Rottamat sarà lei!

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Le vetture dismesse favoriscono il business delle demolizioni. Si recuperano materie prime. Si riciclano pezzi di ricambio. Investimento inziale considerevole, ma buoni i ricavi

La seconda vita delle auto. Due milioni di veicoli finiscono ogni anno al macero, ma non sono carcasse inutili. Si recupera una miniera di ferro e acciaio in primis, ma anche rame, alluminio, plastica, vetro, gomma e pezzi di ricambio in buono stato. Grazie agli ecoincentivi pubblici continuamente rinnovati e all’Unione Europea che impone obiettivi di riciclo sempre maggiori, moltissime automobili finiscono infatti dagli autodemolitori. Così come autocarri, autobus, moto e macchine agricole. I veicoli arrivano al demolitore perlopiù via concessionari (a volte dopo vere e proprie aste di aggiudicazione), anche perché nel 90% dei casi l’acquisto del nuovo è abbinato alla demolizione della vecchia auto.

Chi pensa ancora all’autodemolitore come al vecchio rottamat che lavora su un campetto di sabbia appena recintato e al limite della legalità deve ricredersi. «Le leggi oggi ci impongono impianti sempre più sofisticati per la sicurezza e il rispetto ambientale» spiega Monica Bonaglia, socia della F.M. di Druento in provincia di Torino (www.fmautorecycle.it). «Inoltre, per essere competitivi dobbiamo puntare sull’offerta dei servizi, con tempestività nelle pratiche di radiazione, magazzino ricambi ampio e di qualità, ritiro veloce dei veicoli da recuperare al domicilio del cliente. Un servizio, quest’ultimo, che viene offerto gratis, come incentivo, dalla maggior parte dei demolitori a eccezione di alcune zone come la Toscana, dove è stato siglato un accordo per richiedere un compenso sui 70-80 euro. Dall’1 gennaio 2007, così come stabilito dalla Direttiva europea 2000/53/CE, la rottamazione dell’auto è a costo zero per il proprietario (escluse le spese delle pratiche burocratiche).

Dove sta dunque il business? Si guadagna innanzitutto con la vendita agli impianti di frantumazione del rottame che si ricava dalla demolizione dell’auto. A luglio 2008 il prezzo del rottame era salito a 240 euro a tonnellata, indotto da una fortissima richiesta sui mercati orientali. Oggi invece complice la crisi internazionale, la riduzione del prezzo delle materie prime e il calo della domanda da parte dell’industria delle infrastrutture, il prezzo è intorno a 40-50 euro. «Siamo nella trepida attesa che le quotazioni del rottame salgano nuovamente e che l’edilizia riprenda a tirare» commenta Alfonso Gifuni, presidente della Confederazione autodemolitori riuniti. A quel punto le autodemolizioni, oltre che di grande attualità data la crescente sensibilità ambientale, torneranno a essere un business interessante anche dal punto di vista dei profitti. Oltre a ferro e acciaio, dai veicoli si recuperano plastiche, vetro, pneumatici… Non ce ne sono tanti e sono di­stribuiti un po’ a macchia di leopardo nel nostro Paese, ma se ci si accorda con qualche consorzio di riciclaggio o con qualche industria vicina che rimette questi rifiuti nel proprio processo produttivo, si possono guadagnare 80 euro a tonnellata con la plastica e 30 col vetro (le quotazioni sono però molto variabili, anche nel breve periodo). Più difficile invece trovare mercati di sbocco per pneumatici e olii, tanto che capita spesso di pagare per il conferimento in discarica (130-180 euro a tonnellata, oltre al trasporto). Le entrate aumentano poi grazie alla vendita della ricambistica usata dagli autoriparatori o direttamente dai privati. Il mercato del ricambio tiene soprattutto al Sud, anche perché gli incentivi regionali alle rottamazioni sono minori. Su questo fronte, però, è impossibile parlare di prezzi e fatturati medi perché tutto dipende da quanto si è abili nelle contrattazioni e dal giro che si ha. «Il business maggiore lo si fa coi ricambi delle auto incidentate che complessivamente possono rendere anche più del doppio di quanto si è pagato il ritiro del veicolo» afferma Roberto Capocasa, proprietario di due impianti di autodemolizione a San Benedetto del Tronto (www.recferautodemolizioni.it). E c’è spazio per l’esportazione: alcuni modelli vanno alla grande nei Paesi africani del Mediterraneo.

«C’è anche chi vende pezzi di ricambio su Internet, a volte anche per il nuovo non di marca» dichiarano dalla redazione della rivista Autodemolitori. Sono nati portali come www.autorecupero.it, con magazzino centralizzato, in cui gli autodemolitori mettono in vendita i propri articoli. Il risultato è apprezzabile, soprattutto quando si hanno in casa pezzi ricercati per particolari modelli/marche. «I maggiori impianti spesso fanno riparazioni, revisioni e compravendita dell’usato» dichiara Monica Bonaglia. «Così si realizzano sinergie tra i comparti, si generano fatturati ben maggiori e si diversifica il rischio d’impresa, anche se ciò implica la costituzione di società di capitali, con una ventina di dipendenti, su 8mila-10mila mq di terreno».

Quanti soldi ci vogliono per avviare l’attività?

Per un piccolo centro di autodemolizioni, secondo gli esperti interpellati, si parte da un milione di euro. Per centri di media dimensione, ci hanno riferito cifre ancora più elevate, fino a tre milioni di euro. È necessario infatti un appezzamento di terreno di 3mila-5mila mq tra lo stoccaggio dei veicoli in attesa di trattamento, le aree di smontaggio del veicolo, il deposito dei rifiuti pericolosi di batterie, olii, carburante e il magazzino ricambi (tutti per legge al coperto), lo stoccaggio dei rifiuti non pericolosi (plastiche, parabrezza, pneumatici) e l’ufficio amministrazione. Bisogna poi fare la pavimentazione con battuto di cemento impermeabile, e prevedere depuratori per il trattamento delle acque, impianto per il convoglio dell’acqua piovana e recinzioni, oltre a tutte le attrezzature necessarie per il trattamento dei veicoli: pressa compattatrice (a partire da 200mila euro), ragno per la movimentazione delle carcasse (minimo 200mila euro), isola di bonifica (80mila-100mila euro), un paio di carrelli sollevatori per le operazioni di smontaggio (30mila euro cad.), l’apparecchiatura per la rimozione del gas metano (18mila euro), smontagomme (10mila euro), ponti, nastri trasportatori, scaffalature per il magazzino e gli autoveicoli in attesa di trattamento… In più, bisarche e carroattrezzi per il ritiro dei veicoli a domicilio. «Ma con un prezzo del rottame sui 150 euro a tonnellata le autodemolizioni garantiscono una redditività netta del 20-30%. E nel giro di 10-15 anni si rientra dal capitale investito» conclude Gifuni.

Leggi & burocrazia: questioni tecniche

L’iter burocratico da svolgere per l’avvio di un centro di autodemolizioni è piuttosto articolato e richiede tempo. La gestione dei veicoli fuori uso è disciplinata a livello europeo dalla Direttiva 2000/53/CE, recepita in Italia con il D.L. 209/2003 e successive integrazioni del D.L. 86/2006. Ogni Provincia ha però facoltà di stabilire vincoli e controlli autonomi. Oltre agli adempimenti comuni all’avvio di una qualsiasi attività imprenditoriale (Partita Iva, iscrizione Registro imprese, Inps e Inail..), ecco cosa è necessario avere.

› Autorizzazione della Provincia, con parere vincolante del Sindaco del Comune in cui si intende realizzare l’impianto;

› Licenza comunale in base alla rispondenza al Piano regolatore generale e alle norme previste dall’art. 216 del T.U.L.P.S. per le attività insalubri di prima classe, al Piano regionale di smaltimento dei rifiuti speciali, all’ottenimento dell’agibilità prevista dal T.U.L.P.S. e la presentazione dell’autorizzazione provinciale;

› Iscrizione in Camera di commercio all’Albo gestori ambientali;

› Concessione edilizia per edificazione aree coperte (stoccaggio rifiuti pericolosi, stoccaggio ricambi e area trattamento veicoli);

› Valutazione di impatto ambientale e acustico;

› Autorizzazione del Comune per la vendita di ricambi usati e nuovi, se prevista.

› Certificato prevenzione incendi rilasciato dai Vigili del Fuoco.

Il terreno su cui si intende realizzare l’impianto deve avere destinazione industriale insalubre, lontano da centri abitati. Sono previsti inoltre particolari requisiti igienico-sanitari dell’area (pavimentazione impermeabile, sistemi di raccolta e trattamento reflui, canalizzazione per la raccolta dell’acqua piovana, adeguata viabilità interna, idonea recinzione e alberatura perimetrale).

Per saperne di più

LE ASSOCIAZIONI

› Car – Confedereazione autodemolitori riuniti.

Tra i servizi offerti, anche l’organizzazione di corsi di aggiornamento professionali

Tel. 06 42272036, www.carautodemolitori.it

› Ada – Associazione nazionale demolitori autoveicoli.

Tel. 02 7750442, www.ada-net.it

di Monica Gadda Millionaire 02/2010

 

 

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