Editoria: le domande da un milione di dollari

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Le riviste e i giornali cartacei sono in crisi. Ma la riscossa è dietro l’angolo. Chi ha idee innovative trova finanziatori e pubblico. Funzionano il locale e il “giornalismo partecipativo”. Come dimostrano i 100 milioni di dollari che Twitter ha appena incassato dai suoi investitori

La Rete ammazzerà la carta?

Ha scritto il Financial Times: «Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, lettori che invecchiano, concorrenza di Internet, l’industria dei giornali è passata a miglior vita». Il New York Times per pagare i debiti ha venduto la nuova sede. Il Philadelphia Enquirer è fallito dopo 180 anni. Il Los Angeles Times ha ridotto i giornalisti da 1.300 a 700. In Italia il calo delle vendite è netto. L’infausto destino accomuna stampa a pagamento e free press (che ovunque perde colpi). Molte testate ricorrono a tagli (delle retribuzioni e del personale). Ma Arianna Huffington, editrice del blog più potente del Pianeta (www.huttingtonpost.com), assicura: «Il giornalismo su carta non scomparirà del tutto. Serve per l’approfondimento, è comodo e regala anche una sensazione romantica».

Che futuro per i giornalisti?

Flessibilità, rapidità, mobilità, senso della notizia, perfetta padronanza delle lingue e delle nuove tecnologie. Futuro nero, invece, per “gli impiegati della notizia”.

Notizie on line a pagamento: sì o no?

Il primo è stato l’editore Rupert Murdoch, che ha annunciato che farà pagare le news dell’edizione on line del Wall Street Journal. Sulla stessa linea il Financial Times e il francese Le Figaro. Critico Eric Schmidt, ad di Google: «Sarà possibile far pagare per contenuti di nicchia e specialistici, ma credo che sia improbabile riuscirci per tutte le notizie». A Schmidt fa eco la Huffington: «Chi cerca di costruire recinti attorno all’informazione e chiede soldi per accedervi è destinato a fallire». Ma, forse, giova qualche distinguo. Spiega Biagio Carrano, docente della business school de Il Sole 24 Ore: «L’informazione on line andrà verso forme di pagamento per i contenuti pregiati e frutto di redazioni altamente professionalizzate. Sarà lo stesso Web a selezionare i contenuti di qualità, dare credibilità agli autori e permettere loro di monetizzarli».

Come vincere in edicola?

Contenuti e rapidità: questo è il binomio vincente del futuro. La Rete (ma anche i telefonini) sono imbattibili per la velocità. I giornali cartacei lottano sul terreno dei contenuti. «Occorre prendere atto del cambiamento, non fare gli struzzi. Avere passione e curiosità. Guardare quello che succede all’estero. Dare inizio a una “fase laboratorio”» suggerisce Maria Grazia Mattei, esperta di new media e fondatrice del Meet the media guru.

Un esempio, il Newsweek ha proposto un modello editoriale controcorrente: foliazione bassa, tiratura limitata, veste grafica minimalista, poche foto. Ma soprattutto meno notizie dell’ultim’ora e più articoli approfonditi. Il tutto sulla scia dell’inglese Economist. Smentendo chi parla di “edicole troppo affollate” in Italia ci sono vari casi di successo, anche in segmenti già presidiati: riviste di gossip patinate ma a basso prezzo, femminili e maschili di nicchia, mensili di divulgazione scientifica. E soprattutto editoria locale.

Dove va (e quanto conta) la pubblicità?

Cala la raccolta pubblicitaria, specie le affissioni (-27%) e la stampa (-24%). Performance positiva solo per Internet, che guadagna il 7%, arrivando a una raccolta di 340 milioni di euro. Tuttavia, la torta degli investimenti pubblicitari, continuano a spartirsela stampa e tv, che in Italia pesano rispettivamente per il 35 e il 53%, mentre la Rete si deve accontentare di un misero 3%. Attualmente, nessuna digitalizzazione o micropagamento può oggi sostituire per i grandi quotidiani gli introiti della pubblicità. Il New York Times nel 2008 ha incassato un miliardo di dollari in pubblicità e l’85% veniva dalla carta.

Spiega Luc de Barochet, direttore dell’edizione on line del giornale Le Figaro, in testa ai siti di informazione francesi con 6,6 milioni di utenti: «Non perdiamo soldi, ma i ricavi pubblicitari non ci consentono di crescere». Però chi azzecca la formula, alla fine, vince anche sul fronte dei bilanci.

Come conquistare lettori in Internet?

Il mezzo è sempre più “popolare”. L’audience cresce a vista d’occhio. Ma attenzione: “grabbare” (cioè prendere le notizie un po’ qua e un po’ là e metterle insieme) non basta più. Per avere successo, bisogna dare un valore aggiunto. Come la possibilità di personalizzare il giornale on line. Uno dei primi esempi di questo “giornalismo alternativo” risale a metà degli anni Novanta ed è del Daily You (www.dailyyou.com). Allo stato sperimentale, invece, è MeeHive: il quotidiano fai da te, che si può leggere on line (www.meehive.com). Il principio è semplice: dopo essersi iscritto alla comunità virtuale il lettore-redattore decide il suo settore di interesse e MeeHive gli propone una home page costruita su misura che viene aggiornata di continuo. Il tutto a cifre competitive.

Senza dimenticare Google News e la recente Fast Flip: una pagina che consente in maniera velocissima di sfogliare un paniere di 39 quotidiani americani ridirigendo poi il lettore al sito della testata se si vuole approfondire l’argomento (gli editori riceveranno una quota degli introiti pubblicitari). INFO: http://fastflip.googlelabs.com.

Ma si può avere successo anche con una scelta oculata degli argomenti. Spiega Carrano: «On line funzionano i contenuti locali, che creano un legame con il territorio e quelli specialistici, che sono strumenti di lavoro. I contenuti di scoop e indiscrezioni, che offrono una vasta platea agli inserzionisti, in un’epoca di osmosi tra finanza e intrattenimento (per esempio: www.dagospia.com). E infine i commenti di alta qualità, quelli realmente in grado di orientare l’opinione pubblica».

La soluzione è il print on demand?

Carlo Gubitosa, uno dei soci fondatori della rivista satirica Mamma! propone un’idea di business: «Si potrebbero installare sul territorio dei chioschi digitali dove il lettore può farsi stampare il giornale che vuole. Con gli editori si stipula un accordo economico. Il risparmio dei costi (pensiamo alla carta e alla distribuzione) è evidente» spiega. E operativamente? «Semplificando, il piano è quello di costruire una versione del sistema operativo Linux (Linews) orientata alla realizzazione dei chioschi. In questo modo, utilizzando software libero, i costi verrebbero abbattuti. Al software bisognerebbe aggiungere solo una carcassa di legno e un computer (anche non nuovissimo) in grado di stampare». INFO: www.youtube.com/watch?v=eRo72dta9s4

Quali formule per sposare la Rete e la carta?

› Integrare le notizie.

La redazione più all’avanguardia è quella del Guardian, che è stata realmente in grado di integrare redazione on line e off line.

› Puntare sul piccolo. Mamma! è una rivista satirica a fumetti on line da febbraio (www.mamma.am) e anche in versione cartacea a partire dalla scorsa estate: 30 autori (soprattutto al Sud), 1.200 articoli, 100mila visite al sito, premio della satira a Forte dei Marmi. I contenuti del sito sono disponibili gratuitamente (ma le donazioni spontanee sono ben accette). Per leggere la rivista, invece, bisogna sottoscrivere un microabbonamento: tre copie, con frequenza mensile, a 20 euro. Chiunque abbia una stampante, può ricevere il pdf e venderlo, tenendosi i soldi. Esistono poi delle redazioni locali, che producono contenuti ad hoc e personalizzano ogni edizione. INFO: info@mamma.am

› Puntare sull’abbonamento. Il fatto quotidiano, il nuovo giornale “sponsorizzato” da Marco Travaglio, è uscito a settembre (16 pagine, solo nelle principali edicole). Già al momento dell’uscita c’erano 30mila abbonati, di cui due terzi con la formula che permette di leggerlo on line già a mezzanotte.

Caso 1: Dmedia

«Lascio? No, raddoppio!»

Adrio De Carolis ha solo 42 anni, ma un curriculum da imprenditore ricco di successi (fra cui la copertina di Fortune, nel 1999). Nel 2004, a capo di un gruppo di investitori, rileva il gruppo Dmail. «Le attività erano due: quella dell’e-commerce e quella editoriale. L’idea iniziale era di dismettere gli allora 13 giornali locali, che contribuivano al fatturato con 10 milioni di euro, contro i 20 dell’e-commerce, e puntare solo su quest’ultimo» esordisce De Carolis. Poi l’imprenditore si confronta con Gianluigi Viganò, a capo della parte editoriale DMedia, e il gruppo invece di lasciare… raddoppia. «Oggi abbiamo 40 riviste che fatturano 30 milioni di euro, contro gli 85 dell’e-commerce. Siamo presenti in Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta, vendiamo 160mila copie a settimana. Per un lettore, il costo è di 75 euro l’anno (ogni numero 1,5 euro)». La raccolta pubblicitaria funziona, soprattutto sul fronte degli esercizi commerciali e della pubblicità elettorale. Così, il gruppo fa “campagna acquisti”: «Le testate locali sono spesso in crisi, a causa degli alti costi di gestione. Noi abbiamo sì una redazione per ogni giornale (con quattro-cinque redattori, che fanno foto, articoli, inchieste), poi però sfruttiamo notevoli economie di scala per carta, stampa, amministrazione, tecnologia… Rilevare una rivista locale può costare da poche decine di migliaia di euro, fino al milione, prezzo di un ottimo settimanale molto radicato sul territorio come La Gazzetta della Martesana» prosegue De Carolis. I contenuti sono di taglio popolare, ma molto curati e la rete commerciale crea il legame con il territorio. «Ultimamente, siamo sbarcati anche su Internet, ma da subito a pagamento. On line, è possibile leggere gratis le informazioni statiche (sul Comune, i turni delle farmacie…) e le prime tre righe degli articoli di attualità. Altrimenti ci si deve abbonare, pagando con carta di credito» prosegue De Carolis.

INFO: www.dmailgroup.it

Caso 2: Compresso.it

Cerca affiliati il giornale locale scritto dai lettori

Cesare Crepaldi ha 38 anni e una solida esperienza in due settori: editoria e informatica. Oltre alla voglia e alla curiosità di trovare una nicchia di mercato non ancora esplorata. «La domanda di localismo è forte, anche sul fronte dell’informazione. La Rete è una grossa opportunità, perché garantisce l’immediatezza. La gente vuole notizie e le vuole fresche. I lettori vogliono sentire le notizie più loro: commentarle, addirittura scriverle. Si chiama “giornalismo partecipativo” (citizen journalism) e negli Stati Uniti sta andando molto bene». Su questo Crepaldi riflette per mesi, per poi partorire un’idea. «ComPRESSo.it è un giornale informativo “glocal” on line, che dà spazio alle notizie locali e nazionali. A scrivere saranno non solo i cinque giornalisti della redazione torinese, ma anche le pubbliche amministrazioni e i lettori stessi. Ogni notizia, se rilevante, potrà passare da locale a provinciale, regionale e nazionale» spiega Crepaldi. Ogni comune avrà il suo Compresso personalizzato, anche se l’iniziativa partirà a breve con un’area test di una decina di Comuni. «Il progetto è ambizioso e richiede un investimento intorno a 600mila euro, comprensivi di hardware, software, pubblicità di lancio e costi di mantenimento per i primi due anni. Ho già trovato investitori interessati. Cerchiamo imprenditori in tutta Italia che vogliano diventare il punto di riferimento editoriale e pubblicitario della propria zona. Gli introiti saranno costituiti principalmente dalla vendita degli spazi pubblicitari. Prevedo guadagni medi intorno a 800 euro al mese per Comune, ma la stima è prudenziale» prosegue Crepaldi.

«Coloro che già operano nel settore come editori o concessionari pubblicitari sono i partner ideali, ma bastano anche passione per l’editoria e il Web, e capacità commerciale di organizzare la raccolta pubblicitaria» conclude Crepaldi.

INFO: www.compresso.it

Lucia Ingrosso, Millionaire 11/2009

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