Vernazza (Liguria), uno dei Borghi più belli d'Italia

L’economia dei borghi italiani: i dati sorprendenti presentati da Deloitte.

Di
Matteo Cerri
17 Aprile 2024

Dopo aver ascoltato tutta la presentazione della ricerca elaborata Deloitte per conto dell’Associazione Borghi più belli d’Italia (ospiti di Treccani) mi sono stupito di come gran parte dei media ne avesse fornito un resoconto fin troppo limitato e talvolta confuso. Alcune redazioni, nella fretta di riportare la notizia, hanno ritenuto di copiare il comunicato stampa evitando di prendere cantonate sull’argomento. Tanti articoli uguali, quando il tema, per una volta tanto, si meritava qualche appunto e riflessione in più. In pochi hanno probabilmente avuto la pazienza di ascoltare e prendere nota dei dati che Marco Vulpiani, Senior Partner di Deloitte ha presentato. Se lo avessero fatto probabilmente i titoli sarebbero stati ancora più positivi e sorpresi.

L’analisi approfondita dei dati Deloitte svela sorprese, potenzialità inespresse e criticità da affrontare

I dati presentati da Deloitte nello studio “L’impatto economico e occupazionale del turismo e la digitalizzazione nei Borghi più belli d’Italia” offrono una panoramica ricca di spunti di riflessione. Se da un lato confermano il valore inestimabile di questi borghi come attrattori turistici e motori economici per il Paese, dall’altro mettono in luce criticità e potenzialità inespresse che meritano di essere attentamente valutate.

Ci sono borghi e Borghi più belli d’Italia

È d’obbligo ricordare che quando si parla di Borghi più belli d’Italia si intende l’Associazione omonima (https://borghipiubelliditalia.it/) che raggruppa poco meno di 330 borghi italiani diffusi su tutto il territorio. La definizione di ‘borgo’ è molto discussa, ma visto che l’evento era ospitato presso la Treccani, ritengo sia doveroso usare la loro definizione ovvero ‘un centro abitato di media grandezza e importanza’  (https://www.treccani.it/vocabolario/borgo/). In termini volgari possiamo dire che in questa definizione ricadono migliaia di piccoli comuni italiani che presentano caratteristiche simili. E qui la prima nota importantissima: la ricerca di Deloitte si riferisce ai borghi appartenenti all’Associazione e quindi sono dati estremamente ridotti rispetto al potenziale cumulato di centinaia molti altri ‘cugini’ non associati. Una notizia quindi ottima perché i numeri presentati sono in forte difetto. Non per colpa di Deloitte, ma per il campione limitato ai ‘soli’ Borghi più belli d’Italia. Non lo ha capito la Santanchè che nella nota del Ministero riporta il dato come se fosse riferito a tutti i ‘paesini’ (https://www.ministeroturismo.gov.it/turismo-santanche-il-mondo-scopre-litalia-dei-borghi/).

Un contributo economico significativo, spesso sottovalutato

I borghi più belli d’Italia, pur rappresentando solo una piccola fetta del territorio nazionale (328 comuni certificati dall’Associazione omonima), generano un impatto economico di tutto rispetto. Nel 2022, hanno contribuito al PIL per oltre 5 miliardi di euro, grazie a circa 21,5 milioni di pernottamenti e un’affluenza di oltre 8,8 milioni di visitatori – poco meno della metà sono stranieri.

Tuttavia, questo dato rischia di essere sottovalutato per diversi motivi:

  • Anno di riferimento: lo studio si riferisce al 2022, un anno in cui il turismo non era ancora completamente tornato ai livelli pre-pandemia. Si stima che un pieno recupero potrebbe far lievitare il contributo economico a 7 miliardi di euro.
  • Dove alloggiano questi milioni di visitatori: i dati (almeno da presentazione) non riflettono a pieno l’impatto generato da strutture ricettive come gli alberghi diffusi e le case in affitto tipo Airbnb, spesso cruciali per l’accoglienza turistica nei borghi. Gli alberghi in queste località sono pochi, ma forse per una certa politica i bnb sono solo causa di gentrificazione, non di recupero, rigenerazione e creazione di lavoro. Milioni di visitatori che alloggiano nei borghi. Dove non si sa. O meglio si sa, anche perché molti immobili non sarebbero stati ristrutturati altrimenti, ma non si racconta fino in fondo.
  • Spesa media: la spesa media giornaliera di un turista nei borghi è di circa 120 euro, superiore alla media nazionale di 75 euro. Questo dato sottolinea il potenziale di questi territori per un turismo di qualità, capace di generare un indotto economico ancora più significativo.

Un potenziale inespresso per il ripopolamento e il lavoro

Se da un lato i borghi rappresentano un’eccellenza turistica, dall’altro soffrono di un preoccupante fenomeno di spopolamento. La loro popolazione media è circa la metà di quella dei comuni italiani nel complesso, e si prevede che questo divario aumenti nei prossimi anni.

Tuttavia, i dati mostrano anche un potenziale inespresso per il ripopolamento e lo sviluppo economico. La diffusione del lavoro da remoto e la crescente digitalizzazione aprono nuove opportunità per questi territori. Sempre più persone sono disposte a trasferirsi in contesti meno densamente popolati e a contatto con la natura, come dimostrano i dati Inapp: il 41,5% dei lavoratori sarebbe disposto a trasferirsi in un luogo più isolato e il 34,5% in un piccolo centro abitato.

Dati su cui mi permetto di calare un minimo velo di pessimismo. Troppo vicini al ‘trauma’ da covid che ha fatto sognare a tutti la vita bucolica e poi da mettere alla prova. Comunque incoraggianti.

Digitalizzazione e lavoro in remoto: leve per un futuro migliore

Lo sviluppo di infrastrutture digitali adeguate, come la banda ultra larga, è fondamentale per attrarre lavoratori da remoto e favorire lo sviluppo di imprese locali. In questo senso, i dati Deloitte mostrano una crescita incoraggiante della copertura FTTH nei borghi, passata dal 2,2% del 2019 al 63,9% di oggi.

Tuttavia, la digitalizzazione non basta. Occorre creare un ecosistema di servizi e infrastrutture che renda i borghi attrattivi per i lavoratori da remoto, come:

  • Coworking: spazi di lavoro condivisi e attrezzati per favorire la collaborazione e la socializzazione.
  • Servizi alle imprese: le banche locali chiudono, gli uffici postali, nonostante alcuni proclami delle Poste Italiane sono spesso sguarniti, etc.
  • Logistica: Ferrovie dello Stato sono citate come attori di rigenerazione, ma la verità è che gran parte dei borghi (o paesi comuni) sono irraggiungibili o quasi dalla rete ferroviaria e talvolta anche da semplici corriere.
  • Servizi per famiglie: asili nido, scuole di qualità e attività extrascolastiche per agevolare la conciliazione tra lavoro e famiglia.
  • Promozione del territorio: campagne di comunicazione che valorizzino la qualità della vita, le opportunità di svago e le bellezze paesaggistiche dei borghi.

Oltre il turismo

Per un rilancio duraturo dei borghi, è necessario guardare oltre il turismo, ovvero pensare ai cittadini residenti e a quelli che potrebbero diventarlo.  Una parola anche per il fenomeno dei digital nomad, da non confondere (come spesso succede), con i nuovi residenti (temporanei o a tempo pieno) o con i turisti. Se da un lato il lavoro da remoto rappresenta un’opportunità per i borghi, in particolare dopo l’avvio del nuovo Visto, dall’altro è necessario considerare le esigenze specifiche dei digital nomad, che spesso richiedono soluzioni di accoglienza flessibili (affitti a medio termine), servizi a misura di lavoratore (come spazi dedicati al lavoro e alla condivisione) e connessioni internet performanti.

Un’occasione da cogliere per un’Italia più equilibrata

I borghi rappresentano un patrimonio prezioso da tutelare e valorizzare. I dati Deloitte offrono spunti di riflessione e indicano la strada da seguire per un futuro più prospero e sostenibile. Investire in digitalizzazione, infrastrutture, servizi e formazione può favorire il ripopolamento, lo sviluppo economico e la riscoperta di questi tesori nascosti, contribuendo a un’Italia più equilibrata e coesa.

 

In conclusione, i dati Deloitte sui borghi più belli d’Italia sono sorprendenti, ma in difetto (dichiarato) pur rivelando un potenziale economico e sociale notevole. Tuttavia, pongono l’accento su un aspetto fondamentale: lo spopolamento è una minaccia seria, ma la diffusione del lavoro da remoto e la crescente digitalizzazione aprono nuove prospettive che vanno ben oltre al ‘ghetto’ turistico con cui consideriamo il mondo dei borghi.

Per cogliere appieno queste opportunità, è necessario intervenire su più fronti, tenendo conto delle criticità emerse. Un approccio strategico e lungimirante consentirà di preservare questo patrimonio inestimabile e renderlo un motore di crescita economica e sociale per l’intero Paese, contribuendo a un’Italia più equilibrata e con una maggiore vitalità nelle sue aree interne.

E serve dare atto all’Associazione Borghi più belli d’Italia e a Fiorello Primi che forse non saremmo qui a parlarne con tanta convinzione se non avesse intrapreso questo viaggio 22 anni fa, fondando l’Associazione, cui poi sono seguite molte altre.

 

Per maggiori informazioni vi consiglio di guardare il video della presentazione qui riportato.

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