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E ora apro un blog

Strumento di marketing, vetrina di autopromozione, volano per un’attività. E sempre più spesso fonte di guadagno. Ecco come farsi conoscere e mettere a profitto la propria pagina web. Come esperto, scrittore, professionista

Negli Usa i blogger che si guadagnano da vivere sono più numerosi dei programmatori di computer, dei pompieri e dei baristi. Lo ha scoperto il Wall Street Journal, che ha ipotizzato che tra le nuove professioni quella del blogger potrebbe essere quella con il maggior impatto sulla cultura. Un giovane americano su tre fa il blogger. In Italia, si sa, la realtà è diversa, ma qualcosa comincia a muoversi. C’è chi con un blog diventa esperto di marketing e fa decollare gli affari delle aziende che promuove. C’è chi fa conoscere la sua impresa e aumenta le vendite. E chi trova sbocchi editoriali alla sua passione per la scrittura. Di blog, oggi, si vive. E si può guadagnare, non solo indirettamente. I proventi arrivano dalla pubblicità che si ospita o da raccolte di varia natura. Un esempio? Andrea Mazzalai, blogger di http://icebergfi­nanza.splinder.com, fornisce un’informazione controcorrente di economia e finanza. E, forte della sua dedizione e dell’apprezzamento della comunità, arriva a chiedere un contributo economico agli utenti. Una specie di donazione volontaria che serve per mantenere il sito. Spiega Mazzalai:

Questa formula è molto usata dai blogger americani. E in Usa sembra funzionare. C’è chi guadagna anche 70mila dollari l’anno.

Ma come si apre un blog?

In Italia, la maggior parte dei blogger sono partiti da argomenti che conoscevano, li hanno trattati con competenza, sono diventati autorevoli e ora possono mettersi sul mercato come consulenti ed esperti

spiega Luca Rossi, ricercatore nella facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino. Di casi ce ne sono decine e decine. Molti nel mondo dell’informazione, Luca Conti (www.lucaconti.it), 34 anni: ha iniziato trattando temi tecnologici. Oggi lavora come giornalista free lance, collabora con Il sole 24 ore per i nuovi media. Esemplare la storia dell’americano Robert Scoble (http://scobleizer.com), 44 anni, un entusiasta della tecnologia, impiegato alla Microsoft. Iniziò a parlare dei prodotti della sua azienda nel suo blog, diventando un riferimento per i navigatori. Oggi non lavora più per Bill Gates e fa il giornalista specializzato.

Quando è un dipendente che parla di un’azienda in modo personale, autonomo e trasparente, l’azienda ne beneficia. La comunicazione istituzionale è meno diretta, meno disposta al dialogo.

Ma il blog è anche il mezzo per farsi conoscere: ecco cos’è www.infoservi.it, blog di Alberto D’Ottavi. Giornalista, docente di Tecniche dei nuovi media al Naba, Nuova accademia di Belle arti di Milano, ha scritto con Tommaso Sorchiotti Come si fa un blog 2.0 (Tecniche Nuove, 13,90 euro). Un manuale dove si spiega come distinguersi on line.

Nel 2006 mi sono messo in proprio e mi sono costruito tramite il blog un’identità on line. Con qualche difficoltà, soprattutto per la confusione che si crea tra attività professionale e vita privata, ho fatto un investimento per il futuro, più di tempo che di denaro: ho costruito la mia credibilità. Ci sono voluti quasi tre anni per essere presente, ma oggi lavoro come free lance, consulente e docente.

Per D’Ottavi, fare un blog è un modo di affrontare il precariato con spirito positivo e flessibilità, da consigliare a liberi professionisti, free lance e microimprese. Il lavoro poi può venirti a cercare, tramite blog.

Il blog diventa spesso il fortunato punto di incontro tra scrittori e editori

osserva D’Ottavi.

Molti hanno le antenne in piedi sul Web, in cerca di blog da trasformare in successi. Castelvecchi ha scoperto Pulsatilla, oggi scrittrice al suo terzo romanzo, tramite il suo blog. E Marsilio ha fatto centro con Studio illegale, 15mila copie vendute in un paio di mesi per un libro nato da un blog: http://studioillegale.splinder.com.

E ce ne sarebbero molti altri che hanno fatto parlare di sé e diventano persino film, come Generazione mille euro. Travasare, editing permettendo, un diario on line in un libro è un’opportunità per chi ha già ambizioni letterarie e una scrittura corretta, creativa e attraente. Forse la strada praticabile dai più per trasformare il diario on line in una “macchina da soldi” è un’altra.

Per produrre denaro, un blog deve funzionare con i pay per click, ovvero dare spazio a pubblicità che siano cliccate dai visitatori, grazie a Google. È il primo passo

spiega Daniel Bogiatto, superesperto di business on line e autore di Il successo italiano sul Web – Come ottenere il massimo attraverso la Rete ed eBay (Anteprima, 16 euro). Come funziona il pay per click? Semplice: basta appoggiarsi a piattaforme di pubblicità on line come Google Adsense. Con lo scambio di link, Google Adwords e simili, poi, si attira più gente sul proprio blog. Se il blogger ha generato un traffico considerevole, dimostrabile dalle presenze, può vendere lui stesso spazi pubblicitari. Passo successivo è diventare un blogger noto, un professionista in grado di costruire blog per gli altri. Un blog che diventa credibile, raccoglie in breve tempo decine di migliaia di e-mail, database enormi con i profili di visitatori, raccolti magari regalando in cambio e-book. La gente si affeziona al blogger, si fida di lui. E se il blogger decide di vendere lui stesso prodotti o veicolare quelli di aziende clienti, è probabile che la sua community li acquisti. Ecco il business! Un esempio di successo è www.geekissimo.com, il blog di Angelo Veroli, uno dei più noti blogger italiani.

Certo, con il gran numero di blog che ci sono on line, è difficile farsi linkare, leggere e generare traffico. Ma partire con un blog è alla portata di tutti. A costo zero e in poco tempo, con piattaforme come Blogger e Splinder. Con piccoli investimenti, a partire da 200 euro, ci si fa costruire un blog proprio. È più professionale e sicuro: puoi esprimerti in autonomia e nessuno ti può cancellare.

Storie

Billico: un blog per creare un business dal nulla

Alex Billico a 14 anni inizia a lavorare come cameriere, ma poi si lancia in varie attività, portando avanti nel contempo la sua passione per la musica. Ha creato un sito di consulenza e formazione per il web marketing (www.billicomarketing.com) e una nuova etichetta discografica (www.enbil-music.com). Produce un gruppo musicale e una linea di abbigliamento (www.spezie-dorada.com).

Ho scoperto il blog un anno e mezzo fa. Ho approfondito da solo le possibilità della comunicazione on line, soprattutto attraverso e-book di esperti americani: Mike Filsaime, Frank Kern, Ewen Chia… Sono un guerrigliero del marketing e rischio tantissimo. Ho iniziato regalando e-book e offrendo consulenza gratis. Poi ho cominciato a farla pagare a 50 euro all’ora, fino ad arrivare a 1.000 euro. Oggi ho 12mila persone nella mia lista di contatti. Bisogna dimostrare e trasferire l’idea che “le cose si possono fare” e che è possibile creare un business dal nulla. I primi clienti per il coaching on line sono stati privati che volevano fare quello che faccio io. Oggi preferisco sviluppare business di aziende di servizi ed essere pagato con percentuali sui risultati. Ho un team di 15 persone, abbiamo tutti le stesse percentuali di guadagno. E io lavoro 19-21 ore al giorno. Chi non fa sacrifici non arriva da nessuna parte. Non ho sentito la crisi da quando lavoro on line, grazie a scelte strategiche e investimenti oculati. I segreti del mio blog? Avere il know-how per risolvere un problema, essere serio e credibile, avere personalità e una scrittura brillante e dividere il mercato in segmenti per me e le mie aziende clienti.

Siamo piccoli ma cresceremo (grazie a Internet)

Un piccolo mobilificio artigianale ha vita dura sul mercato. Ma ce la fa, se riesce a comunicare al cliente il valore aggiunto del su misura. Con un blog. L’idea è stata di Filippo Berto (foto a sinistra), 32 anni, il titolare. Arrivato alla direzione dell’azienda di famiglia, nata 40 anni fa a Meda (Mi), ha messo a frutto la sua passione per Google, dove si promuove anche attraverso Adwords.

Nel 2003 mi sono registrato su una piattaforma per blog, Blogspot (http://divani.blogspot.com). Fino a quel momento la comunicazione aziendale era monodirezionale. Nel blog ho fatto emergere la mia personalità, lo spirito dell’azienda. E mi sono aperto al dibattito. I clienti ci danno feedback, suggerimenti e critiche sulla modellistica, richieste di chiarimenti sulle promozioni, incoraggiamenti. E c’è grande interesse per i fatti di cronaca: un post sulla manodopera clandestina ha scatenato un putiferio di commenti. Il cliente ha la sensazione di essere sul mio stesso piano: questo agevola la vendita e ci rende più flessibili.

Berto dedica al blog mezz’ora al giorno, un paio d’ore ai social network, gestendo la comunicazione. Internet gli ha fatto quadruplicare il fatturato in quattro anni, fino a portarlo a tre milioni di euro. I suoi consigli?

Essere più libero e onesto possibile. Non aspettarsi risultati nell’immediato. Solo se dici cose sensate le persone ti seguono. Ma prima di avere un commento sono passati due anni. L’investimento, in questo caso, è intellettuale: bisogna ragionare su una strategia di comunicazione su più fronti, blog compreso. Che di suo, costa zero.

Berto, però, nel 2006 ha investito per il rifacimento del sito e la promozione on line il 10% del fatturato.

Da otto anni sacrifico la mia vita e quella dei miei collaboratori per questo progetto. Non ci sono feste senza computer acceso. E sono solo alla metà del mio obiettivo: diventare il marchio di riferimento per il living artigianale.

INFO: www.bertosalotti.it

Un blog per rivelare il finale dei film. E pubblicare un libro

Amici di Web concepiscono un losco piano: aprire un blog, www.spoilerin.com, dove rivelare perfidamente i finali dei film. Dopo meno di un giorno dall’apertura, li contatta Rizzoli per pubblicare La mamma di Psyco è lui con la parrucca. Come farsi odiare rivelando i finali dei film.

Ci conoscevano tramite blog, ma ciascuno di noi abita in posti diversi. Io a Cesena, Giorgio a Roma, Matteo a Londra…

spiega Francesco Farabegoli, impiegato in una ditta di sementi, oggi coautore di un libro umoristico. Con lui anche Vanessa, account manager, e Giulia, blogger e scrittrice. Hanno lavorato al libro via Web.

Già al primo giorno, il 20 aprile 2008, ci avevano cliccato un sacco di persone. Per un critico è amorale rivelare il finale dei film. A molti il nostro progetto alieno è piaciuto. Dopo poche ore abbiamo ricevuto il contatto con l’editore. Nei primi 10 giorni siamo arrivati a 300 spoiler. Nel libro, che è uscito nel novembre 2008, ne abbiamo messi circa 800.

Viene da fare il paragone con le performance mirabolanti del mitico Chuck Norris, scritte da blogger e internauti in tutto il mondo e raccolte, in Italia, in libri umoristici (Coniglio, Tea).

Silvia Messa, Millionaire 6/2009

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