Google sborsa 5 miliardi di dollari per aver spiato gli utenti di Chrome in incognito

Google sborsa 5 miliardi di dollari per aver spiato gli utenti di Chrome in incognito

Google accetta di chiudere una class action da 5 miliardi di dollari per aver tracciato attività online degli utenti durante la navigazione in “incognito” su Chrome. La sentenza, ancora da approvare da un giudice federale, arriva a seguito di una causa intentata nel 2020, dove si accusava Google di aver ingannato gli utenti facendogli credere che la modalità incognito impedisse il tracciamento della loro attività in rete.

Secondo la denuncia, le tecnologie pubblicitarie di Google e i siti web di terze parti che utilizzano Google Analytics o Google Ad Manager continuavano a catalogare i dettagli delle visite e delle attività degli utenti in modalità incognito, inviando queste informazioni ai server di Google. I querelanti hanno inoltre affermato che le attività di Google hanno creato un “tesoro inestimabile di informazioni” su utenti che pensavano di aver protetto la propria privacy utilizzando la navigazione in incognito.

Il via libera del giudice è ancora pendente, così come i dettagli dell’accordo. Sebbene i termini non siano stati divulgati, la causa originariamente chiedeva 5 miliardi di dollari a nome degli utenti; gli avvocati dei querelanti hanno dichiarato di presentare al tribunale un accordo di transazione definitivo entro il 24 febbraio.

Questa controversia non è l’unica che vede Google protagonista di problemi legati alla privacy. Negli ultimi anni, l’azienda è stata coinvolta in diverse vicende:

  • Raccolta di dati da app Android: nel 2019, Google è stata multata 170 milioni di euro dalla Commissione Europea per aver raccolto illegalmente dati da dispositivi Android.
  • Street View: il servizio di visualizzazione stradale di Google è stato criticato per aver raccolto accidentalmente dati Wi-Fi privati dalle abitazioni.
  • Progetto Maven: Google ha abbandonato un progetto con il Pentagono per lo sviluppo di intelligenza artificiale per droni militari, a seguito di polemiche relative alle implicazioni etiche.

La sentenza di questo fine dicembre, sebbene non definitiva, segna un passaggio importante nella tutela della privacy online. Con l’avanzare della tecnologia, è sempre più importante che le aziende rispettino la privacy degli utenti e siano trasparenti sulle loro pratiche di raccolta e utilizzo dei dati.

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