Progetto JAM. Ambrosetti: «Apprendere dai giovani per abbracciare il cambiamento»

1980

In un mondo segnato da una serie di eventi – di cui ormai siamo tutti a conoscenza – il lavoro è uno degli ambiti della nostra vita che sta subendo le maggiori conseguenze. È possibile trasformare tutto questo in opportunità di crescita e di sviluppo, economico, ma soprattutto sociale e culturale?

 

Lo abbiamo chiesto a Luca Scimia, 28 anni, People Consultant di JAM, la nuova area di business di The European House-Ambrosetti che si propone di costruire soluzioni per connettere aziende e nuove generazioni.

 

Luca, perché nasce JAM e cosa intendete per Ageless Mind?

«Jam-Join the Ageless Mind è il nuovo progetto di people empowerment di The European House-Ambrosetti che punta a creare un vero e proprio movimento culturale, con l’obiettivo di instaurare le basi per un dialogo costruttivo tra le diverse generazioni di lavoratori. Il nome JAM-Join the Ageless Mind, identifica infatti proprio la ricerca di un nuovo modo di lavorare e di pensare senza età, mischiando e valorizzando le esperienze, le competenze e i punti di vista delle diverse generazioni in azienda».

 

Tra le nuove parole “post-pandemia” emerge “Great Resignation”, il fenomeno sociale che ha portato più di 5 milioni di americani a lasciare il proprio lavoro senza avere già pronto un “piano B”. Secondo voi esiste lo stesso fenomeno anche in Italia?

«Lascio parlare i numeri. In Italia, il 70% circa dei lavoratori tra i 26 e i 35 anni ha scelto o sta scegliendo di cambiare lavoro. È il sintomo di una ricerca di senso associata al lavoro, non sempre e solo riconducibile all’appetibilità del percorso di carriera, ma anche allo stile di vita, ai valori e agli esempi positivi. Secondo uno studio di Axios, infatti, oggi la GenZ cambia lavoro il 134% in più rispetto al 2019. Secondo l’ultimo Rapporto Censis (CENSIS – 55° Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2021, pubblicato da FrancoAngeli), circa 3 milioni di giovani sono in cerca di lavoro, pari al 33% dei 15-29enni. Nel 2021, su 100 richieste di figure professionali da parte delle imprese, solo 17 prevedevano un contratto a tempo indeterminato. Non stupisce quindi constatare che l’80,8% si dichiari sfiduciato nei confronti della sicurezza del proprio lavoro».

 

All’interno di questa cornice che prevede l’applicazione di un nuovo approccio delle aziende rispetto alle dinamiche organizzative e al rapporto con le proprie persone, quali sono, nello specifico, le tematiche che riscontrano maggiore sensibilità da parte dei vostri clienti?

«Anzitutto dobbiamo fare chiarezza sul concetto di cliente. Per noi di JAM oggi sono clienti tutti coloro che vengono impattati dalle nostre soluzioni, dall’amministratore delegato, al neoassunto, al giovane che non ha ancora fatto il suo ingresso nel mondo del lavoro. Se ci riferiamo però alla business community che frequenta il circuito di The European House- Ambrosetti, ci accorgiamo che sono tutti coinvolti nelle sfide che riguardano la propria attrattività, i modelli di ingaggio, la preparazione delle persone, fornendo nuove competenze e nuovi strumenti, il ripensamento dell’esperienza lavorativa più in generale e quindi la creazione e la messa in pratica di una nuova cultura organizzativa».

 

Hai detto che volete avere un impatto anche su coloro che non hanno ancora fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro, ti riferisci alla categoria degli studenti?

«Principalmente sì. La nostra idea di “legame” con l’azienda parte dalla scuola superiore, quando il futuro lavoratore deve concretizzare la sua idea professionale. Non abbiamo la presunzione di orientare precisamente le scelte, ma sicuramente abbiamo l’ambizione di allargare quanto il più possibile gli orizzonti, creando consapevolezza e, in questo modo, facilitare decisioni fondamentali per il futuro dei giovani e di conseguenza del Sistema Paese».

 

Come intendete farlo?

«Come The European House-Ambrosetti, da oltre 50 anni lavoriamo a fianco delle imprese grazie a un approccio metodologico consolidato alla conoscenza e alla profondità di visione e che oggi più che mai, sente il bisogno di promuovere il cambiamento e il progresso del Sistema Paese. Tutte le nostre attività partono dunque da uno studio approfondito e scientifico che coinvolge le persone sin dal lancio del progetto e alle persone restituisce una serie di consigli di sviluppo e miglioramento. Persone al centro, dunque».

 

Di cosa si tratta

«“Open Jam–Un dialogo aperto con il futuro” è il primo grande evento organizzato da JAM, pensato proprio per favorire l’interazione e il confronto tra aziende, istituzioni e giovani, attraverso un susseguirsi di tavole rotonde, workshop interattivi e occasioni di networking, con alcune testimonianze di successo che arricchiranno l’esperienza dei partecipanti.

Come impattano le tecnologie sul mondo del lavoro? E sulla società? Quali sono le modalità di comunicazione e di ingaggio del futuro? E quali i lavori emergenti e quali le competenze chiave necessarie per affrontare il lavoro oggi? Quali sono i nuovi bisogni delle giovani generazioni e quali invece sono trasversali? Sono solo alcune delle domande che animeranno il dialogo costante con la platea.

Il festival è previsto i prossimi 1-2 dicembre presso il Palacongressi di Rimini e il nostro obiettivo è di raggiungere 1.000 giovani Under 30 che potranno dare attivamente il loro contributo, aiutandoci a costruire nuove soluzioni per il futuro del nostro Paese».

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedenteAlberto Dalmasso: grinta e resilienza
Prossimo articoloÈ arrivato il molto gradito Bonus Bollette