Giro degli States in 10 business

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Gli Stati Uniti stanno ancora attraversando un periodo di difficoltà economica, ma non hanno perso la loro forza innovativa. Viaggio tra le idee nate negli usa in tempi di recessione

Previsioni di crescita per il 2011 riviste al ribasso dalla Federal Reserve (il Pil crescerà fra il 3,1 e il 3,3% contro una previsione iniziale del 3,5-3,9%), disoccupazione al 9%, tassi di interesse bassissimi, prezzi degli immobili in caduta libera, consumatori che non vogliono spendere più. Gli Stati Uniti stanno ancora attraversando un periodo di grave difficoltà economica, che mette in di-scussione la loro leadership come superpotenza. Perché allora vi proponiamo un articolo sugli States? Perché quel Paese non ha perso la sua forza innovativa ed è ancora visto come il posto dove realizzare i propri sogni, soprattutto agli occhi di chi guarda da lontano. Molti dei nuovi business che stanno nascendo sono dettati proprio dalla crisi e dal desiderio di superarla. Abbiamo fatto un viaggio a metà tra il “virtuale” e il “reale”, grazie alla collaborazione di alcuni corrispondenti d’eccezione: Francesco Morace, direttore di Future Concept Lab (www.futureconceptlab.com), che ha inviati in 25 Paesi del mondo; Stefania Arcudi, giornalista di America 24 e Radiocor (www.america24.com); Susannah Gold, giornalista e titolare a New York di una agenzia di pr (www.goldcommunications.net) e Stefano Maffulli, consulente marketing e strategie a San Francisco (http://maffulli.net). Risultato: gli Usa sono un Paese dove ancora tutto è possibile, e dove nascono nuovi modelli di business, che spesso diventano paradigmi per il futuro.

1.       operazione nostalgia

Cibo in gran quantità (hamburger, bistecche e patatine nella pura tradizione americana), ampia selezione di birre, televisori che proiettano manifestazioni sportive e ragazze formose in abiti succinti che servono ai tavoli. La formula non è nuova, eppure ha fatto boom soprattutto negli ultimi mesi. Secondo la rivista Entrepreneur le catene di “breastaurant” (così sono state ribattezzate dalla stampa americana, da breast che in inglese significa seno) sono il segmento dell’industria della ristorazione a crescita più alta. «In tempi di recessione, scatta la voglia di tornare ai modelli del passato» scrivono molti commentatori. Così, sulla scia degli alti fatturati di Hooters (www.hooters.com), fondata nel 1983 e che viaggia a un ritmo di un miliardo di dollari l’anno, sono state aperte altre catene: Tilted Kilt (www.tiltedkilt.com) e Twin Peaks (www.twinpeaksrestaurant.com). E così è per molte altre aziende che stanno nascendo negli ultimi anni con l’idea di preservare il passato. Tra gli esempi, Scan Digital (www.scandigital.com), la società creata nel 2007 da un giovane (oggi 32enne) ex banchiere di Lehman Brothers, offre un servizio di altissima qualità nel convertire vecchie foto, diapositive e video in supporti digitali. In quattro anni ha scansito più di nove milioni di foto. O la Eks manufacturing (www.eksmfg.com), una piccola fabbrica di Brooklyn che produce dischi in vinile, che vede le sue vendite aumentare perché sono ormai in pochi a produrre su questi supporti.

2.       attenzione alle nicchie

Johnny Pigozzi è un multimilionario di origine francese, oggi 59enne, che ha girato il mondo e ne ha viste di tutti i colori. Nel 2007, frustrato perché non riusciva a trovare capi di abbigliamento adatti alla sua taglia e al suo gusto estetico, decide di fondare Limoland (www.alimoland.com), azienda che produce abbigliamento di altissima qualità per un target oversize. Una vasta paletta di colori, prezzi alti ma non inaccessibili. «Gli Usa sono un paese nato sulle minoranze, sull’immigrazione. C’è molta attenzione al mercato di massa, ma anche all’individuare aree e progetti particolari» spiega Franceso Morace.

3. Urban bike

La bicicletta si sta trasformando in vero e proprio oggetto di culto, che si pone al centro di una serie di iniziative imprenditoriali. «Ho ideato una linea di abbigliamento destinata a chi usa la bici ogni giorno per andare a lavorare, e magari la sera vuole rimanere fuori a cena senza passare da casa» dice Virginia Elwood, 29 anni che insieme a Trinity Kerr, 30, ha fondato in California Pedaler Clothing (www.pedalerclothing.com). A pochi km, a Venice Beach, la famosa spiaggia di Los Angeles, Linus Bike (www.linusbike.com) vende borse di tela avvolgibili da attaccare sul retro della bici, per trasportare la spesa, borse da ufficio per contenere i laptop 13” del manager, o cestini in ferro colorato per le bottiglie. In Oregon Ahearne Cycles (www.ahearnecycles.com), produce i cosiddetti cycle truck, attrezzati per trasportare di tutto (legna e barbecue) e praticamente sostituire le auto. E il blog http://zlogblog.com, dedicato alle bici monorapporto, lancia le magliette culto in edizione limitata Drop bars not Bombs (molla il manubrio, non le bombe). Nel campo dei servizi, la bici è al centro di molte iniziative. Una delle più curiose è Pedal to Properties (www.pedaltoproperties.com) l’agenzia immobiliare fondata a Boulder, in Colorado, da Matt Kolb, che ha inventato un nuovo modo per portare i potenziali clienti a vedere le case in vendita o in affitto. «Andando in giro in bicicletta, si ha la possibilità di guardarsi intorno e assaporare l’atmosfera del quartiere in cui la casa è situata, guardare i servizi che offre e la gente che vi abita» ci spiega Kolb. «Ho trascorso parecchio tempo in Europa negli ultimi 12 mesi, l’interesse per la biciclette è altissimo: non vedo l’ora di aprire la prima agenzia in Italia!».

4. Voglia di tenerezza

«I negozi di cupcake, pasticcerie dove si vendono piccoli tortini (della dimensione dei muffin) di cui gli americani vanno matti, stanno vivendo un nuovo boom» spiega Susannah Gold. A Washington DC, da quando le sorelle Katherine Kallinis e Sophie LaMontagne, che lavoravano rispettivamente nella moda e nella finanza, hanno fondato nel febbraio 2008 Georgetown Cupcake, il primo negozio di cupcake di Washington DC (www.georgetowncupcake.com), è stata un’escalation di aperture. «Come loro tantissimi ex dipendenti di banche e società, trovatisi senza lavoro, sono diventati panettieri, pasticceri e gelatai» continua Gold. Il New York Times nel 2010 aveva previsto un incremento del 20% delle cupcakery nei successivi cinque anni.

5. Laboratori fai da te

Immaginate una palestra dove pagate 99 dollari al mese, e, invece degli attrezzi per il fitness, trovate attrezzature per la lavorazione del legno, del metallo, della plastica oltre a banchi di saldatura elettronica, stampanti 3D, macchine da taglio automatico e altro. Dove potete andare a costruire ciò che vi serve, e se non siete in grado potete frequentare un corso che vi insegna le basi del do it yourself. È l’idea alla base di Tech Shop (www.techshop.ws), un’officina-negozio di 4.500 mq che ha aperto nel 2006 a Menlo Park, in California, e che oggi conta 850 iscritti: inventori, fabbricanti e tutti coloro che amano utilizzare le mani. «Volevo un posto dove io stesso potessi costruire i miei progetti» ha spiegato Jim Newton, fondatore. «Lavorando gomito a gomito ci si scambiano le idee e ci si aiuta». Jim ha aperto altri Tech shop a San Francisco e in North Carolina, e altri quattro sono previsti entro fine anno, di cui uno a New York, a Brooklyn. Il concetto di condivisione si applica anche nel campo alimentare. Sempre a Brooklyn c’è tutta una rete di “laboratori enogastronomici”, dove oltre a mangiare o comprare prodotti di alta qualità, la gente può anche sperimentare le ricette. È il caso di Mast Brothers Chocolate (www.mastbrotherschocolate.com), una fabbrica di cioccolato di 600 mq aperta due anni fa con 35mila dollari di risparmi, da Rick e Michael Mast, 31 e 34 anni, due eccentrici fratelli originari dell’Iowa, dove si può assistere alla produzione artigianale del cioccolato, dal chicco fino alle barrette. Si può anche partecipare alla produzione e dare idee sul packaging. Oggi conta 120 clienti, tra negozi e ristoranti, e una lista di attesa di altri 1.500 in tutto il mondo.

6.       indovina chi viene a cena? scoprilo sul Web

Dove cucinerà oggi Ludo Lefebvre (www.ludolefebvre.com)? Per saperlo bisogna essere “collegati”: controllare la homepage del suo sito, seguirlo su Twitter o andare sui blog giusti. Sì, perché il cuoco più noto di Los Angeles, non ha una sua cucina né un ristorante, ma prende a prestito altri locali. Così accade che ristoranti aperti di giorno per le prime colazioni e i pranzi che di sera chiuderebbero perché situati in zone poco frequentate, siano affittati da Ludo e sua moglie, che arrivano di pomeriggio insieme a uno staff di 14 persone, trasportano ingredienti e candele e si mettono a cucinare. I prezzi dei piatti variano da 4 a 34 dollari.

E la Rete è utilizzata anche per incontri culinari ma di altro tipo. Sono i cosiddetti social dining, servizi online che organizzano cene tra estranei con lo scopo di allargare il proprio giro di amicizie. Il più famoso è Grub With Us (www.grubwithus.com): si va sul sito, si seleziona la città d’interesse (da Chicago a San Francisco, da New York a Seattle, da Washington DC a Los Angeles ecc.) e si passano in rassegna le varie cene in programma. Se si decide di partecipare, ci si prenota. LetsLunch invece (www.letslunch.com) organizza pranzi tra imprenditori, investitori e uomini d’affari.

7.       è ora dell’upcycling

Dopo il recycling, arriva l’upcycling. La differenza è qui: con il recycling un oggetto viene trasformato in un altro di qualità inferiore, con l’upcycling si prendono materiali che sarebbero destinati alle discariche e li si trasforma in prodotti. Looptworks (www.looptworks.com), fondata a Portland nel settembre del 2009, recupera i tessuti inutilizzati dalle fabbriche di abbigliamento e li trasforma in capi limited edition. Dichiara il cofondatore, Gary Peck: «Noi speriamo che la gente inizi a riflettere su cosa sta comprando, da dove arriva e quali risorse naturali sono state utilizzate per produrre le cose». Dopo due anni dalla sua nascita, l’azienda impiega 12 persone e ha una collezione di 50 modelli, incluse alcune custodie per pc realizzate dagli avanzi del neoprene destinato alla produzione di mute. «Il segreto del successo? Puntare non solo sulla filosofia green ma anche sulla qualità» afferma Hamlin, l’altro fondatore. La società più famosa nel campo dell’upcycling è TerraCycle (www.terracycle.net), fondata nel 2001 da Tom Szaki, uno studente 19enne di Princeton di origini ungheresi, che ha l’idea di produrre fertilizzante naturale con gli escrementi dei vermi. L’idea si evolve e oggi TerraCycle produce più di 186 prodotti, tutti con la spazzatura: borse, vasi, fertilizzanti, cornici fatte con le catene delle biciclette, zaini realizzati con le carte di biscotti. Chiunque, collegandosi al sito, può scoprire i punti di raccolta della spazzatura e in alcuni casi può guadagnare qualche centesimo al kg (cash for trash). Il giro d’affari nel 2010 ha raggiunto 20 milioni di dollari.

8.       più startup, più lavoro

«Molte delle nuove società che stanno nascendo negli ultimi anni, soprattutto quelle hi-tech, sono create dagli immigrati» spiega Susannah Gold. «La politica di immigrazione è fondamentale per la crescita del Paese e per la creazione di nuovi posti di lavoro, anche per gli stessi americani». Per questo fondi di venture capital statunitensi e imprenditori hanno posto in essere un progetto azzardato ma concreto: finanziare le idee imprenditoriali degli immigrati, garantendo loro l’accesso alla Carta verde e alla possibilità di risiedere negli Stati Uniti, realizzando la propria idea. La proposta è stata già presentata al Senato americano che a breve dovrebbe giungere al voto definitivo, dando il via a questa iniziativa. INFO: www.startupvisa.com

9.       non facciamo uno sporco lavoro

Erano compagni di scuola di Chelsea Clinton e Al Gore III a Washington DC, e avrebbero potuto avere un futuro brillante in qualche grande istituzione. Invece Nick Friedman e Omar Soliman, oggi 30enni, hanno ideato un business disarmante per la sua semplicità. «Era l’estate del 2003 e insieme a Omar ci stavamo chiedendo come potevamo fare a raggranellare un po’ di soldi» ha raccontato Nick a Millionaire. «La mamma di Omar aveva un furgoncino e ci siamo detti: perché non lo utilizziamo per offrire servizi di sgombero di garage e cantine? Ci faremo chiamare College Hunks Hauling Junk (letteralmente “i fustacchioni del college che trasportano cianfrusaglie”). All’inizio ci abbiamo riso su, poi abbiamo messo in pratica l’idea e, quando sono arrivate le prime migliaia di dollari, abbiamo capito che eravamo sulla buona strada. Abbiamo presentato la nostra idea alla Rothschild Entrepreneurship Competition e vinto 10mila dollari». Oggi il loro è un franchising multimilionario, presente in 34 sedi negli Stati Uniti e che fattura intorno a quattro milioni di dollari. Molti dei loro dipendenti sono tuttora studenti dei college. “Sono entrati in un mercato molto frammentato e con basse barriere all’entrata e si sono subito differenziati grazie al branding e a un servizio di qualità eccellente” leggiamo su Fortune. I “fustacchioni” sono ben scolpiti, indossano bermuda khaki e polo verdi e guidano camion fiammanti. INFO: www.collegehunkshaulingjunk.com

10. W l’Italia

«Il nostro Paese piace, e piace soprattutto il nostro cibo. Eataly a New York sta avendo un successo enorme, così come le iniziative imprenditoriali di minori dimensioni come il Piccolo Cafè (foto a destra) o Vapiano, un ristorante dove è possibile farsi fare i piatti su misura, scegliendo gli ingredienti. Piacciono la nostra eleganza e lo stile di vita, che si riflette negli eventi organizzati da Made in Italy di Francesco Belcaro (www.madeinitalynyc.com)» dice Stefania Arcudi.

Tiziana Tripepi, Millionaire 7-8/2011

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