Italia: come funzionano i ‘crediti di carbonio’ per le pmi

Di
Laura Donatoni
11 Aprile 2024

Secondo l’ISPI il mondo si divide in: 21 paesi che sono molto insufficienti, 36 insufficienti e 8 sufficienti.

L’Italia in questo caso si trova tra i Paesi insufficienti; ma se si guarda bene la carta di riferimento vedremo che tra i luoghi col 6 in pagella ci sono il Regno Unito e parte dell’Africa.

Il primo, pur avendo rinunciato al Green Pass: produce eolico offshore da alimentare ogni casa; sta attivando 5 gigawatt di capacità di produzione di idrogeno “a basse emissioni di carbonio” da completare entro il 2030; promuove l’energia nucleare; cerca di accelerare la vendita di vetture elettriche e genera infrastrutture di ricarica; sviluppa tecnologie all’avanguardia per trasformare Londra nel centro globale della finanza verde.

Al secondo, durante il “One Planet Summit for Biodiversity” sono stati promessi 14 miliardi di dollari per la costruzione della “Muraglia verde” contro la desertificazione. Ad oggi solo il 20% del progetto è completo stato realizzato (circa 530 km) e si sta pensando di modificare l’opera con la costruzione di grandi aree e non più un muro. Non vi è purtroppo certezza che si manterrà una situazione positiva in futuro.

 

L’Islanda è il Paese più green al mondo e l’Italia è al 17° posto.

Il segreto della prima starebbe nell’utilizzo dell’energia rinnovabile pari all’80% dell’uso totale, destinata al fabbisogno di riscaldamento e raffreddamento.
L’Italia ha guadagnato 5 posizioni rispetto all’anno precedente, grazie ad oltre il 15% di seminativi biologici e alle diverse iniziative per aumentare l’agricoltura sostenibile. Riguardo le emissioni di carbonio, soprattutto provenienti dall’industria, purtroppo non ci sono ancora sostanziali miglioramenti.

Molte aziende devono dimostrare di rientrare in determinati valori di riduzione e compensazione delle emissioni stabiliti. Si genera la necessità di capire come le piccole e medie imprese possono applicare queste politiche. Esse si trovano a combattere con problemi di natura economica che scoraggiano l’applicazione di un sistema di certificazione come l’ISO 14001:2015; ma, anche solo la volontà di un miglioramento delle politiche aziendali per l’ambiente.

Le modalità di calcolo utilizzate per la carbon footprint di una organizzazione sono contenute all’interno della ISO 14064-1. Oltre alla volontà certa che le Pmi italiane vogliano migliorare le proprie infrastrutture, processi e attrezzature a favore dell’ambiente; cosa si può fare quando la liquidità non permette di muoversi velocemente?

 

Si potrebbe intervenire con la compensazione, eliminando CO2 direttamente dall’atmosfera.

In pillole: un credito di carbonio è un’unità di carattere finanziario corrispondente ad una tonnellata di diossido di carbonio. Sfruttando questa idea entrano in gioco i crediti di carbonio: la riduzione di CO2 che dovrebbe fare l’azienda A, viene fatta da un’altra azienda B, che cede i propri crediti di carbonio in cambio di un pagamento basato sulla quantità di CO2 sottratto all’atmosfera. Si potrebbe sfruttare anche la possibilità di ottenere crediti di carbonio vincolati a progetti di sviluppo forestale sostenibili; basti pensare che un solo ettaro di una foresta dell’Appennino meridionale italiano, con interventi mirati, potrebbe generare anche 3 crediti di carbonio l’anno.

 

Chi può vendere credit di carbonio?

Un’azienda che sviluppa progetti eco-sostenibili che rispondano ai requisiti richiesti dagli Standard di carbonio. Bisogna programmare attività e, anche una volta ottenuto il certificato, ci sarà la necessità di monitorare periodicamente l’impatto ambientale.

 

Come si possono acquistare i crediti di carbonio?

In Italia bisogna cercare un fornitore che venda carbonio di cui è stato attivamente impedito la produzione; nel mondo si fa riferimento alla piattaforma “United Nations Carbon Offset Platform”.Utilizzando una carta di credito e un nome da stampare sul certificato (si tratta di oggetti potenziali, non reali) per un valore poco più basso di 100 euro si può acquisire una tonnellata di CO2. Per le aziende che non possono ridurre le proprie emissioni questa pratica potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo e meno costoso rispetto ad altre azioni.

Il credito può essere rendicontato tramite l’utilizzo di una specifica carbon label da promuovere sui propri
servizi e prodotti per dimostrarne la detenzione.

Vantaggi per le aziende si ritrovano in termini di: rispetto degli obblighi normativi, riduzione dei costi operativi, miglioramento dell’immagine aziendale, accesso ai mercati internazionali, differenziazione competitiva e coinvolgimento degli stakeholder.

L’intento è di fornire, anche a chi ha risorse limitate, la possibilità concreta di partecipare attivamente alla sostenibilità ambientale.

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