E ora vediamo se ti assumo

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Dovete assumere una nuova persona ed è arrivato il momento critico del colloquio. Come vi comportate? Un esperto spiega come scegliere il candidato migliore

Immaginate di dover assumere una persona tra vari candidati. Sempre più spesso, durante il colloquio, si opta per la formula delle 10 domande classiche.

Facciamo una prova.

Se doveste fare un’unica domanda al candidato, quale scegliereste?

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  • Perché dovrei assumerti?
  • Come ti vedi fra cinque anni?
  • Quali sono le tue forze e le tue debolezze?
  • Come ti descriveresti?
  • Quale materia ti piaceva di più all’università, quale di meno?
  • Cosa sai della nostra azienda?
  • Perché hai deciso di inviarci il curriculum?
  • Perché hai lasciato il tuo ultimo lavoro?
  • Quanto vuoi guadagnare tra cinque anni?
  • Che cosa vuoi veramente fare nella vita?

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Sbagliate se optate per le domande 1, 3 e 4, perché da esse non trarrete informazioni utili sull’intervistato.

Tutti i candidati infatti conoscono ormai queste domande e si preparano prima. È possibile che alle persone a cui ho fatto un colloquio e a cui ho chiesto quale fosse la loro maggiore debolezza, tutte abbiano risposto che sono perfezionisti o che lavorano troppo?

Le domande 2, 9 e 10 presuppongono invece che i candidati siano capaci di prevedere il futuro. Ma le persone non sono in grado di prevedere il futuro, tantomeno il proprio.

Le domande 5, 7 e 8 prevedono che l’intervistato abbia la capacità di ricordare obiettivamente. Ma in realtà sappiamo che questo è impossibile.

Ognuno di noi ricostruisce il proprio passato migliorandolo, soprattutto quando gli fa comodo.

In realtà la domanda più corretta, secondo gli studi realizzati da Allen Huffcutt della Bradley University, è la numero 6.

Il motivo? È l’unica domanda basata sulla realtà: cioè dimostra quanto tempo il candidato ha passato a informarsi sull’azienda per cui vorrebbe lavorare.

Ma la strategia migliore in un colloquio è quella di non fare domande.

Perché nel giudizio saremmo comunque condizionati da fattori estranei al lavoro, come gli aspetti che abbiamo in comune con il candidato, la prima impressione che ci suscita, i pregiudizi.

Il modo migliore per selezionare una persona è quello di metterla alla prova. Cercate un venditore? Fategli simulare una vendita. Volete un grafico? Fategli fare un disegno. Vi serve un nuovo amministratore delegato? Chiedetegli di fare un discorso improvvisato nella maniera più rilassata possibile. Informatevi inoltre sulle competenze della persona che volete assumere, verificare i risultati che ha ottenuto in passato o fate semplici test di intelligenza.

La prova del nove

Una ricerca sui candidati respinti al test di ammissione all’Università di Medicina del Texas ha dimostrato che la selezione non  garantisce il candidato migliore.

Dopo aver ammesso 350 studenti, su 800, con il punteggio più alto, l’università ha poi aperto le porte ad altri 50. Ma gli studenti che ne avevano più diritto si erano nel frattempo iscritti ad altre facoltà. Furono ammessi così gli ultimi 50 studenti della classifica.

Risultato: anni dopo, valutando i due gruppi, non emergeva nessuna differenza. Entrambi avevano completato i loro studi e conseguito la laurea in eguale proporzione.

 

Jakob Burak Millionaire 02/2010

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