L’ipnosi serve a far carriera?

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Un’indagine “spara” le cifre: otto milioni di italiani ipnotizzati. Bastano 10 sedute per avere risultati sul lavoro e nella vita privata. Ma sarà vero?

La notizia arriva dai mass media: l’ipnosi è qualcosa che fa dimagrire, smettere di fumare, vendere di più, aumentare le prestazioni sportive e anche quelle sessuali. Fa passare l’ansia, le fobie, le dipendenze. Tutto vero? Con i dovuti paletti, sì. Bisogna però evitare gli equivoci. Quando il Cenispes, Centro italiano di Studi politici economici e sociali, ci dice che otto milioni di italiani usano l’ipnosi, è necessario tenere conto che a commissionare l’indagine è il centro studi di un protagonista del panorama ipnotico italiano, Stefano Benemeglio, psicologo ipnotista non abilitato alla psicoterapia e di recente sospeso per sei mesi dall’Ordine degli Psicologi. Invece di chiederci se è vero che così tanti italiani si sottopongano a ipnosi e perché (secondo l’indagine, il 27% vuole risolvere problemi di coppia, il 23% per fumo ed estetica, il 20% per la realizzazione degli obiettivi personali) occorre chiederci davvero cos’è l’ipnosi. Se si conosce ciò di cui si parla si evitano fregature. E soprattutto si evita di incappare in astruse liti tra chi gestisce fette di conoscenza (e dunque di potere) diverse: ipnotisti, piennellisti, psicologi, psicoterapeuti e così via.

L’ipnosi è un fenomeno psicofisico reale e scientificamente studiato. Consiste in uno stato di coscienza alterato, indotto da un professionista su un soggetto consenziente e informato. Grazie all’interazione tra mente e corpo, il soggetto focalizza l’attenzione su una sola idea e produce nel tempo l’adeguamento del comportamento alla realizzazione di quell’idea. Traduzione: in ipnosi le parole lavorano sulle rappresentazioni mentali che portano con sé emozioni (positive o negative) e modificando quelle rappresentazioni alterano le emozioni (per esempio amplificandole o riducendole) e producendo quindi nuove risposte comportamentali.

Ipnosi non significa terapia. È uno strumento attraverso il quale si può somministrare anche una terapia. Questo vuol dire che ci può essere ipnosi anche senza terapia e che una psicoterapia può utilizzare strumenti differenti dall’ipnosi. A livello pratico, un ipnotista è una persona esperta nell’uso dell’ipnosi. Uno psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha ottenuto in più anche l’abilitazione a effettuare psicoterapia secondo le tecniche dell’orientamento prediletto (anche ipnosi).

La comunicazione ipnotica è una sfumatura ancora diversa e consiste in un tipo di comunicazione persuasiva basata sull’ascolto dell’interlocutore e sull’utilizzo mirato di tutte le forme di espressione disponibili (da quelle non verbali a quelle puramente lessicali) con l’intento di modificare le sue rappresentazioni mentali e metterlo in uno stato emotivo differente, tale per cui si senta motivato ad adottare un comportamento in linea con le intenzioni di chi comunica. Se ne vedono esempi in pubblicità, nell’ambito della seduzione amorosa, nella motivazione sportiva, nel personal coaching… Più alta e “ufficiale” è l’abilitazione, di norma, maggiore sarà anche il prezzo delle sedute.

Formalismi, dirà qualcuno: il mezzo funziona e basta. Certo, rispondiamo noi, ma il contesto deontologico è molto importante per discriminare tra chi ti prospetta buone tecniche per insegnarti a vendere meglio agendo sulle leve motivazionali altrui e chi invece ti propone di farti passare gli attacchi di panico. Strumenti in alcuni casi affini, obiettivi e responsabilità diverse.

Giampiero Mosconi, presidente dell’Amisi (Associazione medica italiana per lo studio dell’ipnosi) spiega che «durante un trattamento ipnotico l’inconscio del paziente resta in attesa di stabilire un colloquio con il terapeuta, basato per esempio sulla comunicazione metaforica. Un paziente che è abituato a fare sedute entra in stato di trance in pochissimo tempo e comunque allo stato ipnotico, con tempi differenti, accede il 95% delle persone. Ai miei studenti spiego che l’ipnosi è indicata per quasi tutti gli stati patologici dovuti a squilibri psichici ed è uno strumento che aiuta l’efficacia di una psicoterapia breve. Suggerisco di evitare i soggetti con psicosi gravi, perché particolarmente difficili da trattare».

Ma come si pratica l’ipnosi? C’è un modo di indurla? Per Milton Erickson, ideatore dell’ipnosi contemporanea, qualunque strada a disposizione è possibile, basta che funzioni con il soggetto che si ha di fronte. Ma esiste anche l’eventualità che qualcuno sia in grado di ipnotizzarti in pochi istanti, e magari rapinarti, come si legge ogni tanto sui giornali? Per Gianni Fortunato, psicologo, psicoterapeuta, esperto di Pnl e ipnosi ericksoniana, la risposta è chiara: «No. In ipnosi non si può far fare a qualcuno quello che non vuole. Diciamo che si può rintronare una persona con tecniche conversazionali di confusione, particolarmente efficaci su persone con poche difese, e poi si può rubare il denaro, più che farselo dare. Al massimo, se uno è molto bravo, può riuscire ad addormentare una persona in pochi secondi».

Infine c’è l’aspetto terapeutico. Tra i propugnatori dell’ipnosi ci sono anche numerosi medici, che utilizzano questo strumento nell’ambito della professione clinica o della ricerca scientifica. Due di loro hanno scritto un libro insieme, Teoria e pratica dell’ipnosi (Libraria padovana, 2008). Edoardo Casiglia, cardiologo, insegna anche Medicina psicosomatica e Ipnosi clinica all’Università di Padova. «Non finisco mai di stupirmi. Suggerendo in ipnosi un’immagine mentale di calore in una mano, si ottiene reale vasodilatazione come se la mano fosse immersa in acqua calda. Somministrando un’allucinazione sperimentale, per esempio facendo visualizzare un prelievo di sangue che fisicamente non c’è, si ottiene la stessa risposta cardiovascolare. In parole povere il mio gruppo cerca di misurare le conseguenze fisiche della rappresentazione di immagini mentali. Uno dei risultati più stupefacenti l’abbiamo ottenuto con la regressione. Suggerendo a una persona in ipnosi di tornare a un’età precedente, e sottoponendo il soggetto in questo stato a un test di personalità e a un test intellettivo, i risultati confermano l’età mentale alla quale la persona è regredita». Collega e coautore di Casiglia è Augusto Mario Rossi, medico internista e psicoterapeuta ericksoniano. «Sono un medico di base, il metodo e la comunicazione ipnotici sono stati per tutta la vita un grande allenamento all’ascolto dei pazienti. La bellezza dell’ipnosi è che non esiste una tecnica, una modalità assoluta, ma un saper cogliere nel soggetto ciò che mi offre per stabilire una relazione forte con lui».

Ha una sorta di doppia vita un altro pilastro della storia dell’ipnosi in Italia, Guglielmo Gulotta, avvocato milanese, psicoterapeuta  e vicepresidente Amisi. «Nel 1964 avevo già depositato la mia tesi di laurea in Giurisprudenza, quando il film Freud, passioni segrete mi fece scoprire l’utilizzo dell’ipnosi da parte di Freud agli albori della sua carriera. Mi appassionai al fatto che magari mi sarebbe servito per la mia professione. Mi chiedevo: se molta parte della nostra vita è inconscia, quando uno è davvero giuridicamente responsabile delle sue azioni? Così presi la seconda laurea e mi specializzai anche in quel settore. Al di là dell’aspetto terapeutico, anche nel mondo del diritto lo studio dei fenomeni ipnotici mi è stato sempre utile. Per esempio, l’organizzazione della domanda può infettare la risposta: chiedere “hai visto il gatto?” e “hai visto un gatto?” non è la stessa cosa. E nella cross examination dei testimoni, quando le domande suggestive sono consentite, conoscere queste tecniche è buona cosa. Bisogna dire però che il Codice di procedura penale esclude esplicitamente l’utilizzo dell’ipnosi propriamente detta. L’art. 64, per l’imputato prevede che “non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interrogata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti“.

 

 

come ti ipnotizzo

Lo psicoterapeuta Marco Pacori spiega come mettere in stato di trance una persona in pochi secondi senza parlare. «I fondamenti dell’ipnosi istantanea sono tre. Il primo è l’induzione di uno stato di coscienza alterato. Avviene avvicinando la mano al volto del soggetto, emettendo suoni primitivi, appoggiandosi sulla persona, pestando rumorosamente il pavimento, insomma creando una situazione di tensione emotiva. Il secondo fattore è la perdita di controllo volontario: avviene quando il corpo del soggetto, che si trova in piedi, segue i movimenti dell’operatore e barcolla. Terzo elemento, la caduta. Non è uno svenimento ma una profonda perdita di tono muscolare. Perché la tecnica funzioni occorre che il soggetto sia rilassato e non diffidente nei confronti dell’ipnosi».

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10 dritte per migliorare l’efficacia della comunicazione professionale e interpersonale

1Ascolta e osserva il tuo interlocutore, entrando in rapporto con lui. Imita la sua postura, i modi, la gestualità e i verbi fondamentali (quelli di modo e quelli sensoriali).

2Fai domande per conoscerlo meglio e assumere il suo punto di vista.

3No a tutto ciò che è io, mio, noi, nostro. Sì a tu o lei, tuo o suo.

4Chiamalo per nome: è una parola preziosa, che apre un canale diretto con le sue emozioni.

5Imposta una trance nel corso del dialogo: gentilezza, ritmo rassicurante, ripetizioni o ritornelli, vaghezza delle immagini evocate, stranezza dei comportamenti.

6La stretta di mano? Salda ma non troppo forte e con la mano parallela a quella dell’interlocutore.

7Guarda il tuo interlocutore dalla fronte fino a metà collo: è un modo per dirgli che ti piace.

8Sorridi (non ridere): è contagioso.

9Mostra il palmo delle mani mentre parli: vuol dire sincerità. No alle dita intrecciate o alle mani in tasca.

10Parla di esperienze personali che possono coinvolgere il tuo interlocutore: usa termini potenzianti per emozioni positive e termini positivi accompagnati dal “non” per esprimere emozioni negative.

Alessandro Calderoni, Millionaire 5/2010

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