Futurely: piattaforma digitale per il percorso universitario

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Futurely

Diecimila gli studenti italiani iscritti, con una chiusura del primo anno di 1 milione e mezzo.

 

«Il filo rosso della mia storia è lasciarsi sempre provocare da quello che succede e seguire le proprie passioni, lasciando aperta la porta dell’imprevisto. Essere curiosi, sempre, e avere fiducia del percorso che si sta facendo, anche quando non si riesce a controllarlo». Elisa Piscitelli ha 30 anni e le varie esperienze compiute tra l’Italia (e l’Europa), punto di partenza, e l’America, punto di arrivo e ritorno, l’hanno resa una delle imprenditrici digital più interessanti del momento.

 

Elisa Piscitelli
Elisa Piscitelli

 

Per arrivare a Futurely, la piattaforma digitale che aiuta i giovani a orientarsi nella scelta del percorso universitario, bisogna fare un passo indietro perché è il risultato, come spesso succede, di tanti puntini che si uniscono. In America questo processo è fondamentale ed è chiamato connecting the dots. Nel suo caso, è accaduto a Boston.

«Con intervalli temporali diversi» racconta. «La prima volta è stata nel 2015. Studiavo ingegneria al Politecnico di Milano ed ero appassionata di matematica. Dopo varie ricerche avevo scoperto che per studiare bene come risolvere problemi aziendali con la matematica dovevo andare a Boston. Ho mandato email a tutte le università, inizialmente non al MIT perché la ritenevo irraggiungibile. Invece ho ricevuto un invito proprio dal prof. Dimitris Bertsimas del MIT, dai cui libri studiavo. Negli Usa ti rispondono tutti, si prendono il rischio anche se non ti conoscono perché pretendono risultati. Ho scoperto dopo che se non glieli avessi portati sarei stata rispedita in Italia. Ma ha funzionato: ho sviluppato per Converse un modello di machine learning e finito la tesi in Data science».

Da lì la società di consulenza McKinsey la contatta per avviare un team di data scientist. La stessa azienda la sponsorizza per un master in Business Analytics e così torna a studiare a Boston. Dalla costa est a quella ovest del continente americano, trova lavoro a Palo Alto, nella Silicon Valley, per «unire prospettiva imprenditoriale e istinto commerciale. Il primo giorno dovevo vendere un prodotto a Google, ma ho sempre avuto un misto tra soddisfazione e insoddisfazione».

Il desiderio di indipendenza e imprenditorialità lo realizza prendendo un altro aereo diretto a Boston, tra un caffè e l’altro a Harvard con Mariapaola Testa – tech investor con esperienze in Boston Consulting e che adesso vive a Londra – nasce Futurely. «Ci conoscevamo già» dice Elisa «volevamo entrambe avviare un’impresa che potesse avere un impatto sociale. Condividiamo la passione per l’educazione e volevamo aiutare i più giovani ad avere le stesse opportunità».

Quindi studiano e scoprono che «in Italia tra i 17 e 18 anni si ha l’ansia del fallimento, la preoccupazione di non scegliere il percorso giusto. Così in America, dove i ragazzi impiegano un anno in più per completare il college perché non riescono a prendere decisioni sul dopo. Tutto questo porta a costi aggiuntivi per tutto il sistema, da quello famigliare al mercato del lavoro».

 

Futurely
Il team di Futurely

 

In un anno chiudono il primo round (di 1,5 milioni), arrivano a 15 dipendenti e iniziano le prime collaborazioni con istituti italiani e americani. Diecimila gli studenti italiani iscritti, ovvero l’1% della popolazione italiana in termini di studenti. «Per noi l’Italia è stata un laboratorio, poi abbiamo esportato il prodotto negli Usa». L’idea vincente è stata quella di realizzare «percorsi digitali tramite gamification, che fanno scoprire quali competenze di social emotional learning (sulla conoscenza di sé) si possiedono, per capire la propria vocazione con consapevolezza».

Un altro filone di business copre il welfare aziendale e vuole essere, tra l’altro, un benefit per contrastare il fenomeno della great resignation, le grandi dimissioni: «Futurely sarà disponibile da settembre anche per i figli dei dipendenti delle aziende. La maggior parte sono compagnie internazionali, come Toyota». 

Piscitelli, intanto, si trasferisce a Los Angeles: «Chiamata la Silicon Beach: la Silicon Valley è unica al mondo, ma io ho preferito avere il mare a due passi e un clima migliore». Il grande passo è stato avviare il business in America, aprendo la società nel Delaware con una controllata in Italia. «Se si vuole aprire una società in America bisogna anche viverci, immergersi nella cultura, essere lungimiranti. Un consiglio? Non aprire una Srl, raggiungere il product market fit (cioè un buon mercato con un prodotto che soddisfi quel mercato) e la super human metric, cioè: quanto saresti contrariato se Futurely non esistesse più? I dati ci stanno spingendo a continuare per questa strada». Per molti studenti il futuro passa da Futurely.

 

 

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