Soundreef, l’idea di un italiano che ha sfidato la Siae

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Davide D’Atri, 37 anni, romano, sta rivoluzionando il modo in cui in Italia sono raccolti e distribuiti i diritti d’autore sulla musica. Ha rotto il monopolio della Siae.

In Inghilterra dall’età di 19 anni, Davide D’Atri ha fondato Soundreef a Londra nel 2011, insieme a Francesco Danieli. «Una direttiva europea permette ai creativi di affidare la tutela dei propri diritti alla società che preferiscono all’interno dell’Unione europea. Nel 2014 il Tribunale di Milano ci ha dato ragione: in Europa c’è libera concorrenza di beni e servizi». Soundreef oggi lavora in 20 Paesi del mondo e con 30mila utilizzatori solo in Italia. Gestisce 9mila autori italiani, 20mila stranieri e 150mila brani. Nei primi mesi del 2016 artisti come Fedez e Gigi D’Alessio hanno lasciato la Siae per passare a Soundreef.

Quest’anno al Festival di Sanremo hanno partecipato sei artisti iscritti alla piattaforma: oltre a D’Alessio, Nesli, Tommaso Pini (tra le nuove proposte), Maurizio Fabrizio, autore della canzone di Al Bano, e i direttori d’orchestra Adriano Pennino e Sergio Dall’Ora.

Che cos’è Soundreef?

«Una piattaforma che analizza la musica che viene suonata nelle radio delle grandi catene di esercizi e nei concerti, incassa i proventi dagli utilizzatori e li ripartisce tra autori ed editori, secondo criteri di trasparenza e secondo ciò che è stato effettivamente suonato».

Che differenza c’è rispetto alla Siae?

«1) Con la Siae l’utilizzatore paga, l’avente diritto riscuote e la Siae trattiene una commissione. Con Soundreef invece analizziamo le utilizzazioni in maniera digitale, cioè controlliamo tutti i canali e se troviamo un nostro brano facciamo pagare la licenza. 2) Con il sistema tradizionale il pagamento per l’autore viene fatto dopo 18-24 mesi dopo l’utilizzo di un brano, noi rendicontiamo entro 7 giorni e paghiamo entro 90. 3) Infine, maggiore trasparenza. Tutto è tracciato online: in ogni momento ogni iscritto può andare sul proprio account e vedere esattamente dove la musica è stata suonata e quanto ha guadagnato».

Com’è nata l’idea di Soundreef?

«Lavoro nel mondo della musica da quando avevo 15 anni, a Roma montavo i palchi per i concerti. A 19 mi sono trasferito in Inghilterra per studiare Economia. Dopo l’università e un master, ho fondato la mia prima impresa nella musica, amministrava i diritti per film, tv e pubblicità. Soundreef è un’idea che ho sviluppato nell’arco di 10 anni, ho avuto la prima intuizione ai tempi dell’università. Quando l’ho lanciata, a fine 2011, avevamo già messo insieme 200mila euro di contratti. Abbiamo iniziato a fatturare subito e nelle prime quattro settimane avevamo già raccolto 600mila euro di investimenti».

Essere a Londra ti ha aiutato?

«Se non avessi studiato in Inghilterra, probabilmente non avrei mai creato un’azienda. Qui ti incoraggiano, ti stimolano, ti accompagnano in un percorso lavorativo e imprenditoriale. A 22 anni avevo già un master, a 23 sei considerato vecchio. A 30 hai chiuso se non hai fatto quello che dovevi fare. C’è una grande attenzione per il mondo del lavoro, ti fanno capire la mentalità dell’imprenditore, spiegandoti che qualsiasi cosa fai la devi fare in maniera scalabile, devi pensare di conquistare il mondo».

Come hai trovato capitali in Italia?

«L’Italia è un paese incredibile e non ce ne accorgiamo. Raccogliere capitali è possibile, ma complicato. Abbiamo raccolto quasi 5 milioni di euro. Un anno fa ho fondato la Soundreef Spa. In Italia facciamo marketing e sviluppo della tecnologia, in Gran Bretagna ci occupiamo dell’acquisizione dei diritti. Mi piacerebbe essere di esempio: anche in Italia si può. E in più, si vive bene…».

INFO: www.soundreef.com

Tiziana Tripepi

 

Questo è un estratto dell’articolo di Tiziana Tripepi “I nuovi eroi” pubblicato su Millionaire di novembre 2016.

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1 COMMENTO

  1. La Siae non si eguaglia per quanto possano inventarsi nuovi sistemi di tutela del diritto d’ autore il patrimonio e la storia della siae sono inarrivabili

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