Nel caldo estivo, cala il gelo sulla spesa globale per i viaggi.

Il rallentamento della spesa dei consumatori negli Stati Uniti pesa sui gruppi di viaggio e tempo libero di tutto il mondo.

I parchi a tema Disney, gli affitti di case Airbnb e gli hotel Hilton sono tra i più colpiti dalla riduzione della spesa dei consumatori statunitensi, sollevando interrogativi sulla salute dell’economia globale. Perché, in un modo o nell’altro, quello che succede negli Stati Uniti, non tarda ad allargarsi a tutti i mercati occidentali, è solo questione di tempo.

È di pochi giorni fa, infatti, la notizia che persino Ryanair e altre low cost come Wizzair, campioni di incassi post pandemici, starebbero riducendo le loro aspettative e pian piano riducendo i prezzi per sostenere la domanda. Stessa dinamica per altri vettori americani.

I segnali di allarme emersi dai risultati aziendali di questa settimana hanno fornito ulteriori prove del restringimento dei bilanci delle famiglie, le cui riserve accumulate durante la pandemia si stanno esaurendo dopo anni di inflazione persistente.

Mercoledì, Disney ha dichiarato che la sua unità parchi è stata colpita da una “moderazione della domanda dei consumatori”, con una diminuzione del 3% del profitto operativo.

La domanda si sta decisamente ammorbidendo anche per  Chris Nassetta, amministratore delegato di Hilton. I consumatori statunitensi, dopo aver speso i risparmi accumulati durante la pandemia di Covid-19, “hanno meno reddito disponibile e capacità di fare qualsiasi cosa, inclusi i viaggi,” ha detto.

Martedì, la piattaforma di affitti per vacanze a breve termine Airbnb ha segnalato “segni di rallentamento della domanda da parte degli ospiti statunitensi” durante la sua stagione estiva di punta, prevedendo un rallentamento della crescita delle vendite annuali. Le azioni di Airbnb hanno chiuso in calo del 13,4% mercoledì.

Anche se l’economia globale sta rallentando, il settore del viaggio negli Stati Uniti, il mercato più grande a livello mondiale e influente anche per l’Italia, ha mostrato un aumento, ma con tassi di crescita normalizzati.

Non si tratterebbe di crisi del settore quindi, ma di rallentamento dopo ‘lo sfogo’ degli ultimi due anni. 

A sorprendere, infine, la crescente tendenza a prenotare all’ultimo minuto vacanze sempre più brevi. Una combinazione tra ricerca dei deal migliori e incertezza sulla capacità di permettersi una vacanza. Incertezza che condividono anche molte famiglie italiane.

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