Scuole di musica: me le canto e me le suono

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Il settore discografico è in crisi ma la richiesta di corsi di musica tiene. Ecco le caratteristiche di un’attività a metà tra il business e il sociale

Siamo il Paese con la storia musicale tra le più importanti del mondo. Siamo gli inventori del pianoforte, della scrittura musicale, del melodramma. Ma la scuola ha da sempre dato poca importanza all’educazione musicale. Eppure la voglia di imparare c’è. Le selezioni di programmi come X Factor e Amici attirano ogni anno migliaia di giovani. Le vendite di strumenti musicali nel 2008 sono aumentate del 3,4%. Ogni anno un milione di persone acquista uno strumento musicale nuovo, sia per impieghi professionali sia, molto più frequentemente, per uso amatoriale. La musica attira persone di tutte le età. Dai bambini agli anziani. In questo contesto, aprire una scuola di musica può essere un’idea di business? Sì, dicono gli esperti. La didattica tiene. No-nostante il settore musicale versi in una crisi terribile, le scuole di musica sono un’isola felice, ma a una condizione: devono essere dirette da musicisti, meglio se diplomati al Conservatorio. «In linea di principio chiunque può aprire una scuola di musica» spiega Franco Ponzano, 50 anni, titolare da 17 anni della Roland Music School di Genova (www.rolandschool.it). «Non è necessaria alcuna qualifica e non c’è una legislazione in proposito. Ma se si vuole partire con un progetto serio, la regola fondamentale è non improvvisarsi». È infatti il neoimprenditore che deve comprare gli strumenti musicali, preparare il programma didattico, assumere gli insegnanti. E se è musicista riesce a seguire meglio gli allievi nel loro percorso. Veruska Mandelli, 36 anni, direttrice della scuola Mondomusica di Milano (www.mondomusicamilano.it), ne è una conferma. «Mi sono diplomata in pianoforte a 23 anni al Conservatorio di Milano. Il mio sogno era insegnare, ma ancora di più aprire una scuola di musica tutta mia. Avevo un budget di 30 milioni di lire. Ho affittato un piccolo spazio e me lo sono costruito “su misura”, puntando su quello che sapevo fare meglio: pianoforte classico e corsi per bambini. Poi, via via che crescevano gli iscritti ho adeguato l’offerta e la didattica. Oggi dei miei 350 allievi metà seguono corsi di musica classica, metà di musica moderna. La mia più grande soddisfazione? Non il guadagno, ma vedere che chi ha iniziato da me ha continuato sulla strada della musica: una mia ex allieva che oggi ha 16 anni studia batteria con Tullio De Piscopo, un altro è andato a New York alla Royal Academy».

Quali i passi per aprire una scuola di musica? Innanzitutto deciderne il taglio, cioè su quali corsi puntare. Poi scegliere la zona. Se si abita in una grande città, dove gli spostamenti sono difficili, meglio propendere per una zona residenziale, che permetta all’utenza (soprattutto se formata da bambini) di raggiungere in poco tempo la scuola. E verificare, ovviamente, che nei dintorni non siano presenti altre scuole. «Una volta trovati i locali (io ho iniziato con 40 mq), occorre attrezzarli con gli strumenti. Il consiglio in questo caso è rivolgersi a un unico rivenditore, al quale indirizzare poi anche gli studenti della scuola, al fine di stabilire una convenzione e spuntare prezzi un po’ più vantaggiosi. Fondamentale è poi promuovere la scuola» aggiunge Mandelli.

Nel settore c’è anche chi è partito da zero e, senza avere nemmeno i locali, è riuscito ad avviare un’attività. Claudia Mazzei, 40 anni, napoletana, una laurea al Dams e tre diplomi di Conservatorio, è titolare di Musicaingioco a Milano (tel. 338 8449102). «Non avevo le risorse economiche per pagarmi l’affitto di un locale. Ho visto che nelle scuole i corsi non erano di qualità, così mi è venuta l’idea di utilizzare le aule dopo l’orario scolastico. Cinque anni fa ho fatto domanda alla prima scuola: ho presentato un progetto di corsi di pianoforte e tastiera e il prezzo che intendevo far pagare agli allievi. La scuola lo ha accolto. Oggi lavoro con sette scuole, per un totale di 100 allievi». In questo caso i costi sono ridotti al minimo: oltre all’acquisto degli strumenti musicali, tutto quello che si paga è una sorta di affitto orario al comune e un rimborso spese per la scuola. Il resto è guadagno per l’insegnante e le cifre che girano sono intorno a 2.500 euro al mese.

Ma qual è l’investimento base per avviare una mini scuola? «Possono bastare 10mila-15mila euro. Servono ad acquistare gli strumenti (una tastiera può costare solo 100 euro), pagare l’affitto, gli arredi e la pubblicità» spiega Franco Ponzano.  «Una volta bastava molto meno, perché non c’era concorrenza. Ho avviato la mia scuola nel 1993, composta da due aule, con 10 milioni di lire. Oggi ho due sedi, una a Genova l’altra a Chiavari, frequentate da più di 300 studenti». Il segreto del successo? Strutture piccole, quindi più economiche e facili da raggiungere per chi abita nelle vicinanze, corsi adeguati alle richieste dei tempi (il prezzo al cliente è intorno a 100 euro al mese) e capacità di farsi conoscere. «Il miglior modo per farsi pubblicità è organizzare eventi fuori dalla scuola. Io propongo concerti, seminari, merende musicali per bambini, accompagno i miei allievi ai musical o a serate di jazz. Tutte occasioni ludiche e culturali che creano interesse nei confronti dei corsi» conclude Mandelli. Insomma, anche in questo settore lo spirito imprenditoriale è fondamentale. Ma chi l’ha detto che i musicisti sono degli scansafatiche?

I corsi più richiesti

1. Chitarra (moderna ed elettrica).

2. Canto moderno: grande successo.

3. Pianoforte: non passa mai di moda.

4. Tastiera: la preferita dai piccoli.

5. Batteria: richiesta soprattutto dalle ragazze.

La burocrazia

La forma giuridica più utilizzata da chi apre una scuola di musica è l’associazione culturale musicale. «È un ente non commerciale senza scopo di lucro» spiega Laura Torella dello studio commercialista Corbella di Monza, specializzato in enti non profit. «Per costituirla occorre essere in tre soci fondatori. È sufficiente aprire un codice fiscale e redigere un verbale di costituzione e uno statuto. Non ci vuole un atto notarile, ma è consigliabile affidarsi a un consulente esperto». Si può decidere che tutti gli iscritti ai corsi siano soci dell’associazione. In questo modo non è necessario che la scuola abbia una Partita Iva. I vantaggi? Obblighi contabili e fiscali molto ridotti. Ma questa formula è adottabile fino a quando la scuola non assume dimensioni eccessive e quindi non deve dotarsi di una organizzazione imprenditoriale rilevante. «L’argomento è in evoluzione proprio in questi giorni» conclude Torella. «Entro il 15 dicembre le associazioni di questo tipo devono comunicare i propri dati fiscali all’agenzia delle Entrate per poter continuare a fruire dei benefici previsti dalla legge». L’alternativa all’associazione è la forma societaria, per esempio la cooperativa.

Lezioni di piano

«Chi parte con l’idea di fare solo business parte con il piede sbagliato» esordisce Giovanni Astorino (foto a sinistra), 49 anni, maestro di pianoforte e titolare dell’Accademia di Musica di Porto Ceresio, in provincia di Varese (www.myspace.com/accademiaportoceresio). «Insegnare musica non deve essere considerata soltanto un’attività commerciale ma anche (e soprattutto) un servizio sociale. La musica è un’opportunità fondamentale per la crescita e lo sviluppo di una persona. Se chi insegna non lo fa con questo scopo può creare degli squilibri».

Come riconoscere una scuola valida da una che non lo è?

«Dall’insegnante. Sono molti gli improvvisati che rovinano gli studenti. Insegnare è una vocazione, un dono, significa accompagnare la persone in un viaggio dentro se stessi. State lontani dalle scuole che si limitano solo a fornirvi competenze tecniche».

 

C’è un’età migliore per iniziare?

«No. Non esiste un’età per la musica, ne esiste una per la carriera musicale. Importante avere resistenza fisica e psicologica. Per suonare il piano occorre concentrazione e uno sforzo fisico notevole. Tra i miei studenti ci sono bambini piccoli, direttori di banche e professionisti. La musica può aiutare le persone a trovare il proprio equilibrio».

Come sono stati i suoi inizi?

«Avevo 17 anni e una grande passione per la musica. Mi sono diplomato al Conservatorio e ho iniziato a dare lezioni private a casa. Nel frattempo scrivevo partiture e libri per aiutare chi vuole fare musica. Oggi, grazie alle pubblicazioni, ho 15 allievi che arrivano anche dalla Svizzera. I miei corsi costano da 100 a 150 euro al mese. La scuola mi dà da vivere per il 70%, ma ho realizzato i miei sogni».

Il franchising

E io apro una Yamaha School

Si chiama Yamaha, è un metodo didattico studiato appositamente per i bambini dai 3 ai 10 anni, per avvicinarli al mondo della musica. Il metodo, adottato in tutto il mondo da più di 30 anni, ha l’obiettivo di sviluppare l’orecchio musicale più che la capacità di suonare. Dal 2010 il metodo Yamaha diventa anche un’opportunità di business. Nasce la possibilità di aprire una Yamaha School in franchising. In questo caso non è indispensabile essere musicisti. «Occorre però una particolare sensibilità nei confronti dell’educazione musicale e la consapevolezza che si tratta di un business di tipo culturale oltre che commerciale» spiega Marinella Schirosi di Yamaha musica Italia. «Per avviare l’attività, sono necessarie tre aule, dotate di strumenti musicali, per lezioni di gruppo e individuali. La struttura deve accogliere bambini e deve essere adeguatamente insonorizzata». Investimento previsto: 100mila euro. Fatturato per una scuola con 250 allievi: 180mila-200mila euro l’anno. INFO: www.yamaha.it

Tiziana Tripepi, Millionaire 12/2009

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