Il bigino del cloud computing

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Che cos’è la nuvola informatica e come ci aiuta a comunicare e spendere meglio

Che cos’è?

Cloud in inglese significa nuvola e il cloud computing (nuvola informatica) è un insieme di tecnologie che permettono di memorizzare, archiviare ed elaborare dati (documenti, email, software…) in remoto, sulla Rete.

Questi dati, anziché trovarsi nel computer di ognuno, sono “sospesi” su Internet e accessibili in qualsiasi momento e da qualunque dispositivo (pc, netbook, tablet, smartphone).

Il trend del clouding ha storia recente (è partito solo sei anni fa), ma sta crescendo a ritmi elevatissimi.

 

A chi interessa?

A tutti. Molti hanno un account di posta elettronica che consultano via Internet. Per non parlare degli utenti di Facebook (oltre 20 milioni, solo in Italia).

Ecco, tutti loro, forse anche senza saperlo, sono beneficiari della nuvola: possono accedere infatti a email, dati e contatti direttamente da Internet, senza bisogno di contenerli fisicamente nel loro Pc o in dispositivi di memoria esterni (come la chiavetta Usb).

È anche uno stile di vita?

Risponde Mario Fontana, cloud sr. architect evangelist:

Io penso di sì e lo chiamo cloud-lifestyle: è il condividere con semplicità le informazioni e interagire con la tecnologia. Si sfruttano le risorse cloud anche per scambiare messaggi e foto, per giocare online e condividere informazioni della propria vita con parenti e amici.

 

I vantaggi per le aziende?

Enormi, in termini di risparmi economici, sicurezza e affidabilità.

Spiega Giorgio Betti, chairman per l’Italia di EuroCloud, l’organizzazione europea per la promozione del cloud:

In primo luogo, non c’è più bisogno di acquistare licenze e software, sostenendo un investimento notevole e, spesso, sovradimensionato.

Il modello suggerito dal cloud è il Saas che sta per software as a service: cioè si paga in base al reale utilizzo. Questo permette di trasformare un costo fisso e ingente in uno variabile e più contenuto.

Con il passare del tempo, aumenta la quantità e la varietà dei software di­sponibili con questa modalità.

In secondo luogo – prosegue Betti – le aziende trovano online molte risorse che non sono più costrette ad avere all’interno. Se prima una startup, anche solo per gestire una ventina di account di posta elettronica, doveva mettere in piedi un server, adesso si può rivolgere alle risorse cloud.

Con cinque euro al mese per utente dispone di: pacchetto Office, posta elettronica, condivisione documenti e servizio di teleconferenza.

 

È un sistema veloce?

Sì. Le aziende potranno evitare investimenti destinati a diventare obsoleti dopo pochi anni e potranno accedere all’innovazione in maniera molto più veloce rispetto al passato

spiega Fontana.

Le parole chiave? Flessibilità, produttività e focus sul proprio business

illustra Emanuela Zanleone, del Gruppo Pragma.

Come sono possibili questi risparmi?

Il cloud-lifestyle è sostenibile grazie alle economie di scala dei grandi datacenter dove risiedono le applicazioni e le infrastrutture.

Il cloud computing riduce i costi di impresa perché semplifica il dimensionamento iniziale dei sistemi e delle applicazioni e permette di sostenere gradualmente lo sforzo di investimento richiesto per i nuovi servizi di business

spiega Mario Fontana. Notevoli vantaggi anche per le grandi aziende e la pubblica amministrazione.

È anche un’opportunità di business?

Sollevati dagli adempimenti e investimenti tecnologici, ci si può concentrare sulla propria mission e l’innovazione. Giorgio Betti risponde in qualità di imprenditore:

Adesso anche le piccole realtà, con investimenti limitati e personale contenuto, grazie al cloud possono rivolgere servizi innovativi anche a clienti di grosse dimensioni. È il caso della nostra software house aKite (www.akite.net) che ha sviluppato soluzione per la retail automation.

Nel programma esclusivo per le startup BizSpark, Microsoft fornisce gratis informazioni e soluzioni per aiutare le aziende a sfruttare il cloud (www.microsoft.com/bizspark).

E gli svantaggi?

I timori più diffusi riguardano la sicurezza dei dati e la mancata tutela della privacy.

Le paure sono sovradimensionate rispetto ai reali rischi. Rispetto ai pagamenti online, la situazione è molto più rosea: del resto, perché si dovrebbero rubare dati criptati confusi in mezzo a moltissimi altri? In ogni caso, il consiglio è quello di rivolgersi a datacenter qualificati, che hanno alle spalle grosse realtà

spiega Betti.

Lucia Ingrosso, Millionaire 1/2012

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