Fare affari con la musica

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La passione per la musica può diventare un affare. Per chi ha talento e determinazione. Si moltiplicano festival, rassegne, concorsi aperti a tutti. I consigli e gli indirizzi utili per diventare la prossima pop star

Magari non diventerete ricchi come Paul McCartney (la cui fortuna finanziaria è stimata oltre un miliardo di euro) o Madonna, la donna più ricca in Inghilterra, ma diventare una pop star potrebbe rappresentare un grande affare. Però la strada è lunga e tutta in salita. E forse solo uno su mille ce la fa. La cronaca (leggete i casi esemplari che abbiamo raccontato in questa inchiesta) dimostra che il successo premia chi accompagna al talento la determinazione e il coraggio. A patto che si mettano in conto gavetta ed esibizioni dal vivo, porte in faccia e concorsi. Senza contare troppo sul colpo di fortuna, ma affidandosi alla costanza. Anche i Beatles per anni hanno suonato in locali fumosi, ignorati e sottopagati. Così Vasco Rossi: quando si presentò per la prima volta a Sanremo nel 1982 con Vado al massimo, arrivò ultimo. Ma lui tenne duro e, anche nella Città dei Fiori, tornò da protagonista.

Oggi, anche se l’industria discografica sta rinascendo, è ancora difficilissimo avere successo. Confida Antonio Gaudino, musicista e giornalista musicale: «Aveva ragione l’unico discografico sincero che io abbia mai incontrato, che suggeriva di derubare i supermercati. Secondo lui, così diventare ricchi era più facile e sicuro». Già, ma è un po’ fuori legge.

Vero è che grazie alla rivoluzione digitale (basti pensare al successo di iTunes e iPod) e alla tecnologia “amica”, è possibile prodursi, con poche migliaia di euro, il primo disco o almeno un demo utile a presentare se stessi e le proprie canzoni. Si moltiplicano le occasioni di incontro e selezione (festival, rassegne, concorsi, spazi radiofonici…) aperte a tutti. Da Internet si scaricano milioni di canzoni e i siti specializzati in suonerie e brani musicali vivono un momento d’oro. E così complessivamente cresce il fatturato del sistema musicale italiano. Il disco, insomma, gira. E gli aspiranti musicisti riprendono a sperare. Di trovare il loro posto al sole. Di diventare una star o almeno avere un palcoscenico sul quale esibirsi per premiare la propria passione.

Ma allora quali sono i passi giusti da fare? Come muoversi con sicurezza verso il successo? Ecco le risposte e i consigli degli addetti ai lavori.

Nel mondo artistico esiste una curiosa distinzione fra dilettanti e professionisti…

«In altri settori non è così: non si è mai sentito parlare di un meccanico dilettante…» esordisce Raffaele Sorrentino, presidente dell’Aips, Associazione italiana professionisti spettacolo. «Una volta un jazzista si offese nell’essere definito “un lavoratore”, perché lui si sentiva “un artista”. C’è da dire che la normativa è obsoleta e gli artisti ancora poco tutelati. La nostra associazione dà una mano a capire come amministrarsi» prosegue Sorrentino. L’Aips mette a disposizione il libro Guida per l’artista e l’operatore dello spettacolo (da richiedere a www.aipsc.net).

Conviene partecipare a festival e concorsi?

«Sì, ma solo a condizione che abbiano due requisiti: la gratuità e la presenza in giuria di nomi importanti, tra gli addetti ai lavori. Quelli con una lunga tradizione sono consigliati a musicisti con maggiore esperienza. L’importante è presentarsi non solo pensando alla propria esibizione, ma anche a quella degli altri partecipanti. La consapevolezza di quello che c’è in giro è fondamentale» consiglia Giordano Sangiorgi, organizzatore del Mei di Faenza (vedi box a pag. 49).

Qual è lo spirito giusto per affrontare un concorso?

«Bisogna partecipare – risponde il cantautore Alessio Lega – come se fosse la cosa più importante della tua vita e aspettare l’esito come se non ti importasse niente. Bisogna non rimanerci male quando l’esito è negativo e cogliere comunque l’occasione per esibirsi in bei posti, davanti a giudici competenti».

Parola d’ordine: esibirsi dal vivo?

Sì. Per i musicisti che abbiano qualche ambizione, è fondamentale maturare un solida esperienza nelle esibizioni dal vivo. Il primo palcoscenico è quello offerto dai pub che non hanno biglietto d’ingresso, ma si sovvenzionano con le consumazioni. Perciò, per convincere il gestore ad accogliere il gruppo o l’artista sul palco, bisogna contare su un buon gruppo di supporter (amici che fanno da pubblico e… consumano molto!). Il passo successivo è quello di trovare delle piccole scritture. Ma anche in questo caso, vietato aspettarsi grosse cifre. «Quando si spuntano 500 euro a serata per una piccola band è già un ottimo risultato» confida un giovane musicista. A volte può essere richiesta anche una trasferta (il che è positivo per farsi vedere anche fuori zona). Fondamentale il fatto di potersi muovere tutti insieme, su un furgoncino. E strategico abbinare alla data meglio pagata delle altre esibizioni in zona, magari anche a prezzi minori (ma con attenzione, perché l’aspetto è delicato e si rischia di creare qualche malcontento nei gestori di locali che si aggiudicano la band a prezzi diversi).

Il primo disco è un punto d’arrivo o di partenza?

«Di partenza. Bisogna registrare un demo solo nel momento in cui si è raggiunta la propria maturità artistica e la consapevolezza di avere qualcosa di forte da comunicare» spiega Sangiorgi. In questa fase, la tecnologia rappresenta un grande aiuto. Racconta Achille Bocus, del gruppo Minestra di farro: «Oggi, con un minimo di dotazione tecnologica, si può fare da casa quello che, fino a pochi anni fa, richiedeva uno studio di registrazione. Bastano un computer Macintosh, il software garage band e un interfaccia audio per registrare il proprio master. L’investimento base parte da 500 euro. Io con 3.500 mi sono dotato di un’attrezzatura semiprofessionale, grazie alla quale abbiamo realizzato un demo con cinque brani del nostro gruppo».

Che cosa fare una volta che si è realizzato il demo?

Il passo successivo è quello di trovare un’etichetta discografica che editi il cd e dia la possibilità, fra le altre cose, di avere i proventi Siae e (magari) trovare qualche opportunità nel campo pubblicitario (come jingle di spot).

Come si trova un’etichetta?

La ricerca di un’etichetta da parte di un musicista esordiente equivale a quella di un editore da parte di un neo-romanziere. Si tratta di un’impresa difficilissima, che va perseguita con costanza. Come? Non perdendo occasione per distribuire il proprio demo (a radio, addetti ai lavori, altri cantanti…).

Conviene mandare il proprio demo a talent scout e case discografiche?

Vale sempre la pena di tentare, ma non affidandosi esclusivamente a questi invii, che hanno scarse possibilità di portare al successo (a meno che non si abbiano conoscenze all’interno della struttura). Le case discografiche sono bersagliate da demo di esordienti e possono dedicarvi ben poco tempo e attenzione.

E per chi vuol fare da sé?

Audiocoop indica sul suo sito (www.audiocoop.it) tutte le procedure per aprire la propria etichetta. La realizzazione poi del disco a partire dal master ha un costo indicativo di un euro al pezzo (che può aumentare se si sceglie un libretto più ricco).

Distribuzione & promozione: come si fa?

Mettiamo che il giovane artista abbia realizzato il suo demo e trovato l’etichetta che gli produce il master. Si trova nella stessa situazione del romanziere che ha pubblicato con un piccolo editore. Il “prodotto” esiste, ma è mal distribuito (solo in pochi punti vendita e nascosto in fondo allo scaffale) e nessuno ne parla. Solo gli editori più grandi (così come le major della discografia) possono garantire una distribuzione e una promozione in grado di garantire alte vendite e notevole visibilità. Il primo passo è nella musica “indie” (che sta per «independent»), ma poi serve un salto di qualità, pena il restare per sempre nel limbo della musica di nicchia e per pochi.

«La distribuzione passa per le major. Altrimenti, non esisti» sintetizza Gaudino. In una prima fase è l’artista che si deve preoccupare di contattare il distributore, procurare recensioni sui giornali specializzati, mandare gli amici in negozio a sollecitare il proprio prodotto e “muovere il mercato”. Spiega la giovane cantautrice Silvia Dainese: «All’inizio bisogna fare tutto da soli e dimostrarsi il miglior agente di se stessi».

Il boom delle suonerie può diventare un’opportunità?

«Per la prima volta, in Italia gli introiti delle vendite di cd sono pari a quelli fatti registrare dalle suonerie dei telefonini scaricabili da Internet. Purtroppo gli artisti, per il momento, sono tagliati fuori da questo enorme business. Il rientro economico per gli artisti si limita al 12%. Mentre le compagnie telefoniche e i grandi portali non prendono in considerazione i giovani artisti emergenti» delude le aspettative Sangiorgi.

Internet invece?

La Rete è un’opportunità distributiva. Lo dimostra il caso di Elio e le storie tese, che hanno reso il loro sito (www.elioelestorietese.it) un luogo interattivo in cui scaricare musica a fronte di un abbonamento, trimestrale o annuale. Una modalità è quella di Creative Commons, che si definisce “un copyright flessibile per le opere creative” (per spiegazioni più tecniche: www.creativecommons.it).

Ci sono aspetti che inducono al pessimismo?

Questo è un momento particolarmente difficile per la scena musicale. In primo luogo, c’è il problema della pirateria che ogni anno provoca danni per sei miliardi di euro (1,5 miliardi di Iva evasa e 4,2 di mancati introiti per le aziende del settore). E poi c’è la questione prezzi: a fronte di una diminuzione del prezzo medio di un album del 3,2% si è verificato un aumento delle vendite del 4%. Segno, questo, che la domanda è sensibile eccome al prezzo. Ma non basta. «Bisogna abbassare l’Iva sulla musica. Ovunque è al 4%, qui al 20%. E non è giusto tassare così pesantemente l’arte» conclude Gaudino.

come va il mercato

0,7 gli album acquistati per abitante in Italia (ottavo posto nella classifica mondiale)

2,3 miliardi di euro, il fatturato del sistema musicale italiano (+ 4,35%)

+ 4% aumento del numero di cd venduti

+ 20% incremento nella raccolta di diritti discografici

Fonte: Rapporto 2005 Economia della musica italiana (Centro Ask e Università Bocconi)

Storie di cantanti più o meno famosi

negramaro

«Non rimanete in casa a suonare»

E’ un momento d’oro per la band, reduce dalla tournée trionfale e dal doppio disco di platino (200 mila copie vendute). Eppure Giuliano Sangiorgi, la voce del gruppo, fa fatica a parlare di punti d’arrivo. «A Lecce abbiamo dovuto aggiungere un’altra data ed entrambe sono andate esaurite. Per noi è stata una grande soddisfazione smentire il detto secondo il quale nessuno è profeta in patria. E’ bello vedere gli amici e i vicini che ti chiedono l’autografo. Ed è bello firmarli, con umiltà, ricordando bene da dove veniamo…».

La gavetta per arrivare al successo è stata lunga. «Gli ostacoli e i problemi ci sono stati sì, ma non per noi. Sono stati gli altri, le persone a noi vicine che però non condividevano fino in fondo la nostra passione, a soffrire di più. E a chiedersi se tutto quello che stavamo facendo avesse un senso. Per noi i problemi altro non erano che ulteriori stimoli ad andare avanti nel nostro progetto».

L’iter del gruppo è comune a molti: fanno concerti, partecipano ai concorsi, poi registrano un demo per farsi conoscere. La svolta è l’affermazione al Tim Tour. In seguito a questo, li nota Caterina Caselli che li vuole nella sua scuderia. Ma il successo ha solo aspetti positivi? «Sì, se non cadi nella trappola dei ruoli. Io non sono il cantante dei Negramaro, ma Giuliano, un ragazzo molto fortunato».

Il suo consiglio:

«Non suonare pensando al successo, ma spinti dal desiderio di suscitare emozioni. Noi stessi non definiamo il nostro un mestiere, ma una passione. Credere sempre in sé, pur mantenendo umiltà e capacità critiche. E ancora: non pensare di essere notati rimanendo a casa…».

INFO: www.negramaro.it

Alessio Lega

«Tante esibizioni dal vivo»

«A 13 anni ho iniziato a scrivere canzoni, a 16 ho esordito in pubblico. Ma la mia prima passione è stata il fumetto, che mi ha portato a studiare a Milano, dopo la maturità classica. Ho fatto tanta gavetta, ma non sono mai riuscito ad andare al di là dei lavoretti di contorno. Nel frattempo, si era riaffacciato il primo amore per la musica. E così affiancavo il mestiere di animatore, facchino, montatore di palchi… alle prime esibizioni. In quel periodo, facevo una vita da bohemien: scrivevo di notte, mi alzavo alle cinque di pomeriggio, passavo tanto tempo a suonare. A un certo punto, ho capito che dovevo darmi una regolata e mi sono trovato un lavoro da impiegato, che mi dà una certa tranquillità economica. L’importante è continuare a leggere, studiare, confrontarsi con gli altri. Le basi culturali sono fondamentali e aiutano nei momenti di calo dell’ispirazione. Va detto che, agli inizi, non si guadagna molto e gli ingaggi nei locali sono proprio bassi. Suonare gratis? Solo in situazioni prestigiose o che ci piacciono particolarmente. Altrimenti no. Noi suoniamo in quattro (con me due componenti degli ex Mariposa e un batterista). Io ero un po’ restio a registrare un disco, perché ci tenevo a realizzare qualcosa che mi rappresentasse. Va detto che un esordiente non ha nessuna possibilità o quasi di farsi produrre il primo disco. Quello che può fare è realizzare da solo il master (e oggi la tecnologia permette di farlo anche da casa propria con un investimento contenuto) e poi cercare un’etichetta che lo editi. Così ho fatto io. Il disco è importante, ma da solo non basta. Testimonia quello che hai fatto, ma deve essere supportato dall’esperienza che ci si fa suonando dal vivo. Nel mio caso, mi ha procurato la Targa Tenco come esordiente nel 2004. Ora è in uscita il secondo disco, che la mia etichetta questa volta ha deciso di produrre ancora prima di sentirlo: si intitola Sotto il pavé la spiaggia ed è una rivisitazione in italiano di alcune canzoni francesi, classiche e attuali. Continuo per ora a mantenere il mio lavoro impiegatizio, perché questo mi permette di accettare solo i progetti musicali in cui credo».

Il suo consiglio: «La chiave per affermarsi, per me, sta nelle esibizioni dal vivo, possibilmente in situazioni molto diverse: teatri, rassegne all’aperto, fabbriche occupate… Questo ti permette di imparare a domare tutti i tipi di pubblico».

Info: www.alessiolega.it

«I risultati dopo tanta gavetta»

«Da piccolo ho iniziato a suonare il piano, perché per i miei genitori, operai, era uno strumento di promozione sociale. Ma poi ho preferito la chitarra. Nel frattempo, ho studiato: diploma di ragioniere, laurea in Scienze Politiche. Ho cominciato a fare colloqui e a un certo punto ero indeciso fra impiegarmi all’Agip o alla Banca d’Italia. Bene, alla fine ho scelto la musica. Per dieci anni ho suonato con i Rossomaltese. Nel frattempo, mi mantenevo con vari lavoretti: cameriere, addetto alle pulizie, fattorino, incellofanatore. La svolta è la collaborazione con Roberta Torre per il musical Sud side stori: per sei mesi non ho fatto che scrivere canzoni, musiche e testi. Decido così di incidere un demo per presentarmi come autore. Lo ascoltano il produttore Paolo Iafelice e Riccardo Vitanza (di Parole & Dintorni), che decidono di farmi esordire anche come cantante. Nel 2001 esce il disco Pacifico che due mesi dopo riceve la Targa Tenco. Altra svolta importante è al Premio Recanati quando Samuele Bersani, presente in giuria, mi chiama per dirmi che l’album gli è piaciuto. Poi canterà la mia canzone Le mie parole nel suo disco e, nel 2003, mi porterà in tournée con lui. Infine il festival di Sanremo del 2004 con Solo un sogno. La tv è una grossa opportunità, ma bisogna imparare i codici di comunicazione, che sono molto semplificati. E prenderla con ironia, per tenere a bada la tensione. Ma non è facie. Dopo Sanremo è uscito il secondo album, Musica leggera.

Ora è in uscita il terzo, Dolci frutti tropicali. Come ci sono riuscito?

Con tanti anni di gavetta e sacrifici. E curando i contatti, soprattutto negli ultimi anni».

Il suo consiglio: «Chi ha dentro questo mestiere lo sente. E va avanti, nonostante tutto. Affronta le difficoltà e le delusioni, pur di continuare a fare quello che ama».

Info: http://ginopacifico.altervista.org

Silvia Dainese

«Io? Ho fatto tutto da sola…»

«La passione per la musica fa capolino quando ho 14 anni. Prendo qualche lezione di chitarra, ma decido che non fa per me. Ci riprovo a 17 anni e comincio a scrivere le mie canzoni, senza preoccuparmi troppo della teoria. Solo in seguito sono tornata a studiare. Dopo la maturità artistica mi trasferisco da Genova, la mia città, a Milano, dove frequento l’Accademia di Belle Arti a Brera. Intanto vendo quadri, lavoro in un pub, faccio la vendemmia, collaboro in uno studio di registrazione. E nel frattempo, porto avanti la mia musica. Partecipo al Premio Città di Recanati. Auto produco un disco e mi faccio promozione da sola. Questo significa che vado ai concerti e lascio giù il mio disco. Al concerto successivo, torno e chiedo se l’hanno sentito. Nel numero, qualcuno lo sente e riesco così a diventare supporter di cantanti più noti (fra cui Carmen Consoli). Ora ho appena registrato dei brani nuovi e sto cercando un produttore. E’ un mestiere difficilissimo, in cui toccano tante delusioni e porte in faccia. L’ultima, pochi giorni fa: ho provato la selezione per Sanremo giovani, ma è andata male. Spesso mi sono chiesta: “Ma sono io che non vado bene o sono gli altri che non mi capiscono?” Tante volte sono stata tentata di lasciar perdere. Ma non posso: questo è una vocazione che sento dentro. Non potrei fare altro, almeno in questo momento.

Il suo consiglio: «Fare tutto da soli, specie all’inizio. Non c’è nessuno che tiene al nostro successo più di noi. Bisogna allacciare molti contatti e seminare moltissimo. Se si crede in quello che si fa, qualcosa di buono prima o poi arriva…». Info: www.silviadainese.it

«883: un numero come portafortuna»

In principio erano due, Max Pezzali e Mauro Repetto, partiti da una cantina di Pavia. Scrivevano canzoni, sperando che qualcun altro le interpretasse. Ma i cantanti non si trovavano e così decisero di fare tutto da soli.

«Studiavamo all’università e avevamo pochi soldi. Ma la passione era tanta e così impiegammo tutti i nostri risparmi nella strumentazione che all’epoca, siamo alla fine degli anni Ottanta, era abbastanza “ricca”: sintetizzatore, campionatore, batteria elettronica, registratore a quattro piste… Avevamo trovato anche uno studio di registrazione a buon mercato, ma era a Torino e, piccolo particolare, noi abitavamo a Pavia. Così abbiamo imparato a conoscere la strada palmo a palmo, andando e tornando in giornata, perché permettersi l’albergo era fuori discussione…». La svolta è nel ’91, quando i due – delusi da un contratto capestro (400 mila lire in tre anni) e dalla difficoltà di trovare spazi – decidono di chiedere un parere “illustre”. «Lasciamo, senza speranze, una nostra cassetta demo nella portineria di Claudio Cecchetto. La firmiamo con un numero: 883, in onore della Harley Davidson. E questo numero ci porta fortuna. Solo 48 ore dopo, infatti, ci chiama un collaboratore di Cecchetto, che è tuttora il mio produttore».

Da lì un successo clamoroso e costante, costellato di grandi hit (Hanno ucciso l’uomo ragno, Gli anni, Una canzone d’amore…) e grandi numeri (sei milioni di dischi venduti in 15 anni di carriera). Oggi Max è rimasto solo e confessa l’altro lato della medaglia della sua popolarità: «A volte è difficile sentirsi all’altezza dei successi passati e, ogni volta, c’è il confronto con la pagina bianca. Ma l’emozione più grande è quella che ti dà il pubblico. Non avrei mai pensato di cantare in Piazza Duomo a Milano davanti a 100 mila persone».

Il suo consiglio: «In primo luogo, bisogna divertirsi a suonare e fare musica per passione, non con l’obiettivo di diventare famosi.

La passione è contagiosa e può portare gli altri ad ascoltare e valutare le nostre cose. E poi bisogna essere, da un lato, sempre autocritici e pronti a migliorarsi.

Ma dall’altro non buttarsi giù e reagire positivamente ai rifiuti e alle critiche».

INFO: http://maxpezzali883.warnermusic.it

come farsi produrre da…

Che caratteristiche bisogna avere per farsi ascoltare da un produttore? Millionaire ha girato la domanda ai principali protagonisti del mercato discografico. Ecco i loro consigli

Mara Maionchi  (produttrice di Tiziano Ferro)

«Ci vogliono talento e umiltà»

«Può sembrare banale, ma per farsi produrre un artista deve avere grande talento, un talento particolare. Il talento però non è niente se non è accompagnato da altre cose essenziali: tanto lavoro e umiltà. Quello che mi colpì in Tiziano Ferro era la decisione, l’educazione e l’umiltà. Veniva ogni settimana con pezzi nuovi da farci ascoltare, a volte erano cose che ci interessavano, a volte no. Ed è stato così per tre anni. Ma Tiziano non si è mai scoraggiato. Un giorno si è presentato con Rosso Relativo: ci è piaciuta subito. A quel punto abbiamo iniziato a lavorare sul sound di Tiziano ed è passato un altro anno. Alla fine il pubblico ha premiato il nostro lavoro apprezzando la musica che proponevamo».

INFO: Mara Maionchi porta avanti insieme al marito Alberto Salerno (autore di Terra Promessa, Io Vagabondo) la Nisa, etichetta discografica alla costante ricerca di nuovi talenti. Inviare demo e materiale a Nisa Srl – Galleria del Corso, 4 – 20122 Milano, www.nisa.it

La Serra (produttori di Pago)

«Non più di tre pezzi per e-mail»

E’ un importante realtà nel campo dei giovani emergenti: si chiama La Serra, è il laboratorio musicale della storica etichetta discografica Carosello Records. Nata tre anni fa da un’idea di Claudio Ferrante e di Dario Giovannini, si occupa anche della selezione degli artisti che partecipano ad Audition, l’iniziativa di talent scouting di Cornetto Free Music Festival. Tra gli artisti prodotti Pago, il cantautore sardo che ha venduto diecimila copie con il singolo Parlo di te.

INFO: Inviare i demo via mail (massimo tre pezzi per la posta elettronica) in formato Mp3 con un peso non superiore a 4Mb l’uno, all’indirizzo demo@laserra.net. Per ulteriori informazioni, tel. 02 760361, www.laserra.net

Caterina Caselli (Sugar)

«Inviate demo: noi ascoltiamo tutto»

La casa discografica di Caterina Caselli non ha un ufficio preposto agli ascolti: i demo che arrivano vengono ascoltati da tutti. Quando superano una prima selezione, sono poi passati al superiore di grado, fino ad arrivare, in un paio di passaggi, a Caterina Caselli. Dalla casa discografica assicurano che tutti i demo arrivati vengono ascoltati. Tra gli artisti della Sugar ci sono Elisa, Andrea Boccelli e i Negramaro. Caso significativo, gli Ameba 4: in un anno sono passati dall’anonimato a Sanremo. Fondamentale, per avere qualche chance di essere contattati, indicare tutti i propri recapiti e allegare una presentazione dell’artista-gruppo. La Sugar dà ancora un valore all’opera di talent scouting e produce tutti artisti italiani partiti dal niente.

INFO: Inviare a Sugar – Galleria Del Corso, 4 – 20122 Milano.

«Mi piace la novità. E sono colpito dall’unicità di un artista. Il mercato è forte, bisogna essere fortissimi. Il mio consiglio? Fate cose che nessuno ha ancora fatto, almeno in Italia. Non inviate ai discografici Cd e cassette, meglio Dvd e Vhs. Prendete una telecamera e fate il playback per almeno quattro minuti. Io li chiamo “reality clip”: mi convince l’artista che riesce a stare davanti a una telecamera. E poi muovetevi, girate, datevi da fare, partecipate a concorsi, suonate ovunque vi capiti: e, se non avete riscontro con la gente, mollate il colpo. Se invece vi divertite e fate divertire, cercate qualcuno del mio entourage. Prima o poi mi accorgo di voi».

> Chi è. Il talent scout Claudio Cecchetto sembra non sbagliare mai un colpo. Tra i suoi più grandi successi, Jovanotti, Max Pezzali, Fiorello. Ora produrrà i Finley, quattro studenti universitari che lanceranno in Italia il genere hard pop. INFO: www.finley.it

Tony Renis

«Studiate!»

«Come diventare una star? Non sono abituato a dare consigli. E non credo di poter dare una ricetta uguale per tutti. C’è però bisogno di non scoraggiarsi, mai. Bisogna lavorare e tanto; credere nei propri sogni; continuare a migliorarsi, a studiare persino quando sembra di essere arrivati. Non c’è altro modo, le strade di tutti gli artisti sono diverse e tutte personali, ma tutte hanno di base la tenacia, la passione e tanti sacrifici.

Se c’è il talento e la dedizione, non è una questione di se, ma di quando arriverà il successo. Io ho iniziato giovanissimo e ho fatto una dura gavetta.

Mi sono esibito in più posti possibili per farmi notare. Alcune volte non è successo niente, altre invece mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto. Così è la vita».

> Chi è. Tony Renis è uno degli italiani di spettacolo più famosi nel mondo e di maggior successo. Attore, produttore, talent scout, autore di successi internazionali.

Il 2005 si è chiuso con la sua nomination ai Golden Globe nella categoria Best Song, arrivata prima di Natale, per

la sua Christmas in Love (tema del film del 2004 con Boldi-De Sica) interpretata dalla quindicenne Renee Olstead.

musica e business

Lorenzo Tiezzi (musicista, pierre e giornalista) segnala due iniziative, che per i musicisti emergenti possono essere di ispirazione e stimolo. Ma rappresentare anche un’opportunità.

Fra tante etichette c’è la Audioglobe, che distribuisce in Italia produzioni indipendenti provenienti da tutto il mondo. L’idea di rivolgersi a un mercato di nicchia (heavy, power, epic…) si rivela vincente. Gli artefici, un gruppo di giovani fiorentini, si impongono grazie a una conoscenza approfondita di più ambiti musicali. Il gruppo ha anche l’etichetta Santeria, che produce musicisti italiani senza limiti di genere.

INFO: www.audioglobe.it

Altro business vincente è quello di fare music branding, cioè produrre radio e tv tematiche per i punti vendita. Lo fa la Rubra che, dopo una quindicina di compilation (da Citroën a Zara) adesso cura la musica per gli store Ferrari. «Con duemila euro all’anno, un punto vendita può avere la sua radio personalizzata, con tanto di jingle su misura. E questo può rappresentare anche un nuovo spazio per i giovani artisti».

INFO: tel. 035 4497007, www.rubrasonic.com

da leggere

Mucchio Selvaggio

(dal ’77 mensile di musica, cinema, libri, performance e politica, www.ilmucchio.it) e L’isola che non c’era (mensile specializzato in musica italiana, 5 euro, in librerie e negozi di dischi, www.lisolachenoncera.it).

Bersaglio mobile

(di Sonia Anselmo, Palladino editore, 12 euro), dodici artisti  (fra gli altri: Bersani, Zero, Ruggeri, i Pooh, le Vibrazioni…) analizzano il mercato discografico attuale e danno consigli ai giovani.

Lucia Ingrosso, Millionaire 2/2006

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