La borraccia che piace al mondo della moda è nata da due bancari

0
7837
BORRACCE borraccia

«Una buona estetica può essere un’ottima leva per convincere tutte le persone ad adottare comportamenti e stili di vita sani». Lo affermano Giovanni Randazzo e Matteo Melotti, fondatori di 24Bottles. Sono due giovani bolognesi, che nel 2013 hanno creato un marchio, 24Bottles, e lanciato sul mercato le loro urban bottles. Sul loro sito si vendono bottiglie in collezioni originali e accessori coordinati (tappi, anelli e moschettoni, accessori per la pulizia…). Tra gli obiettivi dell’azienda, anche le “zero emissioni”, per eliminare l’impronta di carbonio: sta piantando alberi, è impegnata in progetti sociali.

Quando e perché avete pensato di realizzare le vostre borracce?

«Nel 2012. Lavoravo in banca con Giovanni. Notavamo la miriade di bottiglie e bicchieri in plastica monouso nei cestini. Per non dire dei rifiuti nelle località di vacanza. Cercammo un’alternativa. La storia di 24Bottles comincia in un garage di Bologna. Abbiamo scoperto che l’acciaio inossidabile è un ottimo materiale per la conservazione di cibi e bevande. Sicuro, sano, leggero e resistente. Ci siamo detti: proviamo!».

Primi passi?

«Nel 2013, messi in produzione i prototipi (un modello in acciaio in sei colori) abbiamo promosso i prodotti porta a porta, oltre che sui social network, registrando le reazioni della gente. Preso coraggio, investimmo sul portabottiglia in cotone rigenerato. I primi contatti commerciali di 24Bottles sono avvenuti tramite telefono, email e soprattutto di persona. I nostri weekend erano viaggi in giro per l’Italia e l’Europa a proporre il prodotto. Da subito ci siamo mossi anche su Facebook. Il passo decisivo è stato la partecipazione alle fiere di settore, come Maison&Objet e Ambiente Francoforte».

Difficoltà incontrate?

«La sfida è entrare nel mercato Usa. Ad aspettarci ci sono tutti i nostri maggiori competitor».

Aiuti?

«In passato abbiamo fatto domanda ad alcuni bandi europei per l’imprenditoria giovanile».

Il design è vostro? Dove producete?

«Sì, i design di Urban Bottle e di Clima Bottle sono nostri e registrati. Produciamo in Cina, nella provincia di Zhejiang, da partner certificati che hanno implementato e mantenuto certificazioni per il Sistema di gestione della qualità (ISO 9001), gestione ambientale (ISO 14001) e gestione salute e sicurezza sul lavoro (OHSAS 18001). Abbiamo un filo diretto con la produzione, che ci aggiorna quotidianamente. Ogni anno, ci rechiamo là, di persona. Altri prodotti di 24Bottles sono fatti in Italia o nell’Ue».

Come va il business?

«Siamo presenti in 30 Paesi: Europa, ma anche Canada, Giappone e Australia. Nel 2019 siamo cresciuti in Asia e negli Usa. Questo giustifica l’elevata percentuale di export, più dell’80%, e un aumento del fatturato pari al 140% nell’ultimo anno. Distribuiamo nei più importanti department store, come La Rinascente Milano, e in Europa. Ora l’azienda è registrata come Società Benefit e il nostro prossimo obiettivo è la certificazione B Corporation. Contiamo 16 dipendenti, tutti sotto i 40 anni, che perseguono con noi gli obiettivi dell’azienda. Ogni anno condividiamo il nostro bilancio di sostenibilità. A Natale 2018 abbiamo regalato un albero della nostra foresta ai nostri dipendenti e ai nostri migliori clienti».

Oggi la borraccia è un prodotto trendy?

«Negli Stati Uniti, in Australia e in altri Paesi, è un’abitudine consolidata. Negli ultimi 24 mesi, in Italia, abbiamo notato una crescita esponenziale dell’interesse. Produciamo in acciaio, perché è il materiale più adatto per contenere bevande e cibi. Ci differenziamo dai concorrenti soprattutto per il design italiano e la minuziosa attenzione nel controllo della produzione, della rete di vendita e nel continuare ad azzerare la nostra impronta ambientale (carbon footprint)».

INFO: www.24bottles.com

Tratto dall’articolo “Il boom delle borracce” pubblicato su Millionaire di novembre 2019. 

Print Friendly, PDF & Email

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.