NoiNo.org, uomini uniti contro la violenza sulle donne

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Picchiare, minacciare, umiliare.

Tre parole che ne richiamano un’altra: violenza.

Violenza come quella che subiscono le donne in Italia.

Dati impressionanti quelli del nostro Paese in cui ogni tre giorni un uomo uccide una donna, ogni 7 minuti un uomo stupra o tenta di stuprare una donna.

E poi c’è la violenza psicologica, quella economica che coinvolge ben 6 milioni di donne italiane.

Molte le campagne che finora sono state realizzate, nella maggior parte indirizzate alle donne, per sostenerle nel percorso di uscita dalla violenza.

Ma gli uomini? Nonostante, siano gli uomini gli autori della violenza, il genere maschile è il grande assente dalla comunicazione sociale sulla violenza di genere.

Per questo, la nuova campagna di sensibilizzazione NoiNo.org, partita a Bologna, esce fuori dal coro.

Poiché punta alla mente, al cuore degli uomini che diventano i protagonisti della lotta alla violenza.

A realizzarla due agenzie bolognesi, Comunicattive e Studio Talpa, vincitrici di un progetto promosso dalla Fondazione del Monte, in collaborazione con l’Associazione Orlando.

Scopriamo l’iniziativa e come aderire, attraverso le parole di una delle menti dell’iniziativa, Elisa Coco della Comunicattive.

 Come è partita  la vostra campagna?

Abbiamo scelto di iniziare con una campagna che in gergo si chiama teaser per creare un po’ di mistero scegliendo tre parole dal dizionario (picchiare, minacciare umiliare) nelle quali abbiamo inserito il pronome femminile. Tre parole di cui le ultime due descrivono la violenza psicologica che le donne sono spesso costrette subire dai loro partner. Frasi del tipo: “Se mi lasci ammazzo i tuoi figli, faccio del male ai tuoi parenti, ti lascio sul lastrico” suonano non nuove a molte vittime di violenza.

Come è stata la risposta all’iniziativa?

Siamo soddisfatti. Molto buona è stata la risposta all’iniziativa. In un primo momento c’è stata una grande partecipazione delle donne. Poi hanno aderito gli uomini (circa 800 iscritti ad oggi, appartenenti alle più svariate categorie sociali).

Cosa può fare chi decide di aderire?

[blockquote align=”center” variation=”hotpink”]Ci sono tre forme di adesione:

– La prima, fondamentale e più semplice, è l’adesione, per la quale è sufficiente inserire il proprio nome, cognome e indirizzo mail nell’apposito form;

– Un seconda, per chi vorrà rafforzare la propria mobilitazione, è “metterci la faccia” pubblicando, a supporto della campagna, la foto e un video messaggio;

– Una terza per chi vorrà scaricare materiale dal sito e divulgarlo (abbiamo scelto a proposito materiale divulgativo non convenzionale, come adesivi, baloon).[/blockquote]

 Protagonisti della campagna gli uomini e le loro testimonianze. Qual è la frase che di più ti ha colpito?
La frase che più ci ha colpito è quella di un gruppo di sportivi, alcuni istruttori di boxe, che hanno aderito con un messaggio davvero significativo: “La forza è tale quando usata in combattimento, usata contro le donne è solo violenza”.

Violenza sulle donne e differenza tra Nord e Sud. Ci sono ancora delle disparità evidenti tra le due parti del nostro Paese?

[blockquote align=”center” variation=”hotpink”]Non esistono differenze tra Nord e Sud sul tema della violenza. La violenza che si manifesta soprattutto in un contesto intimo di relazioni colpisce le donne del Sud quanto quelle del Nord. Ciò che cambia è la presenza di associazioni sul territorio che si occupano di difendere le donne, sostenerle, ascoltarle. Al Sud c’è ancora tanta strada da fare in questo senso.

Oggi al Nord si registra un’evoluzione nei movimenti contro la violenza delle donne. Sulla base di esperimenti che vengono dal Nord Europa, infatti, sono nate alcune associazioni di uomini “violenti” che cercano di redimersi iniziando percorsi per controllarsi, curarsi. [/blockquote]

Quanto conta il grado di istruzione nell’identikit del violento?

Forse sorprenderà questo dato, ma non esiste un legame causa-effetto tra il lui livello d’istruzione del violento e la violenza. I comportamenti di violenza sono in realtà trasversali anche rispetto alla condizione sociali. Per questo nella nostra campagna abbiamo cercato dei testimonial che potessero parlare a tutti. Il calcio, ad esempio, ci sembrava un buon collante. Uno dei nostri testimonial è infatti, Diamanti, un calciatore che, oltre ad essere molto conosciuto qui a Bologna, è già da tempo nel giro della nazionale.

Quanto conta il lavoro per permettere ad una donna di uscire dalla violenza?

Il lavoro è un fattore straordinario di emancipazione. Un modo per uscire fuori da quella che è una forma di violenza comune: quella economica in cui molte donne sono costrette a subire ricatti solo per una questione di soldi.

Ringraziando Elisa per il suo intervento, cogliamo l’occasione al volo per aderire all’iniziativa noi per primi della redazione.

Fatelo anche voi che leggete.

Per info http://www.noino.org/

Giancarlo Donadio

 

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