«Ho lasciato il mio lavoro in banca per creare un aggregatore di conti correnti»

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Stefano Musso, Ceo e co-founder di Utego

«Dopo 15 anni di lavoro in Unicredit, avevo voglia di creare qualcosa di mio. Ciò che ha convinto me e i miei soci è stato il fatto che da lì a poco sarebbe entrata in vigore la PSD2, che ha aperto la possibilità a terze parti di accedere a dati bancari dei clienti. Tra queste sono incluse le fintech, sia quelle che si occupano di pagamenti sia quelle concentrate sugli aggregatori di dati». Stefano Musso è il Ceo e cofounder di Utego, l’aggregatore di conti correnti da poco lanciato sul mercato.

Che cos’è un aggregatore?

«Se una persona ha due o tre conti correnti, fino a oggi doveva entrare in tre App diverse con tre diversi login per consultarli. Con un aggregatore è possibile farlo in un’unica App, sommando in un’unica vista più conti correnti. Ed è quello che facciamo noi con Utego. Con la PSD2, per poter accedere ai dati del cliente basta solo la sua autorizzazione, dopodiché noi, “terze parti”, possiamo andare dalle banche e richiedere questi dati. Loro sono obbligate a darceli. Siamo anche un marketplace che aggrega le informazioni di prodotti e servizi offerti da banche, telecomunicazioni, assicurazioni, società di energia per venderli agli utenti della nostra applicazione».

Come funziona?

«Facciamo l’esempio di un utente che ha bisogno di un’assicurazione: la vede sul nostro aggregatore e clicca “mi piace”. Noi giriamo il contatto del cliente alla compagnia di assicurazioni, questa glielo vende e noi guadagniamo una percentuale. Il vantaggio per l’utente risiede nel fatto di poter trovare un prodotto e monitorarlo all’interno della stessa App. Un’altra linea di business di Utego deriverà dalle aste finanziarie. Siamo i primi a realizzarle».

È stato difficile fondare una fintech? Che difficoltà hai incontrato?

«Siamo sei soci fondatori, tutti lavoratori. Le basi del progetto le abbiamo poste mentre ancora ero in banca, tornavo a casa molto tardi dall’ufficio e lavoravo alla startup fi no a mezzanotte, l’una. Per dare un’impennata al progetto ho dovuto licenziarmi e dedicare il 100% del tempo».

Come avete sviluppato la tecnologia?

«Nessuno di noi era uno sviluppatore, per tutta la parte IT ci siamo rivolti a una piccola società del Veneto che lavorava già con alcune banche. Con loro abbiamo costruito la UX dell’App, che è molto semplice e intuitiva. Stiamo anche assumendo programmatori IT».

Come hai fatto a finanziarti?

«Per il capitale sociale e la messa in corso d’opera abbiamo utilizzato capitali nostri, circa 150mila euro in tutto. Poi abbiamo scoperto Smart&Start di Invitalia e siamo riusciti a ottenere un prestito a tasso agevolato di 540mila euro. Infine l’equity crowdfunding, una grande risorsa oggi per le startup in Italia. Grazie alla piattaforma 200Crowd abbiamo raccolto più di 500mila euro, in cambio del 20% del capitale, suddiviso tra i piccoli investitori».

Qual è l’atteggiamento delle banche nei confronti delle startup?

«All’inizio avevano un atteggiamento a metà tra attendismo e repulsione nel condividere i dati dei loro clienti. Ma da un anno a questa parte la situazione è migliorata. Con la “loro” velocità vedremo dei cambiamenti. È ora di aprirsi alle terze parti».

INFO: https://utego.it

Tratto dall’articolo “Rivoluzione fintech” pubblicato su Millionaire di novembre 2019.

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L’apertura dell’articolo pubblicato su Millionaire di novembre 2019.
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