Grom fa boom! Unilever acquista il gelato di Federico e Guido

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Sono partiti con un’idea semplice (offrire il gelato come si faceva una volta) e sono stati protagonisti di una una storia avvincente: da  zero a 67 negozi in tutto il mondo.

Oggi Federico Grom e Guido Martinetti raggiungono un altro incredibile traguardo: l’accordo per l’acquisizione del gruppo da parte degli anglo-olandese di Unilever, un colosso presente in 190 Paesi in tutto il mondo, con 172mila dipendenti e un fatturato di 50 miliardi di euro.

Un lieto fine strepitoso per un’idea partita nel 2002 con un foglio di giornale :«La storia di Grom è la storia di un’amicizia. Eravamo due ragazzi con un’educazione, valori e idee comuni, ma esperienze diverse. Ci folgorò un articolo di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food. Petrini rimpiangeva il gelato fatto come una volta… Abbiamo pensato di farlo noi. Cominciammo  a informarci, cercare fornitori, progettare il negozio e l’attività. Quando chiedemmo a un produttore una pasta di pistacchi ottima, ma senza colorante verde, ci disse che così non la voleva nessuno. Oggi i consumatori sono cambiati» raccontano a Millionaire in un articolo del 2010.

Investono 32mila euro a testya e aprono il primo punto vendita a Torino:  «La nostra mission era ed è cercare di fare il gelato più buono del mondo. Il segreto è controllare la filiera per avere un prodotto di qualità e lavorarlo con processi tecnologici eccellenti. Abbiamo una azienda agricola nostra, Mura Mura, con frutteti sperimentali e allevamenti di mucche per il latte.  Compriamo quello che non facciamo da aziende selezionate, che producono secondo le nostre regole, pagate in modo adeguato. I prodotti agricoli di qualità hanno rese inferiori, per ettaro, e costano di più. La ricerca sui prodotti ci porta via tempo e energia. Ma ne vale la pena. Abbiamo prodotti buonissimi. E non usiamo alcun addittivo, a parte la farina di carrube, che è naturale. Il mercato privilegia l’estetica del prodotto. Noi il gusto».

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È l’inizio di una parabola incredibile che li porta ad aprire punti vendita in tutto il mondo (da Parigi, a New York,passando per Osaka e Tokyo). Con una fatturato di 50 milioni di euro: «La nostra fortuna è stata innescare il passaparola: il concetto di fare il gelato buono con cose buone era banale, ma noi eravamo due ragazzi  senza soldi. E la stampa si è incuriosita. Abbiamo fatto tutto da soli. Per il lancio a New York uffici stampa e pr chiedevano 100-200mila dollari. Non li avevamo. Abbiamo comprato i quotidiani locali, stilato una lista di giornalisti, preparato pacchetti da inviare a ciascuno di loro, con una coppetta, un gianduiotto, torroncini e biscotti, con un biglietto di invito alla gelateria, che diceva: vieni ad assaggiare i migliori ingredienti in Italia. Il tutto ci è costato poche migliaia di euro. con risultati eccezionali, tipo uno spazio in prima e terza pagina sul NY Times».

La notizia dell’acquisizione l’hanno dato loro stessi sulla loro pagina Facebook: «Ciao a tutti, come molti di voi hanno letto, da oggi entriamo a fare parte della famiglia Unilever, che ha acquisito la totalità delle azioni di Grom. Abbiamo scelto di collaborare con Unilever per portare il gelato italiano di qualità nel mondo. Continueremo naturalmente ad utilizzare i migliori ingredienti provenienti dalla nostra azienda agricola biologica Mura Mura e quelli realizzati da tutti i fornitori con cui collaboriamo, manterremo la produzione a Torino e continueremo ad offrirvi il gelato e il sorbetto che amate» scrivono.

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Nonostante le rassicurazioni, le reazioni dei loro clienti non sono tutte positive. C’è chi accusa gli imprenditori di aver preferito i soldi alla qualità del prodotto. Ma loro, conoscendoli (Millionaire li ha intervistati più di una volta) prenderanno queste critiche come uno sprone, una sfida per continuare la loro missione: portare il gelato italiano di qualità nel mondo.

INFO: http://grom.it/

Redazione

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3 Commenti

  1. Senza soldi ma con 32k da investire su una ” idea “.

    La storiella dei ragazzi che si fanno da soli non funziona con una storia simile.

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