I cinesi in Italia fanno i soldi. Perché noi no?

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Gli imprenditori cinesi in Italia non conoscono crisi. Lavoratori instancabili, hanno un solo obiettivo: accumulare denaro nel minor tempo possibile. La loro è un’invasione silenziosa. Se parlano, in cinese, pochi li capiscono. Ma qualcosa da imparare c’è

Due passi a Milano. Una via qualsiasi, due bar: cinesi dietro i banconi. Più avanti, un parrucchiere e una lavanderia, con riparazioni sartoriali. Cinesi. La pizzeria offre anche piatti etnici di altri Paesi. Cinesi servono al tavolo, in cucina sono loro a spadellare. Al civico successivo, il tariffario del parrucchiere sembra pieno di errori: shampoo e piega, 6 euro. Manca uno zero? No, sono i prezzi applicati dai titolari cinesi, dalle nove di mattina a tarda sera.

In 30 anni, da pelletteria e ristorazione, i cinesi sono approdati all’import e commercializzazione di abbigliamento, giocattoli e casalinghi. In seguito, hanno impiantato attività produttive: abiti e accessori. Oggi i loro business emergenti sono parrucchieri e trattamenti estetici.

 Il loro obiettivo? Fare soldi in tempi brevi

È un’imprenditoria fai da te che provoca grandi danni alla nostra. Gli italiani cedono volentieri i loro esercizi, dietro offerte generose, in contanti

spiega Giorgio Trentin, sinologo, docente universitario e direttore dell’Istituto Confucio di Macerata, uno dei centri per la diffusione della lingua e della cultura cinese nel nostro Paese.

Nei luoghi di residenza di comunità cinesi, poco a poco, scompaiono gli imprenditori italiani. È evidente in alcuni poli industriali, dove le aziende cinesi hanno avuto un successo straordinario, spesso legato allo sfruttamento della manodopera. E hanno goduto della legge sui Made in Italy, molto permissiva.

Nel tessile, ne hanno approfittato le imprese italiane, per finire in Italia quello che fabbricano all’estero per risparmiare. E ne approfittano i cinesi, che fanno lo stesso gioco, ma sono più veloci e aggressivi. Furberie, quindi, ma nella piena legalità.

La conquista dei piccoli esercizi è in atto già da anni.

L’obiettivo è fare più soldi nel minor tempo possibile

spiega Mario Portanova, autore di “Chi ha paura dei cinesi” (Rizzoli, 9,80 euro).

Un bar non lo aprono per passione, ma per generare reddito. Più tieni aperto, più incassi. Non sono richieste competenze, è un’attività semplice, gestibile a livello famigliare: giovani coppie vi passano l’intera giornata. I bambini stanno nel retro, i parenti danno supporto.

Comprano, soldi alla mano. Cifre rilevanti, tra licenza e buonuscita.

L’economia cinese funziona in contanti, banche vade retro

In un’economia comunista, la sfiducia verso le banche è diffusa. È tipico che i parenti in Cina affidino a chi espatria i propri risparmi, per farli rendere in un’attività da noi. Dall’Italia, poi, parte un fiume di denaro. In Cina, un operaio guadagna 100, 150 euro al mese. Da noi circa 1.000.

I soldi che non spende, vivendo con poco all’interno della comunità cinese, li invia a casa. E con quelli i parenti investono in nuove attività. Pagare in contanti non implica di per sé illegalità. Ma il nero c’è. A cominciare dalle buonuscite extra per l’italiano che vende, che non figurano e non vengono tassate.

Portanova segnala l’esistenza di un circuito economico parallelo nella comunità cinese, banche clandestine nel retro di altre attività.

I cinesi non depositano soldi nelle banche italiane nei quartieri cinesi. Al massimo incassano assegni o versano i soldi necessari, appena prima di una spesa.

Gli imprenditori cinesi a volte falliscono, ma coi loro soldi.

Un approccio economico diverso da quello che si è instaurato in Italia. Da noi le imprese hanno un approccio finanziario e speculativo, coinvolgono le banche, che non a caso sono quelle che guadagnano anche in tempi di crisi

spiega Trentin. Le imprese cinesi vanno come treni a vapore. Ma il carbone sono gli uomini. Spesso immigrati clandestini.

La maggior parte degli operai si sacrifica per libera scelta. Ammazzandosi di lavoro, uno può salire, diventare imprenditore e fare fortuna

afferma Trentin.

Lo sfruttamento arriva anche al soggiogamento, con persone che dormono e mangiano negli stessi spazi angusti dove lavorano, per quasi tutto il giorno.

Perlopiù i lavoratori cinesi si sottopongono al superlavoro volontariamente, per tornare a casa con un bel gruzzolo. Ci sono quelli che s’indebitano anche per 10mila euro con le organizzazioni dell’immigrazione clandestina e lavorano per anni per ripagare il debito, magari garantito dai famigliari già in Italia. Spesso è una libera scelta

osserva Portanova.

Per gestire l’onda cinese, dobbiamo imparare la lingua

Indipendenti dal sottobosco imprenditoriale, oggi crescono imprese di più alto profilo, a opera della crema della borghesia cinese in Italia, un’élite che ha creato piccoli imperi economici e ha elevata capacità di acquisto, è diventata consumatrice di generi di lusso: vini da 100 euro a bottiglia, suv, belle case, vacanze sulla neve…

I figli studiano alla Bocconi, facoltà con sbocchi pratici, Economia o Ingegneria. Non si rifiutano di lavorare nell’impresa di famiglia, anche nei ruoli più umili. Per loro, le scelte pragmatiche e l’impegno nel lavorare sodo portano al salto di qualità. Prima negli studi, poi nelle imprese.

Deve crescere la conoscenza e la consapevolezza di quest’onda pericolosa. Bisogna imparare la lingua, stabilire regole chiare e condivise e trovare un accordo. Per le autorità italiane, il solo controllo di un documento, di un diploma o di un permesso è difficilissimo

spiega il sinologo.

[blockquote align=”center” variation=”orange”]Il sistema burocratico cinese è più duttile del nostro. Comuni, province e regioni possono stipulare patti locali per lo sviluppo d’imprese, in autonomia. Il governo centrale li favorisce, perché poi gode delle ricadute positive nelle sue casse delle imposte. In realtà, per lo sviluppo in Italia, le aziende cinesi di alto profilo hanno canali preferenziali, con agevolazioni governative.

Le attività di basso profilo vivono in un sottobosco di libertà economica che il Governo italiano tollera. La loro forza? I cinesi rinunciano alle sottoprofessionalità di cui l’Italia vive: uffici tecnici, manager, consulenti… Puntano sui rapporti interpersonali, sulla rapidità nella realizzazione di un’impresa. Agili, intraprendenti.

Resta il dramma dello sfruttamento. Ma in questo, anche gli imprenditori italiani hanno responsabilità. Quando non promuovono la formazione dei loro operai, puntano sullo sfruttamento degli stagionali[/blockquote]

conclude Trentin.

«Lavoriamo a “cottimo”, è vero, ma rispettiamo le regole»

I cinesi non fanno concorrenza spietata. Coprono fasce di mercato non coperte da imprese italiane.

Ma come?

Negli alimentari al dettaglio, per esempio, offrono prodotti che i grossisti italiani non distribuiscono, marchi non conosciuti. Nell’estetica e massaggi, i cinesi non hanno remore davanti a certe attività, alla fatica psicologica e fisica, per molte ore al giorno. Purché non richiedano specializzazione e si adattino a una struttura familiare. Parrucchieri ed estetisti sono ideali.

I bar?

Gli imprenditori cinesi rilevano attività molto faticose, che i titolari non vogliono più condurre. E i loro figli, dopo la laurea, preferiscono attività più gratificanti. Chi vende è interessato anche alle buonuscite, che sono consistenti. I bar di quartiere, in zone più marginali e meno sicure, agli italiani interessano sempre meno.

Cosa dice delle condizioni di lavoro?

Promiscuità abitativa e lavorativa, orari lunghi, cottimo. È tutto vero. Ma è anche vero che i committenti italiani impongono tempi brevissimi. E i cinesi li rispettano, per avere le commesse.

Come fanno a trovare soldi per partire?

L’80% dei cinesi arriva dalla zona dello Zhejiang, che ha circa 55 milioni di abitanti, con dialetti diversi e mille associazioni. Un’area con una forte economia di mercato, anche nel regime comunista. Questa rete solidaristica e territoriale si mantiene anche in Italia. Un imprenditore, qui, si sente in obbligo morale di aiutare chi viene dal suo Paese.

Gli imprenditori italiani, specie nell’estetica, dicono che non rispettate le regole, è vero?

Siamo soggetti a molti più controlli degli italiani. Perché i concorrenti sono pronti a fare “soffiate” all’autorità, alla minima irregolarità. Ogni situazione va vista a sé.

E i problemi di sfruttamento del lavoro?

Valgono per tutti gli stranieri. I sindacati per primi stanno capendo che gli immigrati sono una risorsa. Per molti cinesi lo status di lavoratore è transitorio, in attesa di diventare imprenditori.

I cinesi non si sentiranno mai italiani?

Per i cinesi la cittadinanza italiana è difficile da ottenere. E solo con la rinuncia al passaporto cinese. È una perdita forte d’identità.

Come migliorare le contrapposizioni?

Con la cultura, la diffusione della lingua e la preparazione di personale in grado di fare da tramite. Nelle istituzioni, negli organismi di controllo. È quello che facciamo con l’Associna.

 

Silvia Messa, Millionaire 11/2011

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11 Commenti

  1. Probabilmente hanno ragione loro e i loro metodi. Infatti non solo non fanno mai sciopero, non si suicidano, non si ammalano, nemmeno muoiono ma prolificano a ondate, aprono, chiudono, comprano, vendono, stampano, mangiano tutti alle 12,00 gamberetti, cellularano in continuazione, nemmeno ti vedono se li incroci, guardano sempre lontano o da un’altra parte. Noi non sappiamo la loro lingua ma nemmeno conoscono la nostra, come fanno a parlare d’affari con noi? l’argomento scioglie loro il comprendonio. Ai sindacalisti, ai nostri burocrati converrebbe prendere lezione da loro anziché cercare nel cilindro di silvan il lavoro. Meglio ammazzarsi di lavoro che suicidarsi.

  2. Oggi ho visto protestare gli audiolesi, perché lesi anche nei loro diritti. Non abbiamo ingerito anche la frutta. Vediamo cosa potrà accedere quando il pranzo sarà digerito e cominceranno i morsi della fame.
    Previsione: ce l’abbiamo fatta una volta, non ce la faremo più. ..

  3. Vendo appartamento composto da soggiorno cucina ampio,1 camera matrimoniale,1 camera singola grande,1 camera mansardata,1 bagno ampio,1 terrazzo grande,1 poggiolo e con garage di proprieta’.L’appartamento si trova in centro paese con tutti i confort necessari,supermercati,banche,veterinario,dentista,oculista,gastronomia,estetista,pizzeria d’asporto tutto sotto casa.Le scuole distano a 500 metri da casa sia elementari e medie.
    vendo a 220.000 mila euro,OTTIMO AFFARE!!

  4. Il problema dei cinesi e che non sono creatori ma copiatori. Le loro competenze si accavallano sono spesso abusivi-comprare roba cinese significa spendere poco perchè vale poco… io non ci vado in cina perchè non conosco il cinese se mi accompagna una bella cinese ci vado per portare una sola cosa: La cucina italiana 🙂 saluti alla cina e viva l’italia. Naturalmente abbasso i politici che sono i primi colpevoli a far entrare i cinesi che erano visti come pagatori di tasse….ma quando mai fanno più nero i cinesi che gli italiani…poveri e rovinati!.

  5. Io dico solo che in Italia quello che fanno i Cinesi dovrebbero farlo gli Italiani.
    I Cinesi possono farlo benissimo in Cina e a quanto pare gli riesce pure molto bene visto che si stanno avviando ad essere la prima economia mondiale (sempre che non lo siano già).
    Se in Italia certi lavori li fanno solo i Cinesi e ci guadagnano solo i Cinesi allora abbiamo sbagliato tutto e abbiamo già fallito a cominciare dall’aver dato una istruzione a tutti.
    Ecco a voi i danni dell’istruzione al sistema economico.

  6. Io lavoro in un negozio di abbigliamento gestito da cinesi. Conduzione familiare, i parenti hanno altri negozi nel territorio veneto. Lavoro 9 ore al giorno con contratto part time per cui illegalmente ma se dovesse venire un controllo tutto va bene perchè ” sono part time”Ho 4 giorni di libertà al mese. Il tempo lo impiego per la maggior parte in magazzino accucciata a smistare catalogare ed antitacheggiare la merce che arriva in degli enormi sacchetti.. tutto pieno di polvere, danno solamente dei guanti.. io mi sono presa una mascherina perchè i vestiti sono contaminati di formaldeide e metalli. Lavoro con una signora cinese, noi la definiremo lecchina, in realtà è nella loro cultura essere gerarchici. Per il momento sembrano essere molto educati ma in ogni caso sono persone culturalmente diverse da noi, fermamente convinta di ció che diceva mio padre ancor prima che nascessi ne 1967: ” la Cina ci è vicina” e noi siamo vicini ad essa, siamo noi che abbiamo creato questo territorio fertile per una popolazione che, a mio avviso é aliena e che dev’essere frenata.. d’altro lato peró sono gli unici che mi hanno fatto uno straccio di contratto e che sembrano essere cordiali.
    Sincera? Mentre lavoro ad antitaccheggiare una quantità indefinita di merce mi domando da dove proviene, chi la confeziona, ai bambini sfruttati e all’economia in generale, allo Stato italiano che ha permesso tutto questo e agli imprenditori italiani che hanno investito in Cina e non in Italia. Brucerei tutti.

  7. Lo Stato italiano dà finanziamenti ai cinesi che aprono attività, per due anni vengono detassati, poi allo scadere dei due anni chiudono l’attività e la riaprono con un altro nome, ricevono altri finanziamenti statali e avanti così all’infinito….. FURBI! Mi domando perché lo Stato italiano aiuta finanziariamente le imprese cinesi ed abbandonano gli italiani che vorrebbero fare impresa ma non possono permetterselo per mancanza di aiuti e per la tassazione altissima fuori da ogni umana comprensione. Per noi italiani dare posti di lavoro è proibitivo per le tasse altissime che ogni lavoratore costa ad un imprenditore. Come si fanno a costruire posti di lavoro con tassazioni disumane? Ma i cinesi non hanno questo problema, tutti parenti. Praticamente gli stiamo dando il paese su un piatto d’oro. Avete visto mai un funerale cinese in Italia? Impossibile perché i defunti vengono rimandati in Cina nei conteiner ed i documenti vengono riciclati per i nuovi che entrano…. questi fanno come gli pare e lo Stato italiano li aiuta! Sono schifata da come lo Stato tratta noi italiani e come privilegia gli stranieri. Questo è un paese gestito senza intelligenza!

    • Per quello nasce il RAZZISMO
      RAZZISMO SU WIKIPEDIA
      Il termine razzismo nella sua definizione più semplice si riferisce a un’idea, spesso preconcetta[1] e comunque scientificamente errata, come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici, che la specie umana (la cui variabilità fenotipica, l’insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un vivente, è per lo più soggetta alla continuità di una variazione clinale) possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro.

      DUE PESI DUE MISURE !!!

  8. Il cinese intraprende perché la sua rete similmafiosa ed illegale gli permette di eliminare vincoli (contratti di assunzione, etc) e di fare il prezzo più basso. Possibile che nessuno si sia accorto che i cinesi vendono solo perché fanno il prezzo migliore? Se i cinesi aumentano i prezzi la cina fallisce; ed i cinesi con lei, dovunque essi siano. La prima crisi e la Cina verrà spazzata via. Non sono imprenditori quelli, anche un bambino riesce a fare soldi in quel modo. La Cina è solo una bolla economica non ci investirei neanche un centesimo nella borsa cinese.

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