Siamo sicuri che i giovani vogliano lavorare da casa?

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giovani smart working

Secondo il sondaggio sull’interesse professionale del 2022 della National Society of High School Scholars, meno di un quarto (23%) della Generazione Z ritiene che lavorare a distanza sia “molto” o “estremamente” importante. Nello studio sono stati intervistati quasi 11.500 ragazzi in età liceale e universitaria e hanno affermato che la scuola a distanza durante la pandemia ha impedito a gran parte di loro di studiare bene.

Nata dopo il 1997, la Gen Z è in un periodo di cambiamenti: da chi si sta diplomando, a chi sta frequentando il college o inizia la propria carriera lavorativa.

Solo il 13% degli intervistati ha affermato di preferire la formazione a distanza, mentre il 63% ha affermato che preferirebbe farlo di persona. Nel lavoro a distanza infatti la Gen Z non trova:

• desiderio di equità per tutti
• l’interesse per i settori STEM e sanitario
• il loro amore per l’apprendimento
• il desiderio di vedere il mondo dopo il COVID-19
• l’affrontare le battute d’arresto del debito universitario

Un sondaggio LinkedIn dell’inizio di quest’anno lo conferma: il 40% dei lavoratori della Gen Z sarebbe disposto ad accettare una riduzione del 5% della retribuzione per lavorare in una posizione che offre opportunità di crescita professionale.

Più di quattro studiosi dell’NSHSS su cinque (82%) prevedono di partecipare a uno stage per:

• lo sviluppo delle competenze e la formazione (49%)
• possibilità di esplorare l’interesse per la carriera

La Generazione Z vuole anche lavorare di persona in modo da poter sfruttare i vantaggi del networking. La mancanza di tutoraggio di persona durante la pandemia ha reso più difficile per la Gen Z navigare nelle norme sul posto di lavoro e stabilire legami significativi in un momento critico nel loro sviluppo professionale.

E in Italia?

Umana ha intervistato oltre 400 ragazzi della Gen Z nell’ambito del Festivaldeigiovani per indagare e fare il punto sul loro futuro lavorativo ideale.

Il 57% degli intervistati vorrebbe un lavoro flessibile, che consenta di cambiare azienda e posizione nel corso della carriera, ma non accetta un pieno di smart working. Fra le ragazze, oltre la metà immagina il proprio futuro in ambito Stem, cioè tecnologico e scientifico.

Dalla ricerca condotta dal centro studi di Umana emerge la preferenza anche per:

• prospettive di crescita e di carriera (circa il 60%)
• un lavoro a vocazione innovativa e in linea con le proprie passioni (39%)
• che permetta di viaggiare (23%)
• di conoscere nuove persone (16%)
• dinamico e con sfide continue (14%)

L’importanza del Mentoring

Uno studio della CNBC riportato nell’articolo pubblicato su Fortune ha rilevato che il 90% dei dipendenti che hanno assegnato dei mentori afferma di essere felice nel proprio lavoro. Inoltre, una maggiore soddisfazione dei dipendenti porta a una migliore fidelizzazione dei lavoratori qualificati. Un programma di tutoraggio di successo dovrebbe avere obiettivi chiaramente definiti e i tutor dovrebbero aver identificato le esperienze e le competenze che sono interessati a condividere. E mentre la tecnologia offre alcune soluzioni per facilitare l’abbinamento mentore/allievo (basato su algoritmi), è importante che il mentore/allievo si abbini da solo. L’auto-abbinamento crea proprietà e impegno nel processo.

I programmi di tutoraggio aiutano anche a sostenere la diversità sul posto di lavoro. E secondo uno studio di McKinsey, le aziende con una forza lavoro diversificata registrano una redditività fino al 43% in più.

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