Mi invento una T-shirt

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Come una maglietta cambia la vita (e il conto in banca). Dalla provocazione alle innovazioni tecno. Millionaire torna sull’argomento più amato dai suoi lettori per raccontare le ultime novità

Magliette spray, ecologiche, senza cuciture, aromatizzate alla frutta. Ma anche T-shirt ad alto contenuto di innovazione, che fanno il check-up, facilitano la socializzazione, portano a spasso per i musei. Innovare nel campo delle magliette è fondamentale, ma non basta. Bisogna scegliere il filone giusto, quello più in linea con mezzi, capacità e ambizioni. In primo luogo, la T-shirt è uno spazio, concettuale oltre che fisico, per comunicare valori, obiettivi, desideri. Perché non usarla per dire che siamo single, qual è la nostra e-mail o per che lavori ci proponiamo? Le recenti sfilate sono state unanimi su un altro punto: “Il verde è il nuovo nero”. Tradotto, ciò significa che l’attenzione all’ecologia e alle sorti del Pianeta è ormai diventato un must. E un passepartout. In passerella trionfano le bio T-shirt (realizzate al 100% in cotone biologico). Le magliette sono poi diventate un mezzo per fare del bene. E così spesso le associazioni non profit le utilizzano per promuoversi e raccogliere fondi: una buona causa, un logo simpatico, un prezzo accessibile e il gioco è fatto.

Le T-shirt hanno un pubblico vastissimo e trasversale per fascia d’età. Ma è chiaro che a far la parte del leone sono i giovani. E i giovani hanno bisogno di conoscersi, interagire, fare gruppo. «Lavoro con l’intrattenimento giovanile da 15 anni e so per esperienza che i ragazzi hanno necessità da un lato di uniformarsi ai loro coetanei, dall’altro di distinguersi» spiega Alex Braga (conduttore del programma radiofonico 610). «Da qui è nata l’idea delle social T-shirt: in apparenza sono tutte uguali, ma a distinguerle è il codice Qr che permette di geolocalizzare gli amici, interagire con loro, fare nuovi incontri». L’investimento è stato minimo, il più è stato trovare partner produttivi (Guru) e tecnologici (Nokia). Della social T-shirt, Millionaire ha diffusamente scritto sul numero di settembre.

Infine, il fronte tecnologico. La maglietta che diventa utile per farsi il check-up, monitorare il segnale wireless, contare il numero di e-mail ricevute. Ma attenzione, una tecnologia semplice (e poco costosa) può dar vita a un gadget vincente. Una tecnologia complessa richiede alti investimenti, lunghi tempi di realizzazione, prezzi alti per il consumatore finale e, in ultima analisi, una ridotta appetibilità per il mercato. Immaginiamo una T-shirt che ci informi in tempo reale su tutti i nostri parametri vitali, che ci avvisa, quando siamo in ambienti potenzialmente pericolosi (temperatura troppo elevata, gas tossici…), quando il nostro corpo invia segnali allarmanti. Non è fantascienza. Questa maglietta esiste, ma ha richiesto un investimento molto alto e l’impegno di persone laureate, principalmente in Ingegneria biomedica (vedi box a destra). Insomma, non è una cosa alla portata di tutti. Cerchiamo sì di essere tecnologici e futuristi, ma non troppo. Altrimenti il rischio è quello di allontanare il momento in cui la nostra idea comincerà a dare i suoi frutti.

Idea 1

«Con un concorso, vendo la mia maglietta in tutto il mondo»

«Ho sempre avuto una grande passione per il disegno e le attività creative. Volendo emergere nel mondo dell’illustrazione e della grafica, ho iniziato da autodidatta a utilizzare i programmi di grafica e, con pazienza, ho mosso i primi passi frequentando community e forum. Partecipo spesso a contest per la realizzazione di siti, illustrazioni, loghi. Conoscevo il sito Threadless (www.threadless.com), il bookmark per chi sogna di vedere stampato un proprio disegno su una T-shirt. Partecipare è semplice, ma la concorrenza è spietata. Si tratta di condividere una propria creazione e sottoporla a critiche e apprezzamenti. Una volta ho partecipato, in occasione di un concorso a tema. Il disegno è stato selezionato e nel giro di un mese la maglietta era in vendita sul sito. Il premio consisteva in 2.500 dollari, molte T-shirt e merchandising esclusivo. Non solo: ogni volta che la maglietta viene ristampata, il sito mi ripaga con altri 500 dollari. La vittoria è stata un momento importante per la mia carriera. Il sito offre grandissima visibilità e fin da subito sono stata contattata per partecipare a progetti e avviare collaborazioni. Di recente, hanno chiesto la mia consulenza per trasformare il disegno della T-shirt in wall graphics, kit molto di moda per decorare le pareti di casa. Vincere quel primo concorso mi ha aperto molte porte! Non posso fare altro che consigliare a tutti di buttarsi: un’idea vincente è destinata a emergere!»

Giulia Cucija, 27 anni, grafica.

INFO: www.queenmicisss.com

Idea 2

«Disegni puri o impuri? Decidetelo voi»

«Nella vita ho fatto varie cose: registrato un disco, interpretato uno spettacolo teatrale a New York. Poi, tre anni fa, ho deciso di fare qualcosa di mio. Avevo bisogno di esprimere le mie sensazioni e i miei pensieri. Volevo fare un business etico, che producesse non solo soldi, ma anche spunti riflessivi» spiega lui. Gli elementi base sono tutti forti. Il marchio Impure (che ha una doppia lettura: I’m pure o impure: “sono puro” o “impuro”). La strategia di lancio è all’insegna del “guerrilla marketing”. Nel gennaio 2009, è iniziata la distribuzione di strane fototessere di un ragazzo con la faccia al contrario. A seguire un blog, pubblicità stampa, azioni su Facebook. Questo ha fatto crescere l’attesa, fino al lancio ufficiale del nuovo marchio, tre mesi dopo. «Le magliette Impure uniscono icone con valori discordanti: la Statua della libertà che impugna una pistola, Gandhi che indossa guantoni da boxe. Poi raffiguriamo personaggi che sono maestri di vita, come Giovanni Falcone. La maglietta con il magistrato ucciso che apre una finestra, farà parte della prossima collezione e l’abbiamo fatta avere al procuratore antimafia Piero Grasso. Vogliamo contribuire a diffondere il rispetto per la democrazia, l’ambiente, gli altri, la diversità. E poi i nostri capi sono tutti a impatto zero» dice Rossetti. Un investimento inferiore a 100mila euro (forte il peso della promozione), quattro-cinque collaboratori fissi (molti esterni), produttori in Turchia e un passo falso iniziale. «In principio, abbiamo sottoscritto un contratto con un distributore nazionale, ma non è stata un’esperienza felice. Ora abbiamo una rete di agenti, seppure multimarca, che assicurano la nostra presenza in 120 negozi» prosegue Rossetti. Le T-shirt Impure hanno prezzi fra 49 e 54 euro. I ricarichi suggeriti al negoziante sono più della metà. I dati più recenti parlano di 250mila euro di fatturato e 15mila pezzi venduti, ma nell’ultimo periodo siamo cresciuti del 230%».

Rossetti vuole aprire negozi e punti in franchising.

Luca Rossetti, 44 anni, titolare del marchio Impure.

INFO: www.impure.it

Idea 3

La T-shirt ti fa il check-up

L’azienda Smartex nel 2002 ha ottenuto un finanziamento europeo per il progetto Wealthy, il primo nel settore Itc coordinato da aziende tessili. Spiega la fisica Rita Paradiso: «Il progetto aveva come finalità la realizzazione di un sistema indossabile in grado di rilevare parametri fisiologici in qualsiasi contesto e trasmetterli, e il materiale usato per acquisire i dati era tessuto. Il progetto MyHeart ha portato a una maglietta che integra il maggior numero di informazioni possibili con il minor ingombro. I sensori, tutti in tessuto, sono concentrati sulla fascia toracica a livello dello sterno, l’elettronica che acquisisce i dati, li registra e li trasmette, ha dimensioni inferiori a un cellulare, autonomia di 18 ore e capacità computazionali. Elabora i dati, li correla ed estrae parametri. Prosegue Paradiso: «La maglietta viene commercializzata attraverso un contatto diretto col nostro ufficio vendite. È un prodotto di nicchia, certificato e personalizzabile. Il sistema – comprensivo di due magliette, elettronica di lettura e software di visualizzazione – ha un costo base intorno a 2.000 euro. Per ora, viene venduta principalmente ai centri di ricerca». Molte le informazioni psicofisiche che possono essere elaborate e trasmesse (frequenza cardiaca e respiratoria, postura, consumo energetico…). E grandissimi gli sviluppi futuri, nel campo della salute, del benessere e della sicurezza.

INFO: www.smartex.it

Idea 4

«Tutto è partito da un blog»

«La moda è sempre stata la mia passione. Per parlarne ed esprimere la mia opinione, ho aperto un blog. Visto il successo, quello che per me era un semplice gioco è diventato un impegno quotidiano. Con il passare dei mesi ho inserito una sezione “shop”, all’interno della quale ho debuttato con la mia prima collezione di T-shirt. L’interesse è stato subito notevole e le richieste sono fioccate. Vendo 130-150

T-shirt al mese (36 euro). Oggi lavoro ogni giorno sulla seconda collezione, con grande attenzione alla scelta dei modelli e dei tessuti. La Rete è stato il mio trampolino di lancio, ora conto di passare dal virtuale al reale, trovando venditori e partecipando a fiere nazionali».

Giorgia Capaccioli, 21 anni, blogger di moda.

INFO: www.styleforstyleshop.com

I contest

In Rete abbondano i concorsi per mettere alla prova la propria creatività.

› In Italia. Si segnalano: www.zuzu.it, www.feeldude.com, www.mytshart.com (in italiano).

› All’estero. Si vincono somme in denaro e percentuali sulle vendite delle proprie magliette. Oltre la Threadless.com: www.inkfruit.com, www.designbyhumans.com e www.avomarks.fr e www.lafraise.com (in francese).

Su http://socialdesigner.com, www.artevist.com e www.goodjoe.com i contest riguardano temi sociali e una parte delle vendite va ad associazioni benefiche.

Lucia Ingrosso Millionaire 11/2010

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