Ha inventato il social network dei dialetti. Si chiama Facecjoc (da “cjoc”, “matto” in lingua friulana).

Lombardo, veneto, siciliano, trentino, romano (tra qualche mese anche toscano, napoletano…), il social ha superato il milione di iscritti e si avvia a toccare quota 2 milioni: «Il progetto è nato prima di Facebook, nel 2003. Poi l’ho accantonato per gestire la mia azienda di informatica. L’ho tirato fuori dal cassetto nel 2010, in un periodo non facile della mia vita, ero reduce da un’incidente e avevo da poco perso mio padre. L’ho trasformato e ho inserito il primo dialetto, il friulano. L’idea è di creare un luogo dove far conoscere le tradizioni di ogni regione, di sponsorizzare le diversità culturali, enogastronomiche, paesaggistiche del nostro Paese» spiega Gianluca De Bortoli, 43 anni, programmatore informatico e imprenditore.

«All’inizio le cose non sono andate bene. In Friuli, dove sono nato, il social non ha avuto subito un grande riscontro. Poi ho avuto coraggio e ho inserito il dialetto veneto: sono arrivate le prime soddisfazioni. La stampa ha iniziato a parlare del progetto e personaggi famosi (come Paolo Ruffini, ndr) lo hanno promosso sui loro profili social».

Facecjoc ha una grafica che ricorda molto Facebook. Gli utenti possono condividere foto e video, chattare nel loro dialetto, «anche se sgrammaticato, non importa» spiega De Bortoli, commentare i post degli altri, mettere “Mi Piace”. Ma anche cliccare sul tasto “Non Mi Piace”: «Oggi per tutti il social è Facebook. Ho pensato allora di non disorientare gli utenti e mantenere un’interfaccia che fosse per loro subito riconoscibile. Solo una cosa non è permessa: non ho messo giochi perché avrebbero creato meno occasioni di incontro e condivisione».

facecjoc

Per realizzare il suo progetto, ha investito soldi di tasca sua (120mila euro) con cui riesce a collaborare con una quindicina di freelance, due sistemisti, una segretaria: «Stiamo crescendo molto in questo periodo. L’idea è di raggiungere i sei sette milioni di utenti. Trovare un finanziatore e assumere otto persone per ogni regione. Non è un traguardo impossibile e possiamo farcela».

facejoc3

Facecjoc presenta all’interno anche lingue straniere, come il russo: «È un modo per puntare a quei Paesi in cui si sposterà l’economia del futuro. Paesi che amano l’Italia e vogliono avere un’immagine diversa da quella cattiva informazione che noi trasmettiamo all’estero. Un’occasione anche per attirare turisti, capitali, investimenti».

C’è ancora spazio oggi per chi vuole creare un social?

«L’Italia, a differenza di altri Paesi europei, non ha un social network di proprietà. Noi siamo il primo. C’è spazio per investire nei social tematici. Come per esempio, un LinkedIN, italiano per condividere e realizzare progetti».

Che consigli daresti a chi vuole provarci?

«Prima di pensare a un prodotto tematico. Poi sperimentarlo, avere pazienza, il tempo giusto per capire bene gli utenti cosa vogliono. Io stesso trascorro tre ore della mia giornata sul social per fare domande, avere feedback, comprendere cosa posso offrire in più. Puntare su un’interfaccia molto immediata: oggi la gente ha Facebook ed è difficile che entri subito in un’ottica diversa di utilizzo delle icone, per esempio. Infine, una volta che si hanno dei numeri cercare un finanziatore per crescere ed estendere il modello».

INFO: http://facecjoc.com/

Giancarlo Donadio

 

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