Nasce AddLance, il primo sito italiano che dà lavoro ai freelance

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Negli Stati Uniti più di 30 lavoratori su 100 svolgono attività da freelance. Nove aziende su dieci si affidano ai loro servizi (dati Freelancers Union). Un trend che sta invadendo l’Europa già da diversi anni e che si sta estendendo anche in Italia, dove sono più di 600mila i lavoratori che abbandonano l’ufficio per cercare occupazioni flessibili.

Da questi numeri sono partiti Luca Cappelletti e suo fratello Andrea, esperti in comunicazione e tecnologia di Como. Sono gli ideatori di AddLance, la prima piattaforma tutta italiana che mette in contatto aziende (soprattutto piccole e medie imprese) con freelance (copywriter, esperti di content marketing e Seo, designer, fotografi, traduttori, sviluppatori di software e di App…): «L’idea è nata quando un nostro amico è stato vittima di un problema alla schiena e non poteva recarsi a lavoro. Per curarsi ha esaurito permessi malattie e ferie, quando il suo lavoro poteva essere svolto da casa. Abbiamo studiato il mercato dei freelance in Italia, i siti di riferimento e ci siamo resi conto che non esisteva una realtà tutta italiana che collegasse aziende a professionisti» racconta Luca a Millionaire.

addlance

«Abbiamo 1.200 iscritti, 200 aziende e lavori inseriti per un valore di 300mila euro. Si parte da attività di 100 euro a progetti pubblicati con budget da 10 fino a 50mila euro. La media è mille euro. Il freelance e l’azienda si iscrivono sulla piattaforma. Si cercano, decidono di collaborare. Abbiamo creato un sistema di deposito cautelativo, l’azienda inserisce la cifra da destinare al professionista che potrà riceverla solo all’ultimazione del lavoro. Così da tutelare entrambi, il committente non rischia di perdere soldi e il freelance realizza che i soldi per quel lavoro ci sono. La piattaforma guadagna con una percentuale sui lavori portati a compimento e servizi per i freelance per aumentare la loro visibilità sul sito» prosegue.

Per realizzare, AddLance, Luca e Andrea hanno investito diverse decine di migliaia di euro per strutturare il sito, posizionarlo sui motori di ricerca e gestire le attività di comunicazione. Puntano a 5mila iscritti entro l’anno e a un valore dei progetti inseriti di 1 milione di euro.

L’ostacolo maggiore?  «Gran parte degli italiani associa la parola freelance solo a giornalisti e fotografi. E con libero professionista ci riferiamo di solito ai notai e avvocati. Oggi il mondo del lavoro è cambiato, ma l’Italia è sempre lenta a recepire le novità. Cambiare mentalità è il maggiore ostacolo che stiamo affrontando».

Consigli ai freelance, come muoversi, come trovare lavori?

«Prima di aprire una partita Iva meglio fare tanta gavetta. Poi partire dal locale e offrire i propri servizi creando un network di amici e conoscenti. I social aiutano molto. Una volta pronti bisogna affacciarsi sui market place del settore (oltre a noi, i più noti a livello internazionale sono l’australiana Freelancer.com, l’americana Elance.com o la tedesca Twago.com). E lì quello che conta, più che altrove, è la professionalità. Il web ti dà tanto, ma può anche toglierti tanto. Con una cattiva pubblicità rischi di stare fermo a lungo».

INFO: http://www.addlance.com/

Giancarlo Donadio

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4 Commenti

  1. Spero che questo progetto vada in porto ma soprattutto che non finisca come per altre realtà simili dove ci si ritrova migliaia di annunci con budget che definirei ridicoli a fronte delle richieste dei progetti da realizzare.
    Su alcune delle altre piattaforme menzionate nell’articolo si trovano spesso utenti che chiedono di avere, realizzare un e-commerce, caricare gli articoli, settare i vari parametri per cifre attorno agli 800,00 €. Cosa impossibile se si vuole qualcosa di serio. Bisognerebbe impostare a monte in base alla tipologia di richiesta il budget minimo per avere qualcosa di discreto piuttosto che avere migliaia di annunci che sembrano scritti da tredicenni che chiedono cose assurde, impossibili… Questo significa discreditare il lavoro di tutti quei professionisti che si impegnano ogni giorno… Fra l’altro un professionista per poter partecipare ad alcuni di questi progetti, nella speranza di aggiudicarselo con la propria proposta commerciale deve anche pagare…
    Sarebbe meglio un sistema dove il committente versa i soldi, e pubblica il progetto che richiede venga realizzato, il professionista espone la sua proposta gratuitamente e se si aggiudica il progetto che l’applicazione si prenda una percentuale sui soldi versati dal committente…

  2. Ciao Fabio,

    i problemi che evidenzi sono concreti. Alcuni progetti sono da noi bloccati poiché non rispettano i requisiti minimi altri invece ci vengono segnalati grazie alla collaborazione da parte degli stessi freelance.
    Il principio di fondo è che, anche se ci adoperiamo per mantenere i budget all’interno del buon senso, non possiamo agire da intermediari e sostituirci alla naturale trattativa fra le parti. Una innovazione che vorremmo apportare è dare ai professionisti la possibilità di indicare e comunicare al cliente la presenza di un budget inadeguato dando così al cliente un suggerimento per modificarlo. Spesso l’indicare un budget può essere difficile per chi non ha esperienza nel settore. Grazie ancora per il commento!

  3. Figurati.
    E’ un piacere cercare con il proprio e piccolo contributo di essere utile ad un’iniziativa che può rivelarsi di aiuto alla comunità.
    Appunto perchè la gente non sa è ignorante in materia potreste integrare una funzione che guidi l’utente a stabilire un prezzo congruo con la sua richiesta…
    Tipo una pagina dove l’utente selezione, spuntando alcune voci di quali funzioni ha bisogno il suo progetto, e che cosi facendo in basso alla stessa compaia il prezzo approssimativo del budget necessario per realizzare portare a termine lo stesso….

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