Senza offesa, mi fai schifo

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Ricevere una critica non piace a nessuno. E per chi la fa la gloria è poca. Ma imparare a fare e ad accettare quelle giuste si può!

Alzi la mano chi non ha mai ricevuto una critica. Oppure chi non l’ha mai fatta. Ne sono piene le trasmissioni tv, le giornate in ufficio, i discorsi in famiglia. E ogni volta la sensazione per chi le riceve è sempre bruciante. «È come se ci dessero uno spintone» spiega Ludovica Scarpa, docente di Teorie e tecniche di comunicazione e trattativa all’Università Iuav di Venezia e autrice del libro Senza offesa, fai schifo. La critica che fa bene agli altri e fa star meglio a te (Ponte alle Grazie, 13 euro). «Questo perché siamo abituati a identificarci con le nostre ragioni: un giudizio negativo su di noi ci fa sentire spaesati. E subito sentiamo di doverci difendere da chi ha convinzioni e valori diversi dai nostri. Scattano poi degli automatismi, come la paura di “perdere la faccia”. Per lo più reagiamo in modo diverso da come vorremmo: perdendo la calma, gettando la colpa sugli altri… Del resto, nessuno ci insegna come comportarci in queste situazioni». I motivi che ci spingono ad agire in modo incontrollato dopo aver subito una critica sono molteplici: «Non solo il nostro operato viene messo in dubbio: spesso un commento negativo contiene poi un consiglio non richiesto» sottolinea Luca Varvelli, fondatore della società di consulenza e formazione Gram (www.varvelli.com). Esistono però anche critiche “costruttive”, cioè espresse con il solo obiettivo di migliorare una situazione, così come strategie per rispondere con serenità ai giudizi negativi, più o meno fondati: per dire stop all’irritazione e capire quando chi “critica” ci sta aiutando a migliorare.

come fare una critica

Perché le fai?

«Molte critiche sono un desiderio espresso alla rovescia. E spesso forniscono un’informazione su chi le esprime» spiega Scarpa. E così la frase “Non mi chiami mai!” in realtà va tradotta come: “Mi manchi molto e per questo vorrei che mi chiamassi più spesso”. Altri casi: critichiamo perché vogliamo dominare una situazione, con un ordine e una proibizione, senza interessarci di cosa ne pensa l’interlocutore. Infine chi critica prova spesso una piacevole sensazione di “sapere come si fanno le cose”.

Le conseguenze

Prima di esprimere un giudizio, meglio chiederci se siamo mossi da un desiderio di rivalsa, da umore momentaneo oppure dalla volontà di offrire aiuto. E se, tacendo, facciamo più male che bene. Se siamo convinti che sia necessario, allora è il momento di capire come criticare, cioè offrire una proposta di miglioramento.

Come le fai

Quando critichiamo, togliamo valore a chi ci ascolta? Se la risposta è sì, la critica spesso cadrà nel vuoto. Perché in questo modo facciamo in modo che il nostro interlocutore si allerti in uno stato di difesa: non in grado, quindi, di capire cosa gli viene contestato e proposto. «Per motivare una persona a cambiare è necessario evitare mancanze di riguardo, svalutazioni, pressioni, punizioni, malevolenza, diffidenza» afferma Scarpa.

Quando la tecnologia ci aiuta

Chi è più collerico può usare e-mail e sms come “filtro” tra sé e gli altri e impedirsi così di trascendere. Mettere nero su bianco una critica ha molti vantaggi, ma bisogna seguire le regole. «Inserire constatazioni positive, restare in tema, limitarsi ai fatti anziché colpire le persone, risparmiare i luoghi comuni…» consiglia Varvelli.

Facciamo un esercizio

Per fare una critica il meccanismo giusto è di tipo descrittivo: “Vedo una scrivania carica di oggetti e penso a una scadenza che si avvicina senza che il lavoro sia stato iniziato…”. Segue il racconto di come ci si sente: «Mi sento la terra mancare sotto i piedi quando penso che tra una settimana tutto deve essere pronto e noi non abbiamo ancora iniziato…». Infine bisogna spiegare cosa fare, con precisione.

Perché le critiche ci fanno bene

«Chi evita di fare critiche si tiene tutto dentro. Salvo poi sbottare quando non ce la fa più e lasciare a bocca aperta gli altri con l’esternazione improvvisa del proprio disagio» spiega Scarpa. Meglio quindi spiegare subito cosa si pensa: ci si sentirà più leggeri e anche più sinceri. «Molti criticano in modo indiretto, scegliendo il sarcasmo» chiarisce Varvelli. Ma l’ironia può fare più male a chi la riceve di una critica formulata con cortesia.

Quattro passi per criticare bene

1. Fate attenzione a come pensiamo. Usiamo le persone per ottenere ciò che vogliamo? Siamo in grado di distinguere tra il nostro bisogno di star bene e quello degli altri? E soprattutto: ci arrabbiamo perché vogliamo che l’altro non faccia qualcosa che, a nostro avviso, è negativo, ma magari non lo è per lui?

2. Imparate a essere “descrittivi”, cioè raccontare ciò che si pensa senza cadere in giudizi personali. Spesso ci facciamo prendere la mano, soprattutto se la persona che vogliamo criticare ha un solo, grande difetto: esserci antipatica.

3. Accettate che i punti di vista degli altri sono altrettanto importanti dei nostri.

4. Mai trasformare ogni piccola inezia in una questione di vita o di morte.

come incassare con stile

Ma cosa dici, che critica è?

C’è chi critica solo per irritare gli altri e sfogare il proprio nervosismo, chi è invidioso e cerca rivalsa, chi vuole controllare… Ma c’è anche chi lo fa per aiutarci a migliorare. Come capire le intenzioni di chi ci critica? Un tono della voce sommesso, la mancanza di recriminazioni sul passato, la richiesta garbata di chiarimenti sui motivi di un certo comportamento sono segnali che indicano la volontà di aiutare anziché di attaccare.

Reagisci così

«In genere si prende tutto sul personale» spiega Scarpa. Invece la carta vincente è sempre quella della calma. In questo modo sarà possibile chiedere dettagli concreti: una critica senza fondamento verrà subito smontata, una costruttiva risulterà più chiara. In ogni caso, rallentare il ritmo della conversazione chiedendo conferma di quanto l’altro dichiara: “Tu pensi che la siamo indietro con il lavoro? E questa situazione ti fa sentire in ansia?”. Con un po’ di allenamento si impara a considerare con di­stacco quanto è stato detto, per individuare se corrisponde a verità.

Cosa fare davanti all’aggressività

Molto spesso le critiche più aggressive tradiscono la frustrazione – personale, professionale – di chi le esprime. In questo caso, non raccogliere è la miglior tattica: inutile farsi contagiare dal malessere altrui. In caso di ironie e sarcasmi, meglio chiedere con franchezza: “Le tue frecciate sono un tentativo di manipolazione? E sono anche un modo di nascondere la tua amarezza?”. Se non siamo dell’umore giusto per accettare un consiglio sincero, meglio spiegarlo con semplicità: “Oggi non è una bella giornata per me, possiamo riparlarne?”.

Quando la tecnologia ci danneggia

«Mai reagire al primo impatto: la parte più veloce del cervello è proprio quella dedicata alla difesa, quindi il primo impulso può essere poco adatto. Del resto, “a caldo” è difficile vedere le buone intenzioni di chi ci rivolge una critica costruttiva. Non scrivete quando provate rabbia. L’aggressività spesso nasconde un forte senso di frustrazione. Meglio pensare a una risposta e poi non inviarla, aspettando il giorno dopo» consiglia Scarpa.

Perché ci fa bene

Una critica che non svaluta ciò che abbiamo fatto, ma è intesa a portare cambiamenti vantaggiosi è una fonte di ispirazione per sviluppare potenzialità, e nuove soluzioni… Ascoltare una critica costruttiva ci fa conoscere un nuovo punto di vista, ci fa riflettere sulle nostre aspettative e ci permette di prendere contatto con una realtà a noi ignota.

Maria Spezia, Millionaire 7-8/2011

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