Ralph Lauren si dimette. Qui la sua vita leggendaria

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Si dimette una leggenda. Ralph Lauren, 75 anni, di cui 48 alla guida della sua griffe, lascia l’incarico, passando il testimone a Stefan Larsson, ex manager di H&M.

Diventato uno degli uomini più ricchi al mondo (patrimonio di 7 miliardi di dollari), Lauren ha avuto una vita incredibile. Figlio di ebrei immigrati dalla Bielorussia, vive la sua infanzia nel Bronx, tra povertà e tanti sogni: «La mia vita è stata un sogno. Se qualcuno la scrivesse, sembrerebbe tutto così irreale. È il tipo di storia che qualcuno legge e dice: “No, questa cosa non può accadere”» dichiara Lauren.

E chi potrebbe dargli torto pensando che uno degli stilisti più importanti al mondo, non ha mai frequentato una scuola di moda o design: «Sapevo di avere qualcosa dentro di me. Ma non capivo cosa. L’arte in famiglia era rappresentata da mio padre, a lui devo tutto. Per lavoro tinteggiava appartamenti. Guardavo i suoi lavori e sentivo che erano speciali»

ralph lauren foto facebook

Da giovane si trasferisce a New York e trova impiego come commesso in un negozio di abbigliamento, Brooks Brothers: «Il lavoro da Brooks Brothers mi ha insegnato tante cose. Ho iniziato a 24 anni. Ma dopo un po’ mi annoiavo. Allora ho pensato di fare qualcosa di mio».

I primi prodotti che realizza sono cravatte, più larghe e colorate rispetto a quelle tradizionali che c’erano sul mercato: «Non avevo una visione. Stavo facendo ciò che amavo: cravatte che erano diverse da ogni altra cosa che c’era sul mercato, più larghe e originali. Non volevo essere il migliore, ma solo fare le cose a modo mio. Allora le ho presentate a un’azienda: “È possibile produrre cravatte come queste?” e la persona che guidava l’azienda mi ha risposto: “Il mondo non è pronto per Ralph Lauren”. È stata la frase che ha cambiato la mia vita. E mi ha dato la determinazione che forse mi mancava».

Lauren trova un socio che crede nell’idea: gli offre 50mila dollari per iniziare la produzione. I primi negozi di abbigliamento le comprano a New York. Entusiasta, bussa alla porta di Bloommingdale’s (celebre catena di negozi americana): «Mostro le cravatte al loro buyer che mi risponde che lo stile gli piaceva ma avrei dovuto ridurle e togliere il mio nome, il mio brand e inserirne un altro. Allora ho chiuso la borsa con i prodotti e me ne sono andato. Sei mesi dopo mi arriva una sua telefonata: “Le compriamo e le venderemo con il tuo marchio”».

In totale Lauren vende 500mila cravatte e con i soldi inizia a ideare altri prodotti, come le sue celebri polo che hanno contribuito in modo determinante alla sua fama nel mondo: nel 1969 apre una boutique per uomo al Bloomingdale’s di New York, nel 1971 crea una linea per donne. Inizia a occuparsi anche di accessori e calzature. Nel 1997 la sua azienda viene quotata in borsa.

Un successo non senza spine: la malattia, il cancro al cervello con cui rischia di morire a 40 anni e periodi di difficoltà economica che è sempre riuscito a superare: «Quello di cui sono più fiero è di aver affrontato il business a modo mio, senza mettere da parte la mia personalità, le mie idee. E ci sono stati momenti in cui le cose andavano male. I vestiti non si vendevano, non potevo pagare le bollette. Avevo paura di perdere tutto, ma poi ho pensavo a mio padre: era così orgoglioso di me. Non potevo deluderlo. Allora mi facevo coraggio e investivo anche l’ultimo centesimo nell’azienda, nel mio sogno».

Oggi a 75 anni lascia. La fine di una carriera leggendaria? «Sono entusiasta del mio lavoro, e non me ne vado. L’entusiasmo mi viene dalla gente, la stessa che mi ha chiesto come ha potuto un ebreo del Bronx creare cravatte alla moda per un elite di persone, senza avere soldi e appartenere a una classe alta. Ai loro ho risposto sempre allo stesso modo: che ci sono riuscito perché avevo imparato a sognare».

Giancarlo Donadio

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2 Commenti

  1. È stato uno dei più grandi conoscitore della moda è un grande ci sono anche altri americani che anno fatto della moda una eccellenza tra qui l. Leen beat da una scarpa a fatto il suo impero ralph con una cravatta a fatto il resto comunque è un grande

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