Quelli dal grilletto facile

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C’è chi lo fa per sport, chi per lavoro, chi per scaricare la tensione. Nascono così nuove opportunità per i poligoni privati, centri dove sparare in tutta sicurezza

Sparare al bersaglio, con tanto di licenza, è un hobby sempre più diffuso. Le richieste di porto d’armi sono in continuo aumento. Già 4,8 milioni di italiani (l’8,4%) hanno un’arma da fuoco in casa e più di un milione ne fa uso per vari motivi. Si diffondono i poligoni, campi da tiro privati dove è possibile allenarsi, seguire corsi di sparo o gareggiare. Legali a tutti gli effetti, sono frequentati da imprenditori, liberi professionisti sportivi. Giovani (si può sparare già a 16 anni in presenza di un genitore) e over 50. I centri privati permettono di allenarsi in quelle specialità non riconosciute dal Coni, non praticabili quindi negli impianti pubblici del Tiro a segno nazionale (Tsn), dove guardie giurate e forze dell’ordine seguono corsi di perfezionamento.

«I poligoni privati sono un centinaio in tutta Italia – in prevalenza al Nord. Il mercato oggi offre buoni spazi per nuove opportunità. Le pubbliche amministrazioni, infatti, guardano con maggior attenzione e minor sospetto questi centri che, per tanti anni, soprattutto al Sud e in provincia, sono stati invece temuti» esordisce Gianfranco Fortunati (mauser59@gmail.com), uno dei massimi esperti del settore. Per sparare con armi da fuoco in un poligono privato è obbligatorio il porto d’armi. Chi non ce l’ha, può richiedere quello per il tiro al volo. Per chi ha la fedina penale pulita, bastano due mesi e poche decine di euro.

A differenza dei 300 impianti quasi tutti pubblici affiliati all’Uits, l’Unione italiana Tiro a segno (www.uits.it), i poligoni privati sono all’aperto, molti in cave dismesse. Con investimenti maggiori, si possono costruire anche in prefabbricati o mobili, all’interno di camion attrezzati (www.poligonimikra.com).

«I poligoni più grandi si estendono su 5-10 ettari, con 30 e più linee di tiro, ma per iniziare il business è sufficiente un terreno di un ettaro con sei-sette piazzole (le linee di tiro), un piccolo ufficio, servizi, parcheggio, club house per i soci e un bar/ristoro» spiega Marco Bonfatti, presidente dell’associazione The Gunners Shooting Club (www.thegunners.it). Inserzioni su riviste di settore, un sito ma anche gare e campionati attirano clienti. Il ritorno diretto di queste iniziative è limitato a un solo contributo per la disponibilità della struttura mentre i ricavi delle iscrizioni (in genere da 10 a 40 euro a persona) vengono girati alle federazioni che organizzano gli eventi per pagare giudici di gara, spese di segreteria ecc. Anche vendere abbigliamento sportivo con il logo del campo dà agli utenti un senso di appartenenza al club e ne aumenta la frequenza. «L’ingresso costa 10 euro per mezza giornata e 15-20 euro per il giorno» dichiara Gianfranco Fortunati, oltre al costo di iscrizione annuale che va da 50 a 100-150 euro, anche in base alla qualità dell’impianto. C’è anche chi offre un forfait di 200-300 euro l’anno con ingresso illimitato». In quasi tutti gli impianti viene richiesto un certificato che attesti la capacità tecnica di tiro. Chi ne è sprovvisto, deve fare un corso di abilitazione: 10 ore per 150/200 euro. «Le strutture più grandi tengono anche lezioni di sparo per gli addetti alla vigilanza e per la preparazione dei soci agonisti. Le tariffe vanno da 250 a mille euro e più, in base al livello del corso e alla fama degli istruttori insegnano ai corsi avanzati», dice Bonfatti.

A far salire in modo rilevante i ricavi sono spesso i servizi accessori offerti, dal bar alla vendita di giornali e l’accessoristica di settore ecc. Per affittare e/o vendere armi e cartucce e fare riparazioni servono le licenze di pubblica sicurezza e locali idonei in muratura con autorizzazione edilizia comunale. Conviene più collaborare con qualche vicina armeria. Per gestire un poligono di piccole dimensioni con 100 soci, bastano due persone, una per la segreteria e l’altra per il controllo di campo e praticanti. Alla fine dell’anno restano il 60-70% delle entrate. Attenzione, però: praticamente, tutti i poligoni sono associazioni sportive senza fine di lucro (vedi box). Il che significa che gli utili non possono essere ripartiti tra i fondatori ma devono essere reinvestiti.

le specialità di tiro

Tiro da campagna: armi lunghe su distanze di 200-300 metri.

Tiro alla sagoma mobile: armi lunghe su distanze di circa 50 metri.

Tiro al volo su percorsi di caccia: armi a canna liscia su bersagli che riproducono movimenti di animali.

Tiro dinamico/sportivo: armi corte o lunghe su distanze che vanno da 5 a 70 metri, con bersagli da colpire dopo alcuni spostamenti.

Tiro con l’arco e la balestra: per ampliare l’utenza, alcuni impianti di recente hanno iniziato a introdurre il tiro con l’arco e la balestra.

Soft-air: armi-giocattolo che piacciono molto ai più giovani che si allenano in vista delle battaglie sul campo.

Armi ad aria compressa: destinate con buona probabilità a un grande futuro dato che non danno inquinamento acustico e si possono usare già a 14 anni.

l’attività in nove mosse

1. Associazione sportiva o impresa?

Innanzitutto bisogna distinguere tra le associazioni sportive senza fini di lucro a cui possono accedere solo gli associati e i poligoni che si configurano come impresa con libero accesso al pubblico. Nel primo caso basta una denuncia di inizio attività al Comune. Nel secondo caso, ci vuole l’autorizzazione di pubblica sicurezza e bisogna adempiere alle direttive dell’Uits (www.uits.it). Quasi tutti i poligoni costituiscono un’associazione sportiva o culturale senza fini di lucro, con un ampio statuto che consente di offrire numerosi servizi accessori.

2. La location

Meglio fuori dai centri abitati, con direzioni di tiro non parallele e non rivolte verso una pubblica via. Una cava dismessa è il top, ma funzionano bene anche una depressione naturale o un canalone in montagna.

3. il nullaosta

Verificare eventuali vincoli ambientali, paesaggistici ecc. Nel caso, bisogna richiedere i nullaosta alle autorità competenti.

4.il terreno

Verificare la destinazione d’uso del terreno e se il Comune prevede limitazioni per lo svolgimento di alcune attività. Nel contratto di affitto del terreno, indicare chiaramente l’attività che verrà svolta.

5. concessioni

Se si intendono realizzare strutture fisse in muratura bisogna richiedere la concessione edilizia comunale.

6. in comune

Denuncia di inizio attività al Comune (Dia) redatta da tecnico, con allegata perizia sull’inquinamento acustico.

7. solo per soci

L’associazione deve comunicare alle autorità di Pubblica sicurezza (Prefettura, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato) che potranno accedere al sito solo i soci.

8. il registro

L’associazione deve tenere il registro soci e utenti giornalieri per eventuali controlli delle autorità di Pubblica sicurezza.

9. per affiliarsi all’Uits

Se si vuole affiliare l’impianto all’Unione italiana di Tiro a segno (Uits), sottoposta alla vigilanza del ministero della Difesa, serve il loro assenso all’apertura, subordinato al rispetto di determinati requisiti tecnici che comportano però maggiori investimenti (INFO: www.uits.it).

facciamo due conti

Immaginiamo di avviare un poligono su un terreno di due ettari, costituito come associazione sportiva, con 200 soci e aperto solo nel fine settimana, 10 mesi l’anno. Ecco le cifre che verosimilmente potrebbero girare.

investimenti iniziali

20mila euro per la preparazione del terreno con terra di scavo certificata. Se si prevedono strutture murarie tra linee di tiro e/o altri manufatti edilizi bisogna aggiungere 50mila-70mila euro.

15mila euro per 12 linee di tiro a 200 metri per arma lunga e 20 linee di tiro per arma corta.

5mila euro circa tra elaborazione progetto, autorizzazioni, valutazioni acustiche e ambientali ecc. (si stima una spesa pari a circa il 10% dell’investimento totale).

2mila euro tra sito Internet e qualche inserzione.

5mila euro per altre spese (notaio, allaccio utenze…).

47mila euro circa TOTALE INVESTIMENTI (escluse opere murarie).

RICAVI

Iscrizioni soci: 200 x 50 euro cad. 10mila euro

Ingressi (ipotizzando una frequenza media di due volte al mese per mezza giornata) = 200 soci x 20 ingressi (2 al mese x 10 mesi) x 10 euro. 40mila euro

TOTALE RICAVI 50mila euro

(I ricavi aumentano se si offrono corsi di formazione, bar, editoria, vendita abbigliamento e piccoli accessori, organizzazione gare…)

 

COSTI

Personale. Bastano due persone con un costo di 50 euro l’una a giornata per un totale di: 2 x 50 euro al giorno per 80 giorni. 8000 euro

Affitto. Si può anche avere la fortuna di trovare il terreno in comodato d’uso gratuito da una pubblica amministrazione. 2000 euro

Spese varie (utenze, commercialista, burocrazia, assicurazioni…). 3000 euro

TOTALE COSTI 13000 euro

UTILE (ricavi-costi) 37000 euro

Monica Gadda, Millionaire 6/2009

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