La blockchain per tracciare le opere d’arte

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Andrea Concas

Andrea Concas, 36 anni, è figlio di uno storico dell’arte ed è cresciuto in mezzo a mostre e collezionisti. Nel 2016 ha creato una startup, Art Backers, che supporta gli artisti, enti pubblici e privati, nella produzione di opere d’arte e multipli d’artista, in iniziative di marketing culturale. Per aiutare gli artisti a tutelare le proprie opere, Art Backers usa la blockchain per tracciare e registrare lo storico di un’opera e averne un certificato che ne dimostri l’originalità.

«Il mondo dell’arte ha bisogni specifici e richiede accorgimenti particolari. Mancano norme e c’è poca trasparenza» spiega Andrea. «In un comparto che genera nel mondo un valore di 63,7 miliardi di euro, il 50% delle opere immesse nel mercato sono false o di falsa attribuzione. Le difficoltà maggiori si hanno con le opere storiche, che richiedono un costoso corredo di indagini chimiche, fisiche e storiche per determinarne l’autenticità, compresa l’analisi dei passaggi di proprietà e le esposizioni in mostre e gallerie. Noi abbiamo voluto creare una catena di valore per raccogliere tutte le informazioni, Art Right. Le certificazioni ricevono la validazione di tutti gli stakeholder (artisti, collezionisti, gallerie, musei, assicuratori, trasporti…) e i vari passaggi si registrano in modo incorruttibile su blockchain, tutelando sicurezza e privacy di tutti».

Anche in ambito “finanziario” la blockchain può dare garanzie. «Tra le soluzioni che offriamo c’è anche la possibilità di crittografare le opere digitali, che diventano file video o jpg. Con la blockchain la loro riproducibilità è controllata. È un mercato di nicchia, ma in sviluppo. L’opera Cryptokitty è stata venduta a 140mila dollari»

State dando una svolta al settore?

«La valenza legale dell’uso della blockchain per certificare l’autenticità di un’opera dev’essere ancora ratificata a livello legislativo. Ma noi ci siamo portati avanti, lavorando con advisor molto in gamba. L’arte ha bisogno di sicurezze. La blockchain non è la panacea, ma è uno strumento anche economico per arrivare all’obiettivo di dare garanzie e trasparenza. Forse, però, non tutti gli operatori la vogliono. Sono 400mila in Italia, che è solo l’1% del mercato mondiale».

Quanto avete investito per la startup?

«Abbiamo raccolto 300mila euro da Business angel e fondi pubblici. Stiamo completando una seconda tranche di finanziamento di circa 2 milioni di euro, tra venture capitalist».

L’idea piace?

«La piattaforma è ancora in fase Beta. Ma molti investitori sono anche collezionisti. Poi, i nuovi collezionisti sono giovanissimi (20-24 anni, molti asiatici). In generale, il mercato si sta aprendo alle novità: le gallerie cominciano solo ora a usare i social!».

La startup collabora con l’Università di Sassari, in due dottorati nella facoltà di Giurisprudenza. E ha avviato Ab Gallery, tre gallerie a Cagliari, accessibili a nuovi artisti e nuovi collezionisti, dove tutto quello che avviene è codificato su blockchain.

INFO: www.andreaconcas.com, www.artrights.me

Tratto dall’articolo “Blockchain: così ho svoltato (e fatto business)” pubblicato su Millionaire di ottobre 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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