Papillon mania: storie di chi fa business in Italia e nel mondo

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Papillon mania.  Per gli esperti di moda è un accessorio d’obbligo per chi vuole sentirsi trendy. Una volta usato solo nelle occasioni formali, oggi è stato sdoganato: lo si può usare in una giornata qualsiasi con totale libertà di colori, tessuti e fantasie. Molti imprenditori ne hanno capito il potenziale e scatenano la loro fantasia per crearne di originali, coloratissimi, con materiali alternativi come il legno.

E c’è chi li realizza con il vetro. È il caso di Umberto Tofoni, 25enne marchigiano, che ha creato il primo papillon di vetro al mondo. Diploma al liceo artistico, ha avuto l’idea mentre lavorava nella vetreria di famiglia (azienda nata nel 1957): «Guardavo mio padre tagliare uno specchio a forma di uomo ho pensato di applicargli sopra un accessorio. Ho tagliato il vetro a forma di papillon e poi l’ho lavorato a mano. Quella sera c’era una festa e l’ho indossato. Tutti gli invitati hanno iniziato a chiedermi dove l’avessi comprato» racconta a Millionaire.

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Umberto decide di creare un brand. Contatta alcuni amici, appassionati di design, per farsi aiutare. Chiamano il progetto Poculum (parola che in latino si rifà alla lavorazione del vetro). Registra il brand (con 3.600 euro) e studia come creare un oggetto bello da vedere, unico e sicuro: «Per la collezione mi sono ispirato la vetro delle cattedrali gotiche. Il papillon viene tagliato e sabbiato a mano. La molatura (l’operazione per levigare il vetro) dà a ogni pezzo un valore unico. Poi il prodotto è ricoperto di cuoio (che può essere anche colorato). Il vetro lavorato è temperato, simile a quello usato per le auto. Non c’è rischio di tagliarsi o che si rompa».

Per la produzione si fa aiutare dall’azienda di famiglia: «Mio padre all’inizio non credeva all’idea. Ma oggi con le prime vendite si sta ricredendo». Oggi Umberto lavora con un team di sei persone (tra designer, commerciali e social media manager). In un anno e mezzo, ha venduto più di 3mila pezzi. Li distribuisce in una decina di punti vendita in Italia e all’estero in un negozio a Ibiza: «Siamo partiti con una pagina Facebook, investendo in sponsorizzazioni per far conoscere il marchio. Poi abbiamo costruito online dove vendiamo principalmente le nostre linee».

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L’ostacolo maggiore? «Far conoscere il proprio marchio sul Web. Per riuscirci non devi limitarti a promuovere quello che produci, ma raccontare la tua storia personale attraverso il prodotto. E poi vincere la paura del fallimento. Succede quando hai un’attività che sta avendo un buon riscontro. La stampa inizia a parlare di te e intanto crescono le tue paure di non mantenere le aspettative. Poi pensi che alla fine è tutto una prova, che ci vuole coraggio. Perché idee e innovazioni sono gli unici modi per uscire dalla crisi».

INFO: http://www.poculummoda.it/

Un business che non ha età.  «Non devi aspettare di diventare vecchio. Se hai un sogno realizzalo ora» spiega Tramica Morris: è la madre di Moziah Bridges, un ragazzino americano di Memphis che a soli 13 anni ha costruito un business di 200mila dollari (182mila euro circa) ideando e vendendo papillon.

La sua storia inizia ben tre anni prima, Moziah ha nove anni ed è da sempre un appassionato di moda. La madre racconta che all’età di sei anni pretendeva di indossare una cravatta e le bretelle anche per accompagnarla a fare la spesa: «Volevo essere diverso dagli altri. Se c’erano su un tavolo 10 caramelle rosse e una verde, io desideravo essere quella verde» spiega Moziah.

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A nove anni la sua passione per la moda si focalizza su un accessorio in particolare: il papillon, lo stesso che suo nonno e suo padre, entrambi musicisti jazz, indossavano durante le loro esibizioni. Come spesso accade gli innovatori traggono le loro idee migliori da una mancanza sul mercato: «Avevo deciso che avrei sempre indossato un papillon, ma nei negozi ce ne erano solo di orrendi, tutti neri, uguali, senza colori e senza vita».

È allora che si rivolge a sua nonna che per tirare avanti la famiglia aveva lavorato tanti anni come sarta. È la donna che sotto richiesta di Moziah insegna al ragazzo come cucire a macchina dando il via alla sua creatività: «Ho iniziato a creare i miei papillon utilizzando scarti di tessuti che mia nonna aveva conservato negli anni. Mettevo insieme colori e seguivo il mio istinto. Volevo creare qualcosa che piacesse a me, innanzitutto».

Moziah inizia a indossare le sue creazioni, i ragazzi del posto lo fermano e gli chiedono informazioni. Anche i familiari sono entusiasti, vogliono anche loro quei papillon tanto colorati e originali: saranno loro i suoi primi clienti.

Aiutato dalla madre che sostiene quest’iniziativa e dalla famiglia, che oggi lavora in azienda nella produzione e commercializzazione dei prodotti, Moziah continua a sfornare eccentrici papillon, si apre a nuovi stili, con il vintage sempre protagonista, usando tessuti a quadretti, tweed, seta, cotone… Intanto, la madre apre uno store online su Etsy e si accorda con alcuni negozi nelle vicinanze per proporre i prodotti di suo figlio.

Il resto lo ha fatto la stampa e il passaparola: il ragazzo diventa protagonista di alcuni dei più celebri show americani (anche Oprah Winfrey lo invita al suo talk show) e le riviste di business e di moda (Forbes, GQ) danno spazio alla sua incredibile storia.

Oggi ha cinque dipendenti, ha venduto papillon per 200mila dollari e ha un mentor, Daymond John, fondatore di un’azienda di moda online, Fubu, da 6 milioni di dollari, che lo aiuta a costruire un business più strutturato. La scuola non l’ha mai abbandonata, la madre cerca di dare un equilibrio alla sua vita, imprenditore sì, ma anche ragazzino che ha diritto a giocare con i suoi amici e divertirsi.

I soldi che guadagna serviranno a mandarlo in una prestigiosa accademia di moda. Il suo sogno è frequentare la celebre scuola di design di New York, la Parson’s School e diventare stilista: «Ralph Lauren ha iniziato vendendo cravatte. Spero di imitare la sua carriera».

INFO: http://mosbowsmemphis.com/

Giancarlo Donadio

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