Italia, meta affascinante per chi vuole fare un viaggio enogastronomico

1148
Roberta Garibaldi
Roberta Garibaldi, amministratore delegato Enit.

Cresce il turismo nazionale. Rivivono borghi, aree rurali, mete meno battute e città d’arte. Nascono opportunità soprattutto nel turismo enogastronomico. È la fotografia scattata da Roberta Garibaldi, nuovo amministratore delegato di Enit, Agenzia nazionale del Turismo. Docente di Tourism management all’Università di Bergamo, Garibaldi è tra le maggiori esperte di turismo enogastronomico in Italia.

Guarda al turismo come leva di sviluppo. È nel comitato scientifico della candidatura della cucina italiana a patrimonio UNESCO e della Strada del cioccolato, cura il Rapporto sul Turismo enogastronomico italiano.

«C’è interesse ed è in forte ascesa. La nostra ricchezza enogastronomica, fatta di territori, prodotti, identità ed esperienze è tra le principali ragioni che spingono italiani e stranieri verso il nostro Paese. L’Italia è riconosciuta come la meta più attrattiva per chi vuole fare un viaggio enogastronomico, come mostrano numerosi studi di mercato».

Ci sono spazi per intraprendere? «Sì. C’è una domanda superiore all’offerta. C’è una grande voglia di visitare caseifici, cioccolaterie, distillerie, pastifici, luoghi di produzione che affascinano il pubblico. Si vogliono scoprire nuovi luoghi, saperi e sapori: ecco che c’è spazio per creare hub enogastronomici che legano aree urbane e rurali, organizzare food & wine tour. E ancora: i turisti vogliono ritrovare il proprio benessere, magari associandolo al cibo attraverso spa nelle cantine, wine-trekking, passeggiate negli uliveti, pic-nic nei vigneti».

Com’è oggi il settore del turismo? «In costante evoluzione. E, per questo, crea nuove opportunità. Il turista oggi vuole esperienze che siano sostenibili, creative, innovative e inclusive».

Come sarà la nuova stagione 2022? «Guardiamo al futuro con ottimismo, più idee e strategie. Il nostro Paese, dopo momenti difficili, vive una ripresa trainata soprattutto dai turisti internazionali. Le nostre stime prevedono che arriveranno 27,1 milioni di visitatori stranieri, desiderosi di riscoprire il Belpaese e le sue ricchezze meno note. Il mercato tedesco rimarrà centrale, seguito da Francia e Regno Unito».

Città d’arte, centri minori, aree rurali, borghi: saranno i trend? «Le grandi città d’arte manterranno la loro attrattività. Senza però dimenticarci le aree rurali, i borghi e i piccoli capoluoghi di provincia, così ricchi di storia e caratterizzati da una certa vivacità culturale. Li abbiamo riscoperti con la pandemia e ora vogliamo viverli ancora di più. Questi sono luoghi ideali dove trascorrere “vacanze slow“, all’insegna del benessere, all’aria aperta e a stretto contatto con la natura».

Il conflitto in Ucraina avrà conseguenze sulla nostra stagione turistica? «Dopo un iniziale calo, il numero di prenotazioni aeree mostra una certa ripresa, non solo in Europa, ma anche da oltreoceano. Le stesse compagnie guardano al futuro con un cauto ottimismo. Il timore è soprattutto economico, con l’aumento dei prezzi per l’energia e l’inflazione che potrebbero portare a una minore propensione al viaggio. Le sanzioni avranno inoltre un impatto negativo sull’arrivo dei turisti russi in tutti i Paesi. Si tratta tradizionalmente di viaggiatori alto-spendenti: il loro apporto prima della pandemia ammontava a 980 milioni di euro, pari al 2,2% della spesa totale dei viaggiatori stranieri in Italia».

Che consiglio dare a chi vuole intraprendere nel settore? «Viaggiate, osservate quello che funziona in Italia e all’estero, confrontatevi, fate rete. E innovate, sempre con un approccio data driven».

Articolo pubblicato su Millionaire maggio 2022

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedenteLa rigenerazione urbana incontra il design
Prossimo articoloLe nuove imprese del turismo