Il 70% delle imprese del Nord Italia ha scelto lo smartworking

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Smartworking, tantissime le aziende che lo adottano per avere un lavoro più agile

 

Smartworking, termine ormai comune tra i lavoratori e le aziende di tutta Italia, che dall’avvento della pandemia si sono immersi nella sperimentazione di questo nuovo metodo di lavoro. Oggi, più che mai, nel nostro Paese si è verificata un’ondata di cambiamento nel mondo del lavoro. Lavoratori e lavoratrici che non prestano più la loro attività lavorativa in ufficio, ma che con estrema flessibilità e capacità di adattamento, sono riusciti a trasformare, il proprio domicilio nella cosiddetta sede di lavoro. Lo smartworking nasce negli anni ’70 e si concretizza in Italia solo a seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 81/2017 che ne ha posto le fondamenta, ma è dalla crisi sanitaria che questo nuovo metodo di lavoro ha veramente cominciato ad espandersi tra tutti i lavoratori. Ma cosa significa veramente lavorare in smart?

 

Smartworking vs homeworking

Il lavoro in smart viene spesso confuso con il lavoro da casa, ma queste sono due cose completamente diverse. Lo smartworking, detto anche “lavoro agile”, è una metodologia che prevede la creazione di una maggiore flessibilità da parte dell’azienda verso l’ambiente di lavoro in cui un dipendente preferisce lavorare. A differenza del lavoro tradizionale però, lo smartworking prevede una completa revisione dei processi aziendali, non sono più le ore lavorate a contare, ma gli obiettivi da raggiungere a determinare l’efficienza di un lavoratore. Per tanto, un lavoratore smart ha la libertà di utilizzare le ore della sua giornata a proprio piacimento in cambio del raggiungimento di questi obiettivi. Perciò, se si è abbastanza bravi da raggiungere questi obiettivi in meno tempo, il resto del tempo può essere utilizzato per la propria vita personale.

Molti imprenditori a questo punto si chiederebbero, perché dovrei pagare un dipendente per otto ore se ne lavora meno? La logica smart si basa proprio sulla premiazione di chi riesce a raggiungere gli obiettivi dell’azienda con il tempo che rimane a disposizione, quindi no, se un dipendente finisce prima il proprio lavoro non deve essere caricato nuovamente di altro. Un lavoratore felice lavorerà sempre meglio di un lavoratore triste e stanco, perciò dare ai propri dipendenti la libertà di prendersi un po’ di tempo per se stessi è nel pieno interesse dell’azienda.

Smart working in Italia boom nel Nord-Est: lo usa il 70% delle imprese contro il 30% del Mezzogiorno

Come è cambiata la situazione lavorativa italiana dopo l’avvento dello smart working? Vediamo cosa ci dice il report “Attualità e prospettive dello smart working. Verso un nuovo modello di organizzazione del lavoro?”, presentato in occasione della giornata di studi sullo smart working organizzata a Benevento dall’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche).
Secondo la ricerca, per due datori di lavoro su tre, ovvero il 66%, questa modalità di lavoro incrementa la produttività e consente il risparmio dei costi di gestione degli spazi fisici, in particolare per le piccole imprese. Non solo, per il 72% dei datori di lavoro lo smartworking aumenta il benessere organizzativo e migliora l’equilibrio vita-lavoro dei dipendenti. Sul versante dei lavoratori invece, è il miglioramento della qualità della vita lavorativa a essere particolarmente apprezzato. Per l’80% migliora l’organizzazione e la gestione degli impegni privati-familiari, per il 72% favorisce una maggiore autonomia rispetto a metodi, orari, ritmi, e luoghi di lavoro e soprattutto, il risparmio di tempo negli spostamenti.

In generale, il quadro complessivo è quello di uno smartworking che piace a imprese e lavoratori. Purtroppo però, questa metodologia non si è espansa equamente in tutta la penisola italiana, i maggiori promotori del lavoro smart si trovano nel Nord-Est, Nord-Ovest e Centro, dove il 70% delle imprese utilizza regolarmente questo metodo di lavoro. Al contrario invece del Mezzogiorno, dove solo il 30% delle aziende ha dichiarato di utilizzare e apprezzare questa pratica.

 

Chi ha investito nello smartworking

Ovviamente, adottare questa metodologia richiede la revisione totale delle politiche e dei processi aziendali, spesso con investimenti a supporto per l’inserimento in organico di nuovi software che agevolino l’organizzazione. Medie e grandi imprese registrano i valori più alti, con un 63% e un 78%, ma anche la metà delle micro imprese si è impegnata ad inserire questa nuova metodologia, infatti il 31% di quelle con fino a 5 addetti ha investito in tecnologie e software a supporto delle attività smart e il 28% di quelle con 6-9 addetti, ha effettuato degli investimenti per modificare gli spazi di lavoro tradizionali.

 

Le criticità dello smartworking

Sembra tutto fantastico ma c’è un problema, lo smartworking se non gestito adeguatamente, porta a criticità sul fronte dei rapporti umani; lo smartworking infatti, per il 62% degli smartworker non facilita i rapporti tra i colleghi e con i responsabili, mentre per il 65% aumenta l’isolamento. Non è certo un lavoro semplice, è però responsabilità delle aziende italiane, impegnarsi al fine di trovare l’equilibrio migliore per i propri dipendenti.

 

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