Franchising intimo, siamo rimasti in mutande e l’intimo fa boom

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Fashion, sensuale, da esibire, da regalare. Il settore del franchising intimo e lingerie continua a farsi largo. Ma è ancora un’opportunità di impresa? Ci sono ancora spazi per intraprendere in un mercato ad alto grado di seduzione? Sì, dicono gli esperti. Nel franchising intimo e non solo

“Quando crollano le Borse, le donne comprano lingerie” recita un adagio degli addetti al commercio. Non a caso l’abbigliamento in franchising intimo continua a farsi sentire anche in tempi di crisi. Merito dei grandi nomi della moda che ne hanno fatto un prodotto da esibire. E merito anche delle catene in franchising che, 10 anni fa, hanno iniziato a vendere slip fashion, non banali, a prezzi bassissimi.

Trasformando l’acquisto occasionale in acquisto ripetuto. «Il grande punto di forza di catene in franchising intimo come Yamamay, Calzedonia o Intimissimi franchising è stata la loro capacità di sentire il mercato e rilevare rapidamente le richieste e i gusti della clientela.

Hanno saputo reinterpretare il prodotto spostandolo dalla sua dimensione funzionale (intimo) verso una declinazione in chiave più modaiola» spiega Vladi Finotto, ricercatore presso l’Università Ca’ Foscari (www.firstdraft.it).

Dopo anni, si parla ancora di rivoluzione dell’intimo. Il settore oggi ha un giro d’affari che supera due miliardi di euro l’anno. Il motivo? «La gente considera ormai l’intimo un prodotto che appartiene alla sfera della bellezza: molti lo legano alla sensualità, altri lo vogliono mostrare, come i giovani che portano gli elastici degli slip sopra i jeans, o le donne che fanno occhieggiare i pizzi delle canottiere sotto la giacca. Il fenomeno riguarda tutti, dai teenager in su» conferma Marco Pisani, direttore della rivista Linea Intima.

Il trend è ormai più che consolidato: oggi si compra l’intimo senza necessità, ma soltanto per andare a una cena, a una festa, per un weekend. Senza contare le occasioni speciali: una sposa spende da 200 a 500 euro per le nozze “intime”, mentre lo sposo si limita a 80-120 euro. «Da notare poi che reggiseno e slip oggi sono considerati adatti anche come regalo.

E sono un prodotto che resiste ai tempi di magra, perché i costi del franchising intimo sono inferiori rispetto a quelli dell’abbigliamento tout court: la gente può spendere da 3 a 30 euro per un paio di slip senza avere ripercussioni negative sul bilancio» spiega Luca Fumagalli, consulente franchising.

Da tempo anche le dive si sono buttate nel settore. Tra le ultimissime le Pussycat Dolls. Le cantanti capeggiate da Nicole Scherzinger, fidanzata del campione di Formula1 Lewis Hamilton, hanno inventato una linea di intimo per ora in vendita solo negli Usa.

Ma ha ancora senso intraprendere nel settore? Le previsioni per quest’anno, secondo gli addetti ai lavori, sono incoraggianti, perché parlano di stasi anziché di contrazione, come avviene in altri settori. E ci sono ancora opportunità per chi è alle prime armi. La bella notizia è che reggiseni e mutande sembrano offrire ancora buone chance per chi parte da zero. Tra gli esperti del settore c’è chi consiglia di puntare alla fascia bassa e chi alla fascia alta.

Penalizzate le vie di mezzo. «In questa fase di contrazione dei consumi resistono i prodotti di fascia più bassa e quelli di fascia altissima.

Chi sta nel centro è destinato a soffrire: soprattutto se opera fuori da una catena di affiliazione» commenta Fumagalli. Il mercato presenta crisi periodiche e oscilla tra fasi di offerta eccessiva e stagioni di assestamento, in cui si verifica una selezione di prodotti e produttori. Oggi, a differenza del passato, il cliente-tipo si discosta dall’abbinamento tra una giovane età e una capacità di spesa contenuta.

Ci sono infatti teenager che spendono molto per l’intimo e donne sugli “anta” che preferiscono risparmiare, come è vero anche il contrario: un po’ come avviene all’Ikea, che annovera tra gli aficionados manager e consumatori danarosi poco interessati a mobili costosi.

Franchising intimo non significa sempre prezzi bassi, ci sono catene che propongono prodotti più cari. La differenza tra le aziende sta nel luogo di produzione: c’è chi produce nell’Est europeo, chi in Sudamerica, chi in Asia.
L’etichetta “made in Italy” è ancora sinonimo di qualità, è accettata dal consumatore per giustificare un prezzo più elevato ed è adottata anche da marchi franchising intimo, come per l’insegna Liguero.

«I nostri filati e la lavorazione sono italiani: il prezzo è un po’ più alto di quello di altri competitor, ma puntiamo alla fidelizzazione basata sulla qualità» chiarisce Luigi De Biasi, responsabile sviluppo Liguero.

Chi vuole avviare un negozio di settore ha davanti a sé un ventaglio molto ampio di scelte. La differenza non sta solo nell’investimento iniziale: in affiliazione si parte da 40mila euro, per un indipendente ne servono almeno 50mila, a fronte di fatturati da 150mila-200mila euro.

Ma è diverso il modo di fare affari: «Nelle catene prevale il libero servizio e il prezzo è studiato con attenzione: ci sono prezzi standard, prezzi civetta, prezzi promozionali in specifiche programmazioni. Non si vende solo la marca, ma un insieme di valori, l’offerta è ampia e profonda, il visual merchandising è molto curato» precisa Laura Colagrande, autrice di La scommessa dell’intimo.

Diverse le logiche di un punto vendita multimarca. A seconda della location, si studia un’offerta commerciale ad hoc per battere la concorrenza e attirare la clientela del luogo: in prossimità di una stazione bastano pochi metri quadri, si punta poco sull’arredamento e si offrono articoli di prima necessità.

Invece in località marittime è possibile specializzarsi in prevalenza sui costumi da bagno, in zone centrali o semicentrali possono essere predilette soluzioni più “fashion-oriented” o specialistiche…

«Il mio consiglio per chi è alle prime armi: dopo un’analisi della realtà locale, è bene partecipare a una fiera di settore per selezionare quattro-cinque produttori adatti al segmento di pubblico a cui ci si rivolge» spiega Pisani.

L’attenzione all’arredamento, ad avere camerini confortevoli o un parcheggio nelle vicinanze accomunano la formula multimarca a quella franchising intimo, così come il ricorso a personale di vendita esclusivamente femminile.

L’uomo infatti è considerato ancora poco idoneo a conquistare i desideri e le confidenze delle donne, che rappresentano la maggioranza della clientela, comprano anche per gli uomini e alimentano il grosso di domanda e fatturato.

In un negozio indipendente infatti, dialogare con il cliente rappresenta un impegno quotidiano, mentre un affiliato si avvantaggia della pubblicità dei franchisor sui media. Rientrano poi nelle operazioni di promozione di un franchisor anche gli eventi e le feste.

Sull’altro piatto della bilancia, per chi è attivo “a catena”, c’è la presenza già capillare di molte insegne e l’impossibilità di inventarsi qualcosa di nuovo.

«Per far quadrare i conti? Meglio affidarsi a un franchisor, che calibra immagine, offerta, posizionamento in modo da evitare rischi di insuccesso» dichiara Fumagalli. Non a caso, il supporto di molti istituti di credito si dirige con maggior frequenza ai franchisee anziché agli indipendenti. Da considerare però anche le differenze nei profitti. Al lordo di tasse, per un negozio indipendente si stima una redditività dal 15 al 25%, non sempre ottenuta dai franchisee. Meglio dunque scegliere una formula già collaudata o inventarsi uno stile proprio che potrebbe aggiungere degli zeri al conto finale? La risposta più giusta, probabilmente, è quella che assegna a ciascuno il suo “intimo”.

Il franchising intimo e una burocrazia semplice

Per aprire un negozio di franchising intimo e lingerie la burocrazia è snella e veloce. Come per qualsiasi negozio sono previsti:

  • › Comunicazione al Comune dell’avvio dell’attività commerciale;
  • › Agibilità dei locali;
  • › Apertura Partita Iva e Conto fiscale;
  • › Iscrizione Registro imprese in Camera di commercio;
  • › Iscrizione Inps e Inail;
  • › Valutazione del rischio L. 626/1994;
  • › Comunicazione orari di apertura e turni di chiusura;
  • › Denuncia nuova iscrizione tassa igiene ambientale;
  • › Autorizzazione all’installazione di insegne e cartelli segnaletici.

Chi ti finanzia

Ecco le principali agevolazioni attualmente utilizzabili

Per una piccola attività

Investimento non superiore a 25.000 euro.

Autoimpiego, D.Lgs n. 185/2000 titolo II – Lavoro autonomo. Fino a 25.000 euro su impianti, arredo e attrezzature. Fino a 15.000 a fondo perduto, il resto in cinque anni a tasso agevolato. Il primo anno, gratis, consulenza e assistenza tecnica. Per ditte individuali, al Sud o al Centro-Nord in zone obiettivo o in deroga.

INFO: www.invitalia.it

Per negozi di medie dimensioni

Investimento non superiore a 129.000 euro.

Autoimpiego, D.Lgs n. 185/2000 titolo II – Microimpresa.

Contributi a fondo perduto e prestito agevolato al 30% del tasso di riferimento in sette anni su impianti, arredi e attrezzature.

Per il primo anno, fondo perduto sulle spese di gestione. Per società di persone, al Sud o al Centro-Nord in zone obiettivo o in deroga. INFO: www.invitalia.it

Per negozi di grandi dimensioni

Investimento oltre 100.000/150.000 euro.

L. 488/92 – Agevolazioni al commercio. Contributi a fondo perduto, anche oltre il 70% nelle aree depresse del Sud, per investimenti in arredo e attrezzature.

INFO: www.legge488.it

*Si consiglia inoltre di verificare presso l’Assessorato alle Attività produttive della propria Regione se sono disponibili altri fondi comunitari che prevedono mutui a tasso ridotto, capitali a fondo perso, bonus fiscali…

due conti

ecco qualche cifra per un negozio di fascia alta

  • 150 euro              prezzo di un completo di fascia alta
  • da 30 a 60 euro   prezzo per l’intimo notte e capi in seta
  • 200 euro                prezzo per un paio di collant
  • 50 euro                  prezzo per un costume da bagno
  • da 80 a 130%        la media dei ricarichi
  • 300%                    ricarichi su accessori e bigiotteria
  • 400mila euro          incasso di un negozio ben avviato
  • 25-30%                 dei ricavi l’utile lordo

Quanto costa affiliarsi

Liguero,
da 50mila euro www.liguero.it

Lò by Lovable,
da 50mila euro www.intimolo.it

Fruscìo,
da 50mila euro www.fruscio.it

Elexia,
da 60mila euro www.elexia.it

Level Eleven Underwear
da 65mila euro, www.leveleleven.it

Calzedonia,
da 90mila euro www.calzedonia.it

Infiore Store,
da 100mila euro www.infiore.it

Wolford,
da 100mila euro www.wolford.com

Franchising Intimo Yamamay,
da 120mila euro www.yamamay.it

Intimissimi,
da 140mila euro www.initimissimi.it

Tezenis,
da 280mila euro www.tezenis.it

per saperne di più

Da leggere

L. Colagrande, La scommessa dell’intimo, Franco Angeli, 19 euro. Un libro che fa un’analisi di mercato, produttori, dettaglianti e strategie di marketing.

  • www.lineaintima.net: bimestrale di settore presente in diversi Paesi.
  • www.intimopiumare.com: rivista che parla del mercato a 360 gradi, uomo e bambino compresi.

A chi rivolgersi

  • www.smi-ati.it: federazione che riunisce i produttori del tessile italiano.
  • www.federazionemodaitalia.it: sito della federazione che riunisce i dettaglianti dell’abbigliamento.

Le fiere

  • www.immagineitalia.org: la fiera di intimo e biancheria per la casa di Firenze.
  • www.lingerie-paris.com: la fiera parigina più importante.
  • www.mode-city.com: appuntamento parigino di settore specializzato sulle collezioni estive.
  • www.intimate-london.com: l’esposizione londinese.
  • www.bodylook.de: la fiera di Düsseldorf.
  • www.hongkong-mode-lingerie.com: passerella di settore a Hong Kong.
  • www.curvexpo.com: saloni americani di Las Vegas e New York.

Storia 1 – concept store

A qualcuno piace caldo

Intimo sensuale, frustini di pelle, manette giocose e sex toy. Oggetti di lusso, raffinati e chic da esibire, regalarsi o regalare. È questa la nuova frontiera dell’intimo. Da tempo l’hanno capito i grandi marchi, come Parah, Agent Provocateur, Victoria’s Secret.

In Italia, il marchio di intimo My-yoyo propone con successo un franchising intimo e lingerie lussuosa e provocante. «In Francia e in Gran Bretagna l’intimo è da tempo legato a un concetto allargato di seduzione e piacere» spiega Lara Jumana, cofondatrice di My-yoyo, che sta inaugurando corner di prodotti sexy e lingerie, anche in affiliazione (investimento: da 30mila euro, info: www.my-yoyo.it).

E sulla sensualità e i cinque sensi punta tutto Maria Letizia Festa Giordani, laureata in Lingue, che ha inaugurato un anno fa a Milano Angélique Devil, innovativo store erotico-sensuale. «Il “sexy di lusso” è un vero business a New York, Londra, Parigi.

Acquisto lingerie di primissima qualità di brand inglesi e francesi (ma anche di fashion designer sconosciuti), accessori moda doppio uso (bracciali-manette in pregiata pelle di struzzo, frustini con Swarovski-manici di borsette da sera…), love toy, articoli per il gioco erotico usati anche da esposizione, e sensual beauty (creme da baciare, candele da massaggio ecc.)».

Un terzo dei clienti di Angélique Devil sono uomini, dai 40 ai 60 anni, che spendono anche 200 euro per regalare un reggiseno. «È un business che può sfondare solo in una grande città» afferma Letizia «con una formula di vendita personalizzata che faccia leva sull’emozionalità dell’acquisto.

Anche Internet e Facebook ci portano tanti clienti». Quanto si guadagna? I ricarichi sono in genere intorno al 100%, ma dipendono più dai marchi che dagli articoli. Qualcosa in più sulle creme e i sex toy, dove si rischia però la concorrenza delle vendite on line.

Investimento iniziale: 400mila euro soprattutto per l’arredo, promozione e ufficio stampa per la creazione di un’immagine coordinata, dato l’obiettivo dei soci di far arrivare le proprie linee anche nei concept e department store del lusso di tutto il mondo.

Dal business plan, si prevede di essere a regime al terzo anno.

INFO: tel. 02 92885593, www.angeliquedevil.com

Storia 2 – negozio indipendente

«Griffe, negozio piccolo, location di forte passaggio»

Il suo primo negozio festeggia il 25esimo compleanno ma nel frattempo ne sono nati altri tre. Angela Iacopini (a destra), proprietaria di “Segreti” nella zona tra Prato e Pistoia (tel. 0573 23132), ha messo a punto una formula che rende anche grazie alla vicina Versilia. I negozi sono tutti piccoli, tra 40 e 60 mq.

«Ho scelto di puntare sulle griffe più in voga, senza tralasciare il comparto degli articoli continuativi di prima qualità che sono quelli che ti fanno lavorare tutto l’anno (sulle coppe differenziate, per esempio, c’è un grosso mercato)».

Che cosa si vende di più oggi?

«L’intimo per uomo è in crescita così come il comparto mare e accessori, dove si riesce a ricaricare fino al 130-140%.

Ma funzionano anche le calze, soprattutto quelle moda, e i completi intimi. È fondamentale però avere il negozio in una location di forte passaggio e offrire alla clientela servizi e attenzioni. Dalle riparazioni gratis alla visita a domicilio su appuntamento».

Quali cifre girano?

«Un negozio di medie dimensioni, ben avviato, può incassare anche più di 400mila euro l’anno. Se si ottimizzano i costi di gestione del franchising intimo, il guadagno (lordo) può arrivare al 30%.

All’inizio, però, bisogna mettere in conto di spendere qualche decina di migliaia di euro per l’allestimento del negozio e almeno 80mila-100mila euro di merce per avere un buon assortimento».

Storia 3 – negozio on line

Perizomi e corpetti a colpi di clic

Vuoi per la privacy negli acquisti più hot, vuoi per comodità, le vendite on line di lingerie sono in ascesa.
Indispensabile però un buon sito Internet e un magazzino con 40-50 modelli – da assortire per taglia e colore – tra babydoll, chemise, tanga, perizoma, completi (foto sopra).

«Per lavorare al meglio è fondamentale fidelizzare la clientela con proposte sempre nuove e informarla tramite newsletter sulle novità e sulle offerte» spiega Ilaria Bruno, che nel 2006 ha messo in Rete il suo negozio di  franchising intimo e sexy lingerie (www.tangamaniaonline.com). «Anche chi compra on line vuole qualità e ampia scelta, a prezzi competitivi».

Lo scontrino medio attuale va da 30 a 50 euro. Essenziale però che il sito, tramite grafica, vetrina e servizi offerti, dia al cliente l’immagine di un negozio serio e professionale.

Per il pagamento è importante accettare tutte le carte di credito mentre per le spedizioni, soprattutto all’inizio, è meglio un invio con posta raccomandata o pacco celere.

«Ci è voluta un po’ di pazienza perché iniziasse a girar bene, ma oggi il business è cresciuto tanto che abbiamo un magazzino di oltre un milione di euro» afferma Bruno. «Da un anno facciamo anche vendita all’ingrosso e il fatturato è raddoppiato.

Il segreto? Trovare la merce giusta senza scadere in un sexy shop».

Storia 4 – negozio storico

«Fare una sfilata per vendere un prodotto? Non ha più senso»

«Sfilate, vetrine animate con modelle o presentazioni di nuovi prodotti indossati nel negozio da mannequin per attirare la clientela in un punto vendita? Ci credo poco. E lo dico per esperienza» afferma Deda Corti, titolare del negozio Margherita di Milano, situato a pochi passi dal Duomo e già arrivato alla terza generazione di attività (1925 l’anno di apertura).

Multimarca l’assortimento del punto vendita, con prodotti di fascia medio-alta (25-30 euro il prezzo base di uno slip) di una quindicina di marchi noti (da Parah a Chantelle) per donna e uomo, total look femminile compreso, cioè pantaloni, top, camicette e altri capi che alcune griffe di settore includono nelle collezioni.

«Abbiamo organizzato sfilate per anni, poi abbiamo deciso di lasciar perdere. Innanzitutto perché oggi la clientela ha più opportunità di vedere da sé i prodotti, da Internet alla stampa, e così la presentazione del prodotto fatta in un defilé perde forza.

C’è stato poi un momento in cui l’iniziativa era inflazionata, e la clientela non lo considerava più un valore aggiunto dato dal negozio. Infine, gli investimenti non giustificavano il fatturato.

Spedivamo circa 500 inviti, organizzavamo tre sfilate in una giornata per riuscire a venire incontro agli impegni delle clienti, offrivamo un buffet per rendere più gradevole il tutto: eppure, nei giorni successivi l’evento, il cassetto non registrava un’impennata.

Per pagare modelle, fotografo e catering sono necessari circa 15mila euro: a patto però di limare i costi degli inviti, via e-mail o sms, e avere a disposizione lo spazio.

Forse queste operazioni funzionano ancora quando partecipa un grosso nome, come quello di un’attrice o di uno stilista, che catalizza l’attenzione del pubblico.

Oppure se fatte in provincia, magari la domenica: quando la gente ha il tempo per assistere a una sfilata» conclude Corti. INFO: www.margherita.it

Yamamay: il franchising intimo che ha preso il volo

Moda intima a costo accessibile. Prodotti di tendenza a un prezzo competitivo. Per una donna che spende poco, ma compra sempre. Cosi un’avventura imprenditoriale, nata nel 2001 come una scommessa, è oggi una catena tra quelle a maggior crescita nel settore.

Yamamay, azienda che unisce la famiglia Cimmino, nota per lo sviluppo di Carpisa e Original Marines, e la famiglia Garda, nome storico dell’intimo in Italia, regista numeri a tanti zeri: circa 500 i negozi attivi in Italia, un fatturato di 105 milioni di euro (rispetto ai 93 milioni del 2007), un investimento pari al 12% del fatturato in iniziative promozionali.

E ci sono ancora spazi per nuove imprese. «Cerchiamo ancora di crescere: di nostro interesse, i centri commerciali in tutta Italia e i centri storici del Centro-Nord.

Oltre, naturalmente, all’estero» spiega Francesco Pinto, vicepresidente di Yamamay.

Per l’affiliato, l’opportunità commerciale richiede 120mila euro di investimento per un negozio da 70 mq circa: lo scontrino medio è di circa 36 euro (dove il prezzo base di uno slip è 4,90 euro), il fatturato a regime raggiunge 400mila euro, ma in casi eccezionali può arrivare a tre milioni di euro.

Nonostante i numerosi punti vendita, il franchisor non prevede però esclusiva di zona. «Circa 30 negozi sono di proprietà aziendale: a Milano, quattro sono abbastanza contigui, come per esempio quello di via Dante e quello di via Torino.

Sono punti vendita pilota, ma grazie a loro testiamo il mercato e proviamo che è possibile essere in profitto malgrado la vicinanza.

A seconda delle potenzialità commerciali della zona, rispettiamo l’area di attività dell’affiliato: non potrà mai accadere che due franchisee lavorino uno a fianco dell’altro.

Nella nostra formula di business infatti curiamo anche la fidelizzazione della clientela: la costruiamo sia con la pubblicità sia nel negozio, che si rinnova ogni settimana con proposte di fast fa­shion.

Qui l’abilità di vendita dell’affiliato gioca un ruolo significativo: l’acquirente passa tutte le settimane per scoprire le nuove proposte e può girare in libertà tra gli spazi del negozio, però è il personale di vendita a spiegargli il prodotto, farglielo provare, proporre delle alternative.

Con noi l’affiliato diventa bravissimo a vendere, a differenza di un negoziante indipendente, che per riuscire bene negli affari deve diventare bravissimo nell’acquistare dai fornitori.

Il nostro rapporto con i franchisee infatti è molto stretto: dopo la formazione iniziale, controlliamo a scadenze regolari il loro andamento, le eventuali difficoltà, il conto economico…

Facciamo tesoro dell’esperienza per risolvere i problemi: abbiamo studiato con attenzione i passi falsi fatti in passato, il franchisee che segue con cura le nostre procedure non può sbagliare» conclude Pinto.

Non solo franchising intimo, arrivano occhiali e cosmetici

La novità 2009 per Yamamay è nell’offerta. «Dall’8 marzo nei negozi di intimo si trovano anche occhiali da sole e cosmetici, una linea che comprende circa 20 prodotti con ingredienti naturali e spazia dai detergenti ai solari fino all’acqua profumata.

La politica dei prezzi? La stessa che applichiamo all’intimo» prosegue Pinto. Il progetto amplia l’offerta in negozio, declinata sia per la donna sia per l’uomo e completata dai costumi da bagno. La produzione è delocalizzata a seconda della specializzazione necessaria della merce, dall’Indonesia alla Cina fino all’Europa dell’Est e al Brasile.

Come già la lingerie, studiata a 360 gradi per essere quanto più adatta al corpo (dall’analisi dei tessuti all’assenza di qualsiasi sostanza nociva, dai coloranti alle colle), anche per i cosmetici sono stati scelti ingredienti naturali dell’Amazzonia come il guaranà e il cupuacu.

Tutta ecofriendly la produzione, nella raccolta a mano nella foresta da parte di aziende locali e nella lavorazione eseguita a San Paolo con tecnologie all’avanguardia.

Questa iniziativa rientra nel nostro programma anticrisi per il 2009: i nostri piani prevedono di continuare a crescere» dice Pinto.

Qualità e nuovi prodotti

«Per scongiurare l’eventualità di rallentamenti negli affari introduciamo nuovi prodotti: gli studi di settore indicano che, in caso di minore disponibilità di acquisto, l’abbigliamento intimo e la cosmesi sono considerati sempre irrinunciabili dai consumatori.

Da sottolineare poi che questa merceologia non è troppo impegnativa nella metratura del negozio: abbiamo pensato a espositori che sfruttano al meglio lo spazio a disposizione nei punti vendita Yamamay.

Sarebbe stato molto più complesso inserire un prodotto come le calze, che richiede spazi molto più impegnativi per riporre la merce. Per noi i cosmetici fanno parte di una strategia che include anche una politica di prezzi più competitiva.

Intendiamo infatti proporre prodotti di maggiore qualità a costi più contenuti: una formula in franchising intimo che non andrà a scapito degli affiliati, per i quali abbiamo previsto maggiori margini» spiega Pinto.

Fin qui, i piani commerciali.

Quali invece le tattiche aziendali? «Per i prossimi mesi eviteremo dispersioni di risorse economiche ma continueremo a investire nella crescita dell’azienda.

E così, manterremo le sponsorizzazioni sportive già concordate, come è per quella della Squadra nazionale di nuoto, ma non ne accenderemo di nuove.

Se poi il mercato registrerà una flessione e dei competitor saranno costretti a lasciare la propria posizione, valuteremo se si creano nuove opportunità» chiarisce Pinto.

Confermato intanto anche il progetto di quotazione in Borsa nei prossimi due-tre anni anni, dopo la fusione con la catena di valigerie Carpisa.

Non male, quando si pensa che l’azienda è stata avviata quattro giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, in un clima di incertezza e timore parallelo a quello degli ultimi mesi.

Si vede che, quando i tempi sono duri, sono i duri a giocare.

INFO: www.yamamay.it

l’azienda dei record

Il miglior investimento italiano a Londra.

Yamamay ha una continua espansione in nuovi mercati.

Tra questi Cina, Russia, Grecia, Spagna e Gran Bretagna, che rappresentano il 10-15% del fatturato e in cui sono attivi 50 negozi.

Ma il fiore all’occhiello è il negozio di Londra, posizionato nella centralissima Oxford Street, che nel 2007 ha ricevuto il premio dal ministro del Commercio inglese come miglior investimento italiano nella capitale britannica.

Salva l’Amazzonia, usa la juta.

Nel 2008, la Cassa di Risparmio di Ferrara ha premiato Yamamay per la campagna basata sull’ecologia. Sono state distribuite 200mila borse shopper di juta a sostegno di una fondazione che protegge il disboscamento dell’Amazzonia.

Maria Spezia e Monica Gadda, Millionaire 4/2009

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