Impara a guidare per far correre la tua impresa

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Avete mai provato la sensazione di trovarvi di fronte a qualcuno da cui sentite di imparare qualcosa ma non sapete bene cosa?

Insegnamenti dalla biodiversità” è una linea di quattro articoli dedicati all’apprendimento che possiamo trarre da maestri di management e imprenditoria, che sono tali pur senza saperlo. Il bello è che ci troviamo ad interagire con loro quasi quotidianamente senza esserne consapevoli.

Cominciano con questa analogia: quale nesso può esserci tra un pilota e le informazioni? Nessuno, penseremmo. E invece il nesso c’è.

Quello che segue è tratto dall’ e-book “Le informazioni da domare”, anzi è un “q-book”, essendo un libro della serie Qhaosing, l’arte del management creativo.

Guidare un’auto è come guidare un’impresa?

Guidare l’auto, anche se è un’azione che ormai compiamo automaticamente, è un’attività che richiede di affidarsi a una mole enorme di informazioni. Quando guidiamo, infatti, ci fidiamo del contachilometri, del contagiri, del parabrezza, ma anche del freno e dell’acceleratore.

Guidare un’auto non differisce nel concetto dal guidare un gruppo di persone, o un’intera impresa. Anche in questi casi, infatti dobbiamo affidarci a una serie di informazioni che ci arrivano da marketing, vendite, ufficio stampa (che sono, nella nostra metafora, come il contachilometri, il contagiri, il parabrezza, ecc.).

Quante aziende sono fallite perchè non sono state in grado di crescere oltre una fase critica?

Le piccole aziende si possono governare “a vista”. In aziende di dimensioni maggiori ci si deve affidare alle informazioni. E non è affatto un procedimento scontato.

E dunque, perché non usare la guida dell’auto come modello per la guida e il management aziendale?

Possiamo fidarci delle informazioni che riceviamo?

Ora, guidare un’auto è un’operazione che riesce più o meno bene a tutti. Su una strada rettilinea e senza ostacoli è difficile distnguere un bravo pilota da uno mediocre. Le cose cominciano a complicarsi in presenza di strade con curve e si complicano ulteriormente con ostacoli lungo il percorso. Ancora più complicato diventa gareggiare con dei competitor che, come noi, vogliono arrivare primi. Ma più arduo di ogni altra cosa risulta guidare un’auto “stramba”, le cui informazioni sono del tutto inaffidabili.

Cioè, provate ad immaginare di guidare un’auto con un volante che sterzando a destra vi fa girare a sinistra,  oppure con i vetri del parabrezza che deformano così tanto la strada da dare l’impressione di una curva a destra quando in realtà la curva è a sinistra. In altre parole, tutt’altro livello di difficoltà è guidare un’auto che ci fornisce dati e informazioni del tutto inaffidabili. Come fareste in questo caso?

La domanda è una delle più importanti, perché rispondere significa essere in grado (sempre in teoria) di guidare intere organizzazioni senza contare ciecamente sulle informazioni che riceviamo o pre-trattandole opportunamente.

Se certe informazioni di marketing ci scoraggiano dall’investire in una certa area del mondo, dobbiamo fidarci ciecamente e rinunciare all’investimento o possiamo agire diversamente?

Le informazioni “da domare”

È la stessa domanda che nel q-book “Le informazioni da domare”, Manny, il giovane manager alle prese con l’esercizio di guidare l’auto stramba, si sente rivolgere da Trainè, il coach di Qhaosing® S.p.A.

Manny si trova in prima persona alle prese con l’auto stramba, gli viene chiesto di guidarla, e in seguito, comprende insieme al coach alcuni fondamentali principi di gestione delle informazioni:

1. L’eccesso delle informazioni ci porta a comportamenti e azioni inconsce, molto pericolose in caso di rapidi cambiamenti di contesto.

Quando siamo sommersi da informazioni, di fatto è come se ne annullassimo il valore e cominciassimo a    lavorare di istinto, abbandonando l’approccio razionale.

2. Spesso adottiamo uguali strategie di gestione delle informazioni anche quando i contesti cambiano (il che ci conduce fuori strada).

Cambiare è difficile: tendiamo a fare sempre le stesse azioni anche quando le condizioni cambiano. Manny, ad esempio, continuava a sterzare a sinistra per girare a sinistra pur avendo tra le mani un volante che si comportava in modo opposto.

3. Guidiamo i nostri gruppi di lavoro, le nostre aziende, le nostre squadre di calcio, perfino le nostre famiglie, avendo davanti un parabrezza che si deforma con il passare del tempo.

Il tempo e l’esperienza ci fanno diventare più esperti, ma anche meno flessibili: in qualche modo, è come se il parabrezza che abbiamo davanti si deformasse. Quindi ciò che vediamo davanti non è più reale, bensì il risultato della deformazione causata dalle nostre abitudini di pensiero. Il problema è che non riusciamo a rendercene conto.

Soluzione

In conclusione, possiamo ovviare a questo tipo di problemi conoscendo il grado di deformazione dei nostri filtri, i “parabrezza” con cui guardiamo la nostra realtà

Per riuscirci abbiamo bisogno di poggiarci su punti di riferimento esterni al contesto (espediente per demolire le strutture di pensiero).

Possiamo ovviare ai nostri stessi filtri semplicemente usando fonti di informazioni diverse, come ad esempio il consiglio di una persona che ci conosce poco, e che può offrirci obiettività.

 

E come fareste se invece di guidare voi, fosse qualcun altro a dover guidare l’auto stramba? Come lo aiutereste?

 

Raffaele Loscialpo

Raffaele Larry Loscialpo è autore de “I piccoli passi di un grande consulente, nuove strategie d’azione” (Ed. F.Angeli 2003), “Qhaosing – l’arte del management creativo” (Ed. Lulu 2011). Ha fondato Qhaosing®cloud community sul cambiamento individuale, di gruppo e sociale e su Facebook “Italiani che si fanno da soli”, per la valorizzazione dello spirito imprenditoriale. Oggi dirige il Customer Service di una grande multinazionale americana nel settore Health Care.

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